L’incredibile storia del profeta Mansur

18Mansour Ravenna

Diciassettesima puntata Fraternità

FRANCESCO PICCO

Il 25 luglio del 1763 le cronache del Convento dei Domenicani in Ravenna registrano l’ammissione di Giovanni Battista Boetti in qualità di novizio. Su di lui – precisano le cronache – nessun motivo di ostacolo grava quominus intret in fraternitatem. A Strasburgo una donna stava crescendo un bambino con il sangue di Giovanni Battista. In Piemonte un uomo, suo padre, aveva rischiato di essere ucciso da lui. Ma questi non erano motivi di impedimento quominus entrasse nella fraternità istituzionale. I santi frati ne erano a conoscenza, perché il novizio non aveva nascosto nulla di sé. Era davvero pentito della sua vita passata  – la sua vita da giovane medico scapestrato  – e, folgorato dall’amore di Dio nella santa casa di Loreto, aveva lavato con fiumi di lacrime tutto l’orrore dei propri peccati.

Che il giovane uomo fosse cambiato e che questa fosse una mutatio dexterae Excelsi lo attestavano per verità molte cose: il suo atteggiamento contrito, le penitenze che si infliggeva, le preghiere a cui era assiduo e puntale; ma anche la testimonianza dell’altro giovane medico piemontese che fin dal primo giorno era comparso al convento insieme a lui e che ora, con lui, aveva ottenuto di essere ammesso al noviziato. Anche su di lui, Vittorio Amedeo dei conti di ******[1], parevano assenti motivi di impedimento: ma poiché mostrava di non avere nulla di cui pentirsi, Vittorio Amedeo parlava poco di sé. Così in convento più d’uno aveva finito con il mormorare che ‘forse’ in passato il ragazzo era stato valdese, cioè protestante, cioè eretico; e in quanto eretico non era possibile ammetterlo al noviziato. Interrogato in proposito, Vittorio aveva negato con il suo strano accento straniero; e il superiore del convento non aveva voluto procedere oltre nelle indagini. Vittorio Amedeo parlava poco, esattamente al contrario di quel che faceva Giovanni Battista. E così, un po’ per amore di contrapposizione, un po’ per garantirne il controllo reciproco, il padre superiore aveva deciso che entrambi i giovani medici piemontesi sarebbero divenuti novizi nello stesso giorno, in occasione della festa di San Giacomo, evangelizzatore delle terre d’oriente.

Iniziò così un anno di cui nulla le cronache dicono. I due novizi si dimostrarono, ciascuno dei due a suo modo, adatti alla vita conventuale e alla sua monotona quotidianità. Chi dei due giovani medici avesse maggiormente mortificato il proprio spirito ribelle, i frati non avrebbero saputo affermarlo con certezza. Lo stesso superiore lodò velocemente i due ragazzi nella cerimonia pubblica in cui, alla conclusione dell’anno di noviziato, comunicava al convento riunito di aver deciso di ammetterli entrambi alla professione di fede e alla solenne pronuncia dei voti. Li pronunciarono insieme nell’agosto del 1764. Per regola, essi non potevano intraprendere la vita spirituale nello stesso convento in cui avevano svolto il noviziato: e sapevano bene che il padre superiore li avrebbe assegnati a due distinti conventi sparsi per la penisola italiana, così si sarebbero così separati per sempre.

Grande fu dunque la sorpresa di frate Giovanni Battista e di frate Vittorio Amedeo nello scoprire, dalla viva voce paterna del padre superiore, che l’uno e l’altro erano destinati al convento di Ferrara: qui Giovanni Battista si sarebbe dedicato agli studi di teologia e filosofia, mentre Vittorio Amedeo avrebbe atteso agli studi di filosofia e teologia.

Quando il padre superiore ebbe terminato di parlare dal pulpito, tra le file dei monaci si alzò un sottile, indispettito mormorio di disapprovazione…Quali erano le ragioni di questa novità? Perché i due nuovi fraticelli dovevano essere esentati dal rispetti delle norme dell’ordine?

Il padre superiore non spiegò nulla, né le questioni gli vennero più poste. Non fu particolarmente caloroso l’addio con cui gli altri domenicani salutarono frate Giovanni Battista e frate Vittorio Amedeo. Partirono presto, il giorno seguente, sul far del mattino. Poco dopo le Lodi, senza nemmeno il conforto della colazione, sparirono nella nebbia calda della via Romea.