L’uomo con il sacco del pane

foto di Bruna Bonino

foto di Bruna Bonino

LILLY MANASSERO

L’uomo con il sacco del pane sfilava come un’ombra scura e silenziosa dietro i cespugli di rose e i tronchi dei pini del giardino sopra casa. Di solito succedeva il sabato, in quei mattini gonfi d’attesa e di speranza che solo chi ha tempo ed illusioni da spendere può coltivare. Con i padri scesi al mercato di Alba, la borgata come in tempo di guerra diventava dominio incontrastato di bambini e donne. Ma quello era un tempo di pace e nessuno si sentiva in pericolo perché nulla poteva cadere dal cielo e niente emergere dalla terra.

Insieme al sacco del pane l’uomo si portava dietro un nome inconsueto, impossibile da storpiare, che andava perciò pronunciato per intero e con rispetto. Viveva solo quasi in fondo alla collina, vicino al bosco e a due passi dal paradiso. Vedendolo ci si sentiva autorizzati a pensare che fosse venuto al mondo all’inizio del tempo e che al suono delle parole preferisse di gran lunga quello del silenzio.

Sul confine del suo cortile spiccavano allineate le casette colorate delle api. Per questo motivo l’uomo con il sacco del pane in tutti gli altri giorni della settimana diventava il vecchio del miele, che costava caro e si usava soltanto quando si stava male.

All’uomo con il sacco del pane i cani non abbaiavano, chissà mai perché. Forse si fidavano più di lui che dei ragazzi pronti a tormentarli come ad averne paura. Però tutto quel pane che gonfiava deformandolo il sacco appeso alla sua spalla, sembrava davvero troppo anche per un uomo con un grande appetito, figurarsi per un vecchio. E poi, quanto poteva diventare secco il pane da un sabato all’altro? Eppure tutti erano sicuri che l’uomo non ne avrebbe sprecato neanche una briciola. Bastava guardarlo per capire che considerava sacro il pane, tanto quanto lo era stato per Cristo il Giovedì Santo.

Consumava i pasti di pane asciutto e poco companatico al tavolo ricoperto dalla cerata a quadretti, nella cucina disadorna e perennemente in penombra. Colazione, pranzo, cena il copione non cambiava. Cambiavano le stagioni, la natura con il suo percorso instancabile.

Cuccioli e ragazzi diventavano adulti e l’uomo ancora passava ogni sabato mattina sulla strada, le spalle più ingobbite nel corpo alto, robusto malgrado tutto. Non disturbava, non faceva rumore, come sempre era quell’ombra dietro i cespugli potati e i tronchi degli alberi con i cerchi invisibili aumentati di numero.

Sembrava non dovesse mai morire, invece un giorno successe anche a lui, ma lo fece educatamente com’era nel suo stile. Il panettiere perse un cliente abitudinario e fedele. Il paese un frammento della sua storia. Il pezzo d’angolo del suo bel puzzle che da allora in poi non fu più lo stesso.

(Foto di Bruna Bonino)

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