Cecilia Natale, Radici e Orizzonti

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CECILIA NATALE

RUVIDA QUERCIA

A mia madre

Sfidando
la stanchezza dei tuoi anni
ruvida quercia
ancora intrecci
novelli rami,
nidi al riparo
dalle fredde stagioni

molti
gli inverni lunghi
solitari che,
grigi,
attentarono al tuo verde
ma dalle ceneri
araba fenice
rimosse dalla forza dell’Amore,
rinverdirono
le tue foglie secche,
pronte a donarsi
ai desideri altrui.

La tua operosa linfa
madre
è stata sale
che per dare sapore
sciogliendosi
scompare!

*

LA DONNA DEL “FIAT”

Sulla pista di un “Fiat”
atterrò
il Sommo Bene
in grembo ad una creatura
dai confini del Cosmo

quale perla
da una conchiglia
risonante del Verbo
che vibra
germogliò dalla terra
il Mistero

da una Donna
che si fece dono
e annullando distanze
ne congiunse gli estremi.

Così l’innesto divino
si servì dell’umano
cui dischiuse le porte
verso i sacri giardini
dell’Eden!

*
MARIA DI MAGDALA
(Testo lirico per musica)

C’era la luna
e lei Maria Maddalena
dai capelli di seta
danzava a piedi nudi
con gli anelli alle dita

sulla sabbia argentata
della spiaggia orientale
cantava nella notte
il suo sogno d’amore

ondeggiava leggera
lei Maria Maddalena
seducente e bruna
nella pelle di luna

amò presto
amò sempre
amò troppo
amò chiunque
e cadde nel torpore
della notte.

Poi sul far dell’aurora
scese un sole radioso
sulla spiaggia dorata
ed alla donna apparve
un uomo
lo sguardo di un bambino
ma forte
penetrante
divino

appassionata e calda
fu la voce che l’aiutò a svegliarsi
dalla notte,
sfiorandole i capelli disse:
«Va’ Maria Maddalena
non peccare più».

E lei
trasparente di luce
al mondo disse addio
rimase affascinata
dalla voce di Dio!

*

IL VENTO DI KABUL

A Tiziana Ferrario

Nel giro
della tua collana di testi
vissuti
s’infilano come perle
le parole
a tessere la trama fitta degli eventi

al racconto di terre lontane
dove il vento
fa da padrone
sgretolando culture
di pietra
fan silenzio
i nostri pensieri
affacciati a un moderno balcone

nella voce
come un’eco il tuo credo
ma nello sguardo vivido
il senso del tuo andare
di chi rema, tenace
controvento.

Polignano a Mare (BA)

Cecilia Natale, Radici e orizzonti, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore 2023.

Recensione di Marco Zelioli

Nata in Lucania, trasferitasi in Puglia, la scrittrice e pittrice Cecilia Natale propone con Radici e orizzonti (Guido Miano Editore, Milano 2023) una sorta di ‘ritorno alle origini’ seguendo quattro filoni di riflessione, corrispondenti alle quattro parti della raccolta di poesie: Il tempo delle donne (dedicata a donne note e meno note, compresa l’autrice stessa); Paesaggi e stagioni (memorie e descrizioni della natia Forenza, in Lucania, ed affinità e contrasti rispetto alla cittadina di successiva residenza pugliese, Mola di Bari); Ideali e sentimenti (situazioni reali o talvolta sognate, attorno ai quali svolge un fitto reticolo di riflessioni); I sentieri dell’anima  (sezione in cui il canto poetico sfocia anche in aperta preghiera).

Le tematiche in verità si mischiano nelle varie parti, che non sono (volutamente) monolitiche, ma variegate. Più di ogni altra considerazione, vale forse il titolo ad offrire la chiave di lettura unificante della raccolta: Radici a indicare la necessità di ‘appartenere’ (a luoghi e a persone) perché l’esistenza trovi, o ritrovi, il senso profondo che senza dubbio la governa; e orizzonti perché la vita non avrebbe senso se non aspirasse al Bene, al Bello, all’Amore, alla Sapienza, alla Speranza, alla Verità, alla Felicità – parole queste che l’autrice scrive prevalentemente con la maiuscola, per sottolineare sia la loro intrinseca importanza, sia la loro -ripeto- necessità perché la vita sia ‘piena’ e non (come oggi accade) vuota di senso e di aspettative. Gli esempi dell’intreccio tematico che caratterizza la raccolta sarebbero molti, ma basti una citazione per tutte: Maria di Magdala, che esordisce con «C’era la luna/ e lei Maria Maddalena/ dai capelli di seta/ danzava a piedi nudi/ con gli anelli alle dita// sulla sabbia argentata/ della spiaggia orientale/ cantava nella notte/ il suo sogno d’amore// ondeggiava leggera/ lei Maria Maddalena/ seducente e bruna/ nella pelle di luna…», e che termina con questi tenui versi: «…E lei/ trasparente di luce/ al mondo disse addio/ rimase affascinata/ dalla voce di Dio!» – in poche parole c’è tutto: la descrizione ambientale, il disegno del personaggio, il sogno di un destino buono, la trasformazione che permette di raggiungerlo.

Poesia dopo poesia, i differenti tratti della vicenda umana si compongono in un disegno armonico, così come belli e pieni d’armonia sono i quadri della stessa autrice che vanno a chiosare le parole di ogni sezione del testo. Fossero a colori, si potrebbe dire che vanno a colorire i suoi versi. Versi nitidi, anche se non uniformi per metro; anzi, il metro libero si addice perfettamente ad essi, come in questo finale di Alle radici della tua bellezza (dedicata all’amica Luisa) «…/ così/ all’ombra di un Autunno/ senza vento/ ho respirato il tuo canto/ di Amicizia/ lieve di libertà/ come la brezza/ nel giro trasparente/ dei miei affetti!»; o come nella suggestiva I due livelli del silenzio: «All’ombra/ di un solido pilastro/ ho varcato/ la porta del silenzio…/ solo/ il rintocco cadenzato/ che divide il tempo/ s’ode/ e il coro delle Muse/ …in lontananza// cala il sipario/ sulle azioni umane/ si esibiscono gli echi del pensiero/ sulla modesta/ ribalta del silenzio!».

Non mancano amari cenni a certe fughe dalla realtà che attentano all’integrità della vita: «Ho visto sciogliersi/ sogni di cera/ nei cieli del 2000/ sedotti/ dal fascino del rovente Ilio// e Icaro precipitare/ nel labirinto/ dei sogni perduti,/ iniettandosi/ polvere bianca/ per aggrapparsi/ a quel filo di Arianna;// la volontà in frantumi/ il cuore nel fango/ ha creduto/ di potersi comprare/ un grammo di vita!» (Alla ricerca dei sogni perduti). Nessuna disperazione, però, nel veder tali cadute dell’essere; anzi, un deciso Coraggio di essere: «Non voler/ frenare le mani/ in catene d’acciaio/ ostinarti in aridi schemi/ che ti rendono schiavo di inutili affanni/ ma squarcia quel velo di piombo/ laddove hai sepolto il coraggio di essere/ e un senso di infinito, di pace/ finalmente avrai nello sguardo!» – ed anche Leggerezza dell’essere: «Nell’atmosfera/ tersa/ dove piano/ si dileguano/ i muri d’ombra,/ sarai/ candida manna/ nel deserto/ sottile zefiro/ sulle infuocate dune/ onda avvolgente/ intorno agli irti scogli!». Così si può levare alto anche il canto di preghiera che conclude la raccolta: «…Fammi restare, Signore/ in questa tenda/ intessuta di contraddizioni/ unisci, Padre, le sottili trame/ fragili ai sentimenti/ alle passioni,/ che vibrino all’unisono/ come corde di un’arpa/ ricuci Tu i lembi strappati/ nella ricerca della Verità!» (ultima strofa di Come corde di un’arpa).

Ma i versi più ammirevoli restano quelli che si fermano, quasi timidamente, a descrivere; come questi che chiudono Paese di mare: «…Sul porto/ ancora addormentato,/ si sdraia l’alba radiosa/ e contempla/ l’insonne pescatore/ dalle braccia stanche/ e dagli occhi rugosi/ vòlti/ al bianco gabbiano/ che passa!».

Nel complesso, una lettura veramente godibile, capace di far riflettere con pacatezza.