Il ritorno di Andrea Oxilia

andrea oxilia copertina

PATRIZIA DEABATE

Andrea Oxilia è un giovane comandante dell’Arma dei Carabinieri. È anche poeta e mio coetaneo, classe 1980. È quindi un poeta-soldato come il suo celebre prozio Nino Oxilia, anch’egli tenente, caduto al fronte della Grande Guerra a ventotto anni nel 1917.

La sua raccolta si intitola: Ritorno. Canti al Crepuscolo. Si intitola anche Kearn. Gasingar tz’abane. Infatti è scritta in lingua cimbra con il testo italiano a fronte, ed è stata edita dall’Assessorato alla Cultura della Provincia autonoma di Trento nel 2014: Andrea Oxilia scrive in cimbro, una lingua minoritaria germanofona parlata in Veneto e in Trentino, inserita dall’Unione Europea tra le 98 lingue storiche europee in via d’estinzione.

Pure l’avo Andrea Felice Oxilia era poeta, amicissimo di uno di quei crepuscolari legati a Guido Gozzano dal doppio filo dell’amicizia e della malattia, Giulio Gianelli (1879-1914): colui che, forse, con la sua Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino ispirò a Francis Scott Fitzgerald Il curioso caso di Benjamin Button, poi divenuto celebre film con Brad Pitt nel 2008, vincitore di tre premi Oscar.

Nel 1908 Andrea Felice Oxilia aveva dedicato al Gianelli la lirica Il viaggio con le parole “Al mio Giulio che sa tutte le lacrime che ho pianto” (il viaggio infatti, in Toscana, era stato per riprendersi da una terribile delusione d’amore, come scrisse il fratello minore Nino all’amico Piero Cazzola). Nello stesso anno, il Gianelli aveva pubblicato la raccolta Intimi vangeli con la copertina disegnata dal pittore Cesare Maggi, marito di Anna Oxilia e cognato di Andrea e Nino. Nel 1914, alla morte precoce causata dalla tisi, tra gli amici che avevano esaltato la bontà, quasi la santità di Gianelli, c’era stato Giuseppe Deabate, all’epoca direttore della «Gazzetta del Popolo», sul cui supplemento domenicale era apparsa una delle prime recensioni alla raccolta di Nino Oxilia Canti brevi del 1909.

Ironia della sorte: già un secolo fa i destini dei Deabate e degli Oxilia si stavano intrecciando, in quel di Torino.

Il ritorno di Andrea Oxilia ricorda, nel titolo, la raccolta Il ritorno pubblicata da Andrea Felice Oxilia a Roma nel 1931: libro citato da Lorenzo Mondo nel suo saggio Natura e storia in Guido Gozzano e che anch’io ho menzionato nella riedizione dei Canti brevi da me curata nel 2014.

Il ritorno del 1931 comprende la lirica Prima che finisca l’estate, in cui l’Autore immaginò un impossibile pranzo di festa della famiglia riunita, vivi e morti insieme, Nino tornato dalla madre che tanto lo aveva pianto, nella casa al mare di Noli: la famiglia era di origine savonese. Invece Andrea, il poeta Oxilia di oggi, ha salde radici cimbre.

Il suo Ritorno, arricchito dalla prefazione di Gian Paolo Marchi, Professore Emerito dell’Università di Verona, riunisce liriche che hanno già ottenuto premi e riconoscimenti ai più importanti concorsi nazionali di poesia in lingue minoritarie.

Ed ha per sottotitolo Canti al Crepuscolo non a caso. Il Crepuscolarismo era la corrente poetica di inizio Novecento di Gozzano, Gianelli, Oxilia, Corazzini a Roma e altri. È stato niente meno che lo scrittore Mario Rigoni Stern, nel 2007, a cogliere, nei versi di Andrea Oxilia, un impianto “tipicamente neocrepuscolare”.

Il “ritorno” per Andrea è quello al luogo dove sente pulsare le sue radici: Folgaria, l’epicentro della lingua cimbra, dove nel 1216 giunsero le popolazioni provenienti dalla Baviera che ottennero di stanziarsi dal vescovo di Trento. A Folgaria nacque il nonno paterno dell’Autore.

La prima lirica si intitola appunto Folgaria (Vielgereuth). Gli splendenti paesaggi alpini brillano nelle poesie, tra le quali trovo particolarmente toccanti Crepuscolo sulla Lessinia (Aba ute Schin), Ritorno “A Baita”. Ritorno a Folgaria (Kearn Kan Kasù. Kearn ka Viegelreuth) e Giardino d’inverno (Bise ‘un bintar).

La silloge è dedicata “Alle mie anime care”, ma non mancano riferimenti specifici ai familiari più stretti: così San Lorenzo (Hoalage Lorentzen) è dedicata alla figlia Elvira; Segreto di Dolomia (Gaburporgat ‘undar Dolomia) al figlio Lorenzo; mentre l’ultima poesia, Alla madre (Ime muotar) è dedicata dal poeta a sua madre, alla madre dei suoi figli e alla Madrepatria.

I boschi, le montagne, la neve, il lago di Garda, il sentimento del tempo, gli affetti più cari, i ricordi: sono queste le immagini vive, lievi ma potenti, scolpite, anzi ricamate, nei versi di Andrea Oxilia. Una bellezza di cui dobbiamo essergli grati. Che segna, di nome e di fatto, il ritorno, il kearn: il risorgere della Poesia nei destini della famiglia Oxilia.

Nella culla dei prati
col nido dei boschi
come ventre materno sotto la terra
lieve che baci, Nonno, con te
vivono i nostri ricordi.
Dormite dunque. Avi.
Dormiremo noi domani.
Canta un cuculo sul Cornetto.
E sarà primavera di luce.
Domani, alba che verrà.
 
Da: Ritorno “A Baita”. Ritorno a Folgaria
(Kearn Kan Kasù. Kearn ka Viegelreuth)

Di Patrizia Deabate Margutte ha pubblicato: La Città dei Sogni. Il romanzo di Torino