Poesie da appendere al muro

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SILVIA PIO

Se un giorno vi trovaste nella sala d’aspetto del medico, a disagio o confusi, ansiosi o anche solo annoiati, non sareste contenti di trovare una poesia in bella vista sul muro? Potrebbe il linguaggio della poesia arrivare alle persone negli spazi pubblici, costruendo relazioni attraverso distanza e differenza? Potrebbe la poesia, scelta con cura, in un formato piacevole e scaricabile gratuitamente, essere usata come supporto al lavoro di insegnanti, assistenti sociali o counsellor? Se pensate di sì, potrebbe interessarvi un progetto che parte dalla Gran Bretagna chiamato Poems for the wall (Poesie per il muro).

Questo progetto si basa sull’idea che il linguaggio della poesia è di vitale importanza ed è in grado di “rendere prezioso lo spazio tra di noi”. Inoltre può diventare un antidoto al gergo auto-centrato della pubblicità, dei dibattiti elettorali e della propaganda, che invade e avvelena i discorsi pubblici. Una buona poesia offre comunicazione onesta, empatica e illuminante; può essere la valuta della comunità. Una poesia che raggiunga un’espressione vera può riportare le persone verso loro stesse e rinnovare la salute e la speranza.

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Poems for…the wall ha iniziato a funzionare vent’anni fa, come una delle numerose iniziative promosse dall’organizzazione benefica, il cui fondatore e direttore è Rogan Wolf.

Questi scrive a proposito del progetto: «Il primo impulso iniziale era semplicemente di rendere più accessibile il modo in cui la poesia viene diffusa e allargare il bacino di persone che può raggiungere. Poiché ha un grosso valore, la poesia non dovrebbe essere argomento solo per librerie specializzate o per festival letterari, oppure per corsi scolastici dove è una noiosa materia d’esame, da dimenticare appena il corso è terminato. La buona poesia è una buona moneta di scambio e appartiene, non solo ad ogni individuo, ma anche allo spazio tra le persone, allo spazio pubblico.

Un secondo impulso è derivato dalla mia lunga esperienza come assistente sociale, durante la quale avevo constatato che le istituzioni con l’obiettivo di aiutare e guarire spesso purtroppo depersonalizzano. Nella sala d’aspetto l’individuo diventa troppo facilmente e troppo spesso solo una serie di sintomi, un semplice nome in una fila. Pertanto le poesie affisse nella sala d’aspetto possono correggere la distorsione e offrire un riconoscimento dell’intera persona, come individuo che ha una storia e dei sogni unici e particolari. I poster possono aiutare a trasformare l’attesa in un momento per le persone, che può persino diventare produttivo.»

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Il progetto iniziò nel 1998, col nome Poems for the Waiting Room (Poesie per la sala d’aspetto). Tutto il materiale era allora cartaceo e la maggiore richiesta arrivava dalle organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale; quindi Rogan doveva spesso spostarsi per grandi distanze in tutta la Gran Bretagna per consegnare grosse scatole contenenti poesie.

Tra il 1998 e il 2008 circa 200 mila poesie furono distribuite a centri di cura come ospedali, ambulatori, ospizi, ma anche a centri di servizi sociali, gruppi di aiuto e strutture per le persone con disturbi dell’apprendimento. Nel 2007 il progetto venne pubblicizzato in un bollettino del Ministero degli Esteri e di conseguenza parecchie ambasciate in numerosi paesi richiesero il materiale, che si chiamò Poems for…one world (Poesie per…un solo mondo). In seguito il progetto venne promosso attraverso organi di istruzione e librerie, e la risposta fu immensa. Nel 2008 il progetto venne digitalizzato e il sito inaugurato dal poeta britannico Andrew Motion, allora “poeta laureato”. Dopo l’inaugurazione gli utenti iniziarono a scaricare le poesie dal sito, e la richiesta iniziò inoltre ad arrivare anche da scuole e biblioteche. In più, il sito rese internazionale il progetto.

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Nel corso degli anni l’attività è stata menzionata in numerosi giornali sia nazionali, come The Guardian, The Times,The Independent, che locali, e in riviste specializzate e newsletter. È difficile valutare come venga diffuso il progetto sulla rete; negli ultimi anni ha di sicuro attratto l’attenzione di numerose iniziative nel campo dell’educazione destinate a bambini la cui lingua madre non è l’inglese. Le richieste arrivano comunque da ogni settore, avendo in comune soltanto il coinvolgimento entusiastico.

A metà degli anni ’90, il progetto divenne sempre più bilingue, e vennero in superficie altri suoi significati e obiettivi riguardo il potenziale della poesia di riconoscere e risolvere le differenze, di costruire relazioni attraverso le frontiere e le barriere che di solito producono ignoranza e paura. Perché la poesia può arrivare alle persone, farle riflettere, coinvolgere nelle situazioni, in un modo che nessuna conferenza o diffusione di informazioni, nessuno slogan potrebbe fare.

E se siamo d’accordo che la poesia possa essere chiara ed efficace per colmare le differenze e abbattere i muri, per forza ci accorgiamo che ci sono altre divisioni oltre a quelle della lingua, della cultura e della razza. C’è, per esempio, la divisione e la paura create dalla malattia mentale, o dalle difficoltà nell’apprendimento. Questo ha condotto all’inserimento, nell’autunno del 2005, di due altre raccolte: Poems for…self at sea (Poesie per…quando si è disorientati) e Poems for…bridges to learning disability (Poesie-ponti per le difficoltà nell’apprendimento).

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«Infine vorrei aggiungere che un altro obiettivo del progetto è pubblicare sempre poesie di alta qualità, che aggiungono ricchezza allo “spazio tra di noi”. Per realizzare questo obiettivo, il progetto continua ad aver bisogno di guide esperte per aiutarci nella scelta delle poesie. Alcune sono viventi, altre no, ma il loro fondato giudizio e la conoscenza profonda del mondo della poesia le hanno rese indispensabili per queste raccolte. Mi sento in dovere di nominarle: i famosi poeti Seamus Heaney e Ted Hughes (la selezione “Rattlebag”), Judith Chernaik e colleghi (per la scelta pionieristica e impeccabile di Poems on the Underground), infine, più direttamente, i poeti britannici David Hart, Fiona Sampson, Debjani Chatterjee e Stephen Watts, che hanno lavorato a diretto contatto con me, con mia grande soddisfazione personale e con grande beneficio del progetto.»

Nel vent’anni di operatività, Poems for…the wall ha prodotto un’ampia selezione di piccoli poster con poesie da affiggere sui muri o proiettare digitalmente, tutti scaricabili gratuitamente dal sito. Negli anni numerose organizzazioni hanno aiutato a raccogliere fondi per l’iniziativa (qui si trova la lista)

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I poster si dividono in cinque raccolte:

Poems for…one world (Poesie per…un mondo unico), la raccolta più numerosa, con più di 100 poesie in cinquanta lingue diverse, con traduzione in inglese, scritte da poeti internazionalmente famosi (in italiano ci sono Antonella Anedda, Dino Campana e Alda Merini).

Poems for…all ages (Poesie per…tutte le età) con cinquanta poesie, di solito molto conosciute a livello popolare, incluse dieci poesie per bambini.

Poems for…waiting (Poesie per…l’attesa) sempre con cinquanta poesie. Questo è il nucleo iniziale del progetto e ognuna di queste poesie è stata scelta espressamente dal poeta David Hart, hanno tutte per argomento l’attesa e sono destinate alle sale d’aspetto in strutture mediche.

Poems for…self at sea (Poesie per…quando si è disorientati) con trenta poesie sulla malattia mentale.

Poems for…bridges to learning disability (Poesie-ponti per le difficoltà nell’apprendimento) con venti poesie.

Concludiamo di nuovo con le parole di Rogan a proposito della raccolta One World/Un mondo unico:

«In essenza, l’importante è riuscire a parlare di frontiere, attraversarle e dissolverle. Aprirsi e non chiudersi, accettando i problemi che le differenze possono creare, ma senza averne paura. Le differenze arricchiscono, come questa raccolta dimostra ampiamente.

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La maggior parte delle poesie di One World contengono differenze di lingua e cultura. Durante il processo di raccolta di queste poesie, è diventato impossibile ignorare altre differenze che dividono le persone e spesso limitano e degradano la loro vita. Di solito è la paura che agisce; se abbiamo paura ci voltiamo dall’altra parte, discriminiamo e manipoliamo (o in alcuni casi diventiamo sentimentali), operiamo abusi. Quindi, a questo proposito nella raccolta ci sono coppie di poesie che non sono bilingue ma trattano di discriminazione o negazione o manipolazione. Gli argomenti sono: malattia mentale, disabilità dell’apprendimento e fisiche, morte; l’ultimo inserimento si tratta di poesie scritte da qualcuno che stava morendo.

Doppiamo avere fiducia che queste iniziative e relazioni possano avere un impatto positivo e che, in questo periodo storico di divisione, costernazione e confusione, Poems for…the wall possa avere un ruolo importante. Le poesie circolano in tutto il mondo, non ci sono muri che possano bloccarle; raggiungono tutti i mondi, ovunque ci sia tempo e spazio destinati a loro.»

La fonte delle notizie in questo articolo è il sito https://poemsforthewall.org/ e il contatto col suo ideatore Rogan Wolf

Le immagini sono prese dal sito.

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