Preghiera, profezia e poesia: Changing di Richard Berengarten

Cover

SILVIA PIO

L’I Ching (Yijing) Libro dei Mutamenti è il più antico dei classici cinesi e fu in origine concepito e compilato come un manuale di divinazione, un libro per indovini. Si crede sia il libro più vecchio al mondo e, con una storia di commenti e interpretazioni che dura da più di due millenni e mezzo, ha influenzato profondamente, e in tutto il mondo, religione, psicanalisi, commercio, letteratura e arte[1].

Probabilmente non è mai stato considerato come un libro di poesia, ma Changing (titolo che si potrebbe tradurre con Mutamento, o Mutare) di Richard Berengarten di certo cambierà questo punto di vista[2]. Considerato il poema più ambizioso mai scritto in una lingua non cinese in onore dell’I Ching, Changing è un omaggio sia all’antico testo che alla storia e alla cultura della Cina.

È un singolo poema composta da 64 parti (come i 64[3] esagrammi possibili dell’I Ching), che trattano di tutti gli aspetti dell’esperienza umana (come l’I Ching).

Alla fine del libro si trova una lunga sezione di note e dediche, dove sono elencate le persone alle quali Berengarten ha dedicato alcune delle poesie, inclusa chi scrive questo articolo (e ne sono molto lusingata). Questa poesia si trova qui.

Immagine

«Molti lettori ricorderanno l’ispirazione divina che Platone attribuiva ai poeti… Changing ci dà motivi per sperare che non soltanto nell’antichità gli dèi parlassero per mezzo dei poeti – così come dei divinatori e dei santi profeti – ma che possano continuare a farlo oggi[4]». Gli dèi ci parlano per mezzo dei poeti, dei divinatori e dei profeti, ma questi parlano anche agli dèi per noi. Questa comunicazione bidirezionale è simile ad un aspetto della lingua cinese: i verbi di comunicazione erano in origine bidirezionali: ‘comprare’ e ‘vendere’ venivano scritti con la stessa parola, così come ‘dare’ e ‘prendere’, ‘spiegare’ e ‘capire’, e altri. I poeti sono quindi divinatori e profeti, e le loro menti sono dirette da una forza superiore che, per mezzo di loro, conversa con noi.

Beregarten ha incontrato L’I Ching per la prima volta nel 1962 quando aveva diciannove anni e ne è stato attratto da allora, consultando il libro per la divinazione ed esplorando le numerose versioni e i suoi aspetti storici. «La forma e il contenuto finale di Changing sono emersi da entrambi gli aspetti di questo coinvolgimento[5]» . La prima poesia è stata scritta nel 1984[6], basata su una divinazione. «Questa ha portato ad altre poesie, tutte modellate sulla struttura emersa nella composizione della prima[7]», con sei strofe di tre versi ognuna. Così la forma sia dell’esagramma che del trigramma sono implicitamente rappresentate.

Negli anni 90 del secolo scorso l’autore ha iniziato a contemplare l’idea di scrivere una raccolta e nel 2001 ha messo insieme per la prima volta alcuni dei pezzi, che sono apparsi con titolo di “Following” in Book With No Back Cover[8]. Berengarten ha quindi esplorato l’I Ching per più di cinquant’anni.

Changing segue il modello dell’I Ching[9]: consiste in 64 gruppi di poesie, ognuno rappresenta un esagramma ed inizia con una ‘poesia principale’ in corsivo, che è tematicamente collegata ai corrispondenti titolo e spiegazione dell’esagramma che si trova nell’I Ching, seguita da altre sei poesie numerate la cui struttura (e a volte il cui tema) corrisponde alle sei linee dell’esagramma. Quindi 64 x 7 più due poesie addizionali per le letture supplementari delle linee nei primi due esagrammi ha come risultato le 450 poesie contenute nel libro.

I_Ching_hexagrams_00-77.svg

Una caratteristica unica dell’I Ching è questa: mentre il penultimo esagramma si chiama “Dopo il compimento”, quello finale, il 64°, è “Prima del compimento”. Quando pensi di aver già finito, ti rendi conto che hai appena iniziato, o in altre parole una fine non è che un altro inizio. «Questa è la natura del mutamento[10]».

Quando Berengarten ha iniziato a scrivere le poesie relative all’I Ching non sapeva quasi nulla dell’antico testo. «Forse se mi fosse mancato il compito della scoperta che l’ignoranza dona a piene mani… a molti tra i principianti assoluti, soprattutto se giovani, non avrei neppure iniziato a scriverlo [Changing]. Ecco, quindi, la chiusura del libro, che è una non-conclusione e una non-fine, porta con sé un’apertura inaspettata e imprevista. Il futuro è sempre la più forte calamita e gli inizi sono precisamente il luogo dove, ripetutamente, l’I Ching colloca sempre se stesso[11]».

Berengarten ha scritto un libro di preghiera, profezia e poesia, dove forma e contenuto si compenetrano alla maniera dello yin e dello yang, opposti non assoluti, interdipendenti che hanno origine uno nell’altro. Un libro che ha osato prendere a modello uno dei testi più antichi e multiformi della cultura mondiale ed è riuscito ad acquisirne la complessità, la percezione non lineare delle cose, la saggezza necessaria per inventare sempre nuovi modi di considerare i problemi dell’umanità antichi come il mondo.

Ying_yang_sign

Changing, Shearsman Books, UK, September 2016
Calligrafia di Yu Mingquan, Shandong University of Art and Design.

Una delle poesie è già stata pubblicata in Margutte insieme ad alcune informazione su Changing:
Il suono di una mano sola

Altri articoli su Richard Berengarten si trovano cliccando sul tag con il suo nome.


[1] «Quasi tutto ciò che nella storia cinese… è stato pensato in fatto di idee grandi e importanti è in parte dovuto a spunti tratti da questo libro… Fin nelle minuzie giornaliere l’intera vita cinese è imbevuta dei suoi influssi.» Introduzione a I King, Astrolabio, 1950. Si veda anche https://en.wikipedia.org/wiki/I_Ching%27s_influence.

[2] Edward L. Shaughnessy, Professore di Studi cinesi antichi, Università di Chicago, nella Prefazione.

[3] Il numero 64 deriva dalla moltiplicazione per se stesso del numero 8, rappresentato con lo stesso simbolo dell’infinito, che ha significati importanti in diverse tradizioni spirituali. 64 sono anche le caselle degli scacchi, sulle quali si possono fare infinite mosse, così come sono infiniti gli avvenimenti possibili sulla scacchiera della vita.

[4] Edward L. Shaughnessy, Professore di Studi cinesi antichi, Università di Chicago, nella Prefazione.

[5] L’autore nella Postfazione.

[6] “Two lakes, joined”, pag. 464.

[7] L’autore nella Postfazione.

[8] David Paul, London, 2003.

[9] Berengarten ha intenzione di spiegare in dettaglio le connessioni tra Changing e l’I Ching in un libro di saggi.

[10] Edward L. Shaughnessy, Professore di Studi cinesi antichi, Università di Chicago, nella Prefazione.

[11] Finale della Postfazione dell’autore.