Dal diario del futuro estinto, ovvero l’amore ai tempi della dentiera

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PATRIZIA PECOLLO E SILVIA PIO

Continuano a ronzarmi intorno, specialmente da quando ho detto loro che mi sarei trasferito qui.
«Hai una bella casa d’epoca, ci vivi da una vita», e io «Non ci posso più vivere in questa casa», e loro «Cosa vuoi dire, troppi ricordi?», e io «No, l’ho venduta».
Non avevano neppure più fiato per ribattere, balbettavano: «L’hai venduta a chi?».
«Ai vicini, sono così gentili, così giovani, volevano tanto una casa di proprietà».
«Ma lo sai quanto vale una casa in centro?»
«Non ne ho la minima idea. Mi hanno fatto un’offerta e io ho accettato. I soldi li ho messi alla posta, ora vado in casa di riposo».

Mi ronzano intorno, figli e nipoti, e fanno domande, tutte sullo stesso argomento. Da quando sono qui vengono a trovarmi più spesso e dopo i convenevoli attaccano con «Non sarebbe meglio che avessimo la delega in posta? Non riusciamo a capire come fai ad andarci sulla sedia a rotelle?»
«Mi spinge Rina».
«Rina? E chi è Rina?»
«Ve lo dico la prossima volta.» E poi faccio finta di dimenticarmi e loro si rodono. Attaccano con le solite domande e io do sempre le stesse risposte.
Non ho neppure detto loro che mi sono comprato la sedia a rotelle elettrica, che quando vengono a trovarmi nascondo, usando quella vecchia e consumata.
Ho visto che hanno chiesto alle suore chi fosse Rina e le suore hanno risposto che non c’è nessuno con quel nome. Proprio quello che volevo. Rina è Rina solo per me, per gli altri si chiama col suo vero nome, che è molto diverso e a lei non piace.
E poi hanno chiesto chi mi accompagnasse alla posta, e le suore non una parola sulla sedia a motore: «Oh, ci andiamo tutti insieme», senza dire che Rina ed io stiamo sempre al fondo della fila e lei cammina lenta con quelle sue belle gambe tornite che mi fanno impazzire.

Rina l’ho notata il primo giorno che mi sono trasferito qui, ma ci ho messo un po’ a farle capire che le stavo facendo la corte. Lei è così ingenua. Poi mi sono dichiarato apertamente e lei non ci voleva credere: «Ma davvero le piaccio? Io sono vecchia, ho novant’anni».
«Non è che io sia giovane, ho solo sette anni meno di lei, ma da innamorato mi sento un ragazzino».
«Ma io sono piena di rughe».
«Il cuore di rughe non ne ha».
Rina è proprio il mio amore, andiamo così d’accordo. Non mi fa mai domande, non chiede nulla ed è sempre contenta. Anch’io la lascio fare.

L’altra mattina la stavo aspettando in giardino, come sempre da quando è primavera, e non arrivava. Ho chiesto alla sua vicina di stanza cos’era successo e lei: «Sta facendo le prove».
Dopo un’ora finalmente la vedo: «Che prove stavi facendo?»
«Del funerale. Devo decidere che vestito mettermi. Fino a vent’anni fa volevo essere sepolta con un tailleur fucsia, poi ho pensato che fosse un colore troppo sgargiante visto che stavo diventando vecchia. Dopo ho scelto un bel tailleur grigio con le calze in tinta, ma sono ingrassata, e adesso non so proprio cosa mettermi. Sto provando tutto. Poi devo decidere quale foto mettere sulla tomba, non troppo giovane ma neanche troppo vecchia, che si vedono le rughe. E con indosso una camicetta non troppo diversa da quella che metterò nella bara. Non è facile, sai?»

Anch’io penso spesso al funerale. A me non importa con quale vestito mi seppelliranno, ma il tragitto dalla casa di riposo al cimitero davvero mi preoccupa. Anni fa ho comprato un loculo al paese, che dista trenta chilometri da qui. Voglio far passare il carro funebre dal centro e imboccare la statale. Siccome mi hanno detto che c’è un traffico terribile, studio tutte le strade più trafficate, i sensi unici più assurdi e le stradine più curvose in modo che il corteo ci metta una vita e i miei parenti diano di matto. Come mi diverto. Mi aiuta il giardiniere, che ha un nome arabo strano ed io chiamo Aldo. Mi piace dare soprannomi, s’è capito. Lui abita in centro e conosce tutte le strade, i divieti e le ore di punta. Spero di non morire nel fine settimana, quando il centro storico è isola pedonale.

Parliamo spesso di queste cose con Rina e ci facciamo delle grandi risate. Se muoio prima io, se muori prima tu. Prima di innamorarci pensavamo di morire soli ed ora è bello pensare che, qualsiasi cosa succeda, uno sarà vicino all’altro. Io sono più giovane, ma ho il sospetto che lei con quelle sue gambe sode, il giro vita che si allarga e le rughe vivrà più a lungo di me. Le donne hanno questa forza, questa caparbietà che le tiene sempre in pista.

Stamattina siamo andati in posta, come facciamo ogni mese. Ho messo Rina cointestataria del conto, con il suo vero nome però. Le ho fatto promettere che se mi succedesse qualcosa deve subito andare a ritirare tutto. Può tenersi quanto vuole e il resto darlo alle suore. Deve anche lasciare qualcosa per Aldo, se lo merita, è tanto simpatico.
Poi siamo tornati a casa, lentamente dietro alla fila.

Postscritto:

L’altra sera è venuta la figlia di Rina a trovarla. Dopo i saluti di rito le ho lasciate da sole, ma appena girato l’angolo mi sono fermato ad ascoltare. Rina è proprio un amore. Ecco, più o meno cosa si sono dette:
Rina: «Voglio un funerale in chiesa con la musica dell’organo come ai matrimoni e il prete che dice tante belle parole, come al funerale di papà che non metteva mai piede in chiesa e detestava il clero ma il prete ha fatto un discorso bello e commovente anche se non lo conosceva».
«Ma come, mamma, hai sempre detto che dopo questa vita non c’è niente, che paradiso e inferno non esistono, che la resurrezione è una balla perché non si capisce dove poi ci starebbe tutta ‘sta gente che deve vivere per sempre, a fare cosa non si sa, sai che barba, e poi vuoi un funerale come un matrimonio? Ultimamente vai pure a messa tutti i giorni, come mai?»
« Non si sa mai. E poi al cimitero voglio essere messa nel loculo di mezzo, non quello in alto che non ci arriva nessuno nemmeno con i fiori o quello in basso vicino alla terra che è umido, quello ad altezza d’uomo».
«E perché?»
«Così la gente che passa mi saluta!»
«Ma parli di queste amenità anche con Dino?»
«Certo! Proprio ieri dopo la passeggiata –  sai che si è comprato la sedia a rotelle elettrica che arranca più di una jeep e andiamo fin nel bosco così possiamo darci i bacini senza dare scandalo – siamo tornati in camera sua per giocare a carte come tutti i giorni, giochiamo a scopa ma vince sempre lui. Dino dice che gioco male, che sono distratta ma invece è che sono fortunata in amore, proprio ieri lui ha detto: ‘Rina, che cosa fai se muoio prima io di te?’ ‘Nessun problema’, ho risposto, ‘Mi prendo la tua stanza, che è una singola!’. E abbiamo riso come matti».

(Disegno di Silvia Pio)

Margutte ha già pubblicato
Dal diario di un’aspirante scrittrice,
Dal diario di una ragioniera,
Dal diario di mia madre,
Dal diario di una lavapiatti

e pubblicherà pagine di altri diari.