Autunno

foto di Elisa Casirani

foto di Elisa Cascarino

CLAUDIO SANTORO

La fodera degli stivali è ancora umida. La pioggia caduta sulla gradinata ha lasciato il posto al fresco e ingannevole albeggiare di un sole pomeridiano. Tinture ciarlatane.
Avvolta dai rossori, Camille sale un gradino alla volta. I suoi stivaletti sembrano forgiati come le ruote di un carro da guerra. Avverte l’odore della pioggia in partenza, l’ansia che si fa brivido e pelle fresca e frange dispettose di capelli. È un incedere rumoroso di tacchi, il ritmo è lo stesso che avrebbe la pioggia se fosse ancora su quei gradini. Ma non è il solito ticchettio, non è l’infingardo toc toc che fanno i tacchi di una donna quando si avvicina al suo appuntamento di albe rosse e bollori.
Quest’alba pomeridiana ha la fodera del tramonto e il crepitio di ossa vecchie. Sono le foglie rosse spezzate a terra. La fodera che rispecchia il cielo è una miscela suggestiva di arance e sole e sangue caldo e corpo redivivo.
Il corpo di Camille langue ammutolito, si consuma come una candela in una cantina umida, la piccola crema di luce indugia tenue.
In quella cantina Camille si è svestita per lui la prima volta, sciogliendosi come cera ai suoi occhi neri, colando sui tronchi duri di quelle gambe villose e sull’ampio petto virile e accogliente, appesa a quelle braccia di radici. Lui ansimava e lei, come cera, ha ripreso a farsi densa.
Una foglia gracchia indifferente mentre Camille posa la punta dello stivaletto sul penultimo gradino. Ad attenderla, lo sa bene, ci sarà un’altra candela e un’altra cantina.
E la candela sa che finirà ogni cosa, perché è maligna come l’autunno.

https://www.asperlabor.it/