Dall’introduzione di Antonio Bux
In questa sua silloge d’esordio, dal titolo Le Leggi dei Padri, Marco Mittica inscena una vera e propria pantomima dell’essere tramite una ricognizione storica e mitica, assecondando così, con un tono versificatorio leggero e ironico, delle sequenze che procedono istrioniche e allo stesso tempo compatte a formare una mappatura non solo esistenziale, ma anche figurativa ed evocativa intorno alla vicenda dell’essere umano. Ed è attraverso questa suggestione continua che si avverte tutta la tensione che lega la poesia alla Storia e alla mitologia. La “novità” di questa poesia è dunque quella di far convergere insieme sia il reale che il nonsense, sia la natura più arcaica dell’uomo che la sua modernissima dissoluzione, plasmando una voce “giullaresca”, “cortigiana”, che però si rende attualissima grazie all’abilità del Mittica di non appesantire il dettato con pedanteria, semmai arricchendo il suo scorrere tra queste pagine di una carica eversiva e continuamente “battesimale”, dove l’Impero dei Padri di tutto un percorso si incrocia senza mai davvero attraversarsi del tutto ma, proprio per questo, il poeta trova le loro (e le proprie) leggi come delle costellazioni e ne fa tesoro e monito, motivo continuo di gestazione preternaturale e ridestamento filosofico e politico. Il tono salvifico e al contempo deflagrante delle liriche che compongono questo libro, fanno sì che la poesia per Mittica rappresenti non solo dunque una patria di suoni dove trovare rifugio, ma soprattutto un avamposto, un trespolo da dove prendere la mira fino a scoprire che la preda tanto attesa non è altro che se stessi.
Dalla postfazione di Biagio Russo
Le Leggi dei Padri, silloge poetica, è opera prima di un piemontese di nascita, ma originario di Montemurro, paese natale di Leonardo Sinisgalli, in Basilicata. Origini mai negate, anzi, ostentate con orgoglio. [...] L’approccio da ricercatore, la fiammella della logica, l’amore per la storia piccola e grande che gli appartengono, mi aiuteranno. Le sezioni sono cinque: “I Barbari” (7); “La Chiesa” (6), “Stu por Mundi” (12); “Alma Mater Studiorum” (11); “Tre tempi in giusti” (3); per un totale di 39 poesie. I titoli delle sezioni confermano, qualora ce ne fosse bisogno, ciò che gli indizi paratestuali e gli elementi conoscitivi e pregiudiziali coerentemente lasciano intravedere. L’humus è storico, la lente è poetica, il percorso è personale. [...]
Da Le Leggi dei Padri (RP Libri 2023)
Eccomi di nuovo
tra il fusto e la radice
(il peso sta sotto
e mi attira con forza).
Torno di nuovo e
riprendo da dove ho lasciato.
Tutto ciò che faccio
non è inutile
fra poco di nuovo
ricomincerò da dove
avevo lasciato prima.
Mi attira con forza
(non posso oppormi
e non posso cedere)…
*
Historia Langobardorum
Autari ci mise in guardia
dal divenire uroboro.
Imprudenti sentimmo
lo smarrimento dei conquistati
come nostro: l’incauto
convito d’agape ci stordì,
falò di mores.
Quel fumo, bianco come i nostri
ricordi, venne a riempire tutti
i bronchi tronchi,
miele che abbaglia
il senso del censo.
E venne il Gallo
che si mangiò il Biscione,
l’emostasi ci parve un progetto
interessante.
I nostri fratelli minori, intanto,
cercavano una cura contro
il morso dell’anfisbena.
Qualcuno, senza voce,
lanciò un tremisse in aria.
Ad Arechi venne testa, a noi
rimase croce.
*
Questioni siciliane
I
Anche i gemelli
sono soli.
Le unioni sono immagini
fittizie di un passato
che non c’è più, che
forse non c’è mai stato.
È solo uno l’insieme,
una parola composta
è sempre una.
Questo è il clone di una
mosca, lo sciame
è delle api che lavorano.
II
È spuntato
un altro riccio
sul monotono
castagno.
*
Belliboschi
(L’anno sabbatico)
volevo semplicemente perire dentro la mia aria
(Leonardo Sinisgalli)
Siedi qui vicino
a me se non ti fermi
non puoi capire l’essenza
di un ramo che è senza
foglie e tu vedi finito
hai piedi saldi eppure
scivoli ignara eterna
talea capovolta
sono qui per spiegarti ancora
l’univoca ambivalenza
di errare: il rafano
in mezzo al riso
non può stare.
*
Svolte epocali
Ora sappiamo che il tempo
non ha intermittenze:
la nostra è un’ingenua
scalata sulle macerie del vano
grugando tronfi e beccando
a caso – primi esegeti di una svolta
epocale – cercando un confine
che non c’è ma è
inevitabile
vitale.
*
Marco Mittica (1982) vive e lavora in provincia di Torino.
Alcuni suoi inediti sono presenti in antologie, riviste e blog letterari. Nel 2023 questa sua raccolta d’esordio ha ricevuto una segnalazione, per la sezione “raccolta inedita”, al premio Lorenzo Montano.
(A cura di Silvia Rosa)


