Un prestito dell’esistenza di Stefano Vespo

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Dalla descrizione della casa editrice

Un prestito dell’esistenza di Stefano Vespo può leggersi a un livello più immediato come una raccolta di paesaggi mirabilmente espressi in una lingua misurata e intensa che è anche un atto d’amore alla poesia del Novecento. Andando a fondo si profila come una sorta di itinerario per stazioni, un suo personale «viaggio d’inverno» inteso come summa di rivelazioni ed esperienze alla ricerca di quel perfetto equilibrio che, nel mezzo del cammino, si tende fra mare e vulcano, fra luogo dei vivi e luogo dei morti.

Da Un prestito dell’esistenza (Pietre Vive Editore 2026)

Sulla spiaggia, d’inverno

Ritorno ancora sulla spiaggia, dove salpava,
da ragazzo, il desiderio. I muri delle case ormai
mostrano la ruggine delle nude armature
e la sabbia lentamente s’accumula
e la strada sbiadisce.

Ma aspetto che tu giunga,
veleggiando, dal freddo bagliore lontano,
con la furia gioiosa delle onde,

come il magro cane che si aggira tra i relitti
di plastica e i cordami tormentati dal mare
e annusa confuso il vento.

 

Il mazzo d’asparagi

C’era rimasto soltanto l’andare ad asparagi.

In macchina, quello che le parole non avevano
guastato, in silenzio, nella confidenza dei corpi,
tra padre e figlio, lo ritrovavamo.

Poi, ognuno s’incamminava da solo, tu
risalendo verso lo spoglio pianoro, io
tentando di dare una forma al difficile
paesaggio in cui t’inoltravi, oppure cercando
un sasso dove sedermi, all’ombra d’un ulivo.

Andavi per la tua strada – ma vegliando nascosto,
con un fischio ogni tanto, da lontano, la mia.

Quando ti scorgevo tornare, allacciavi attento
con un lungo stelo d’erba il mazzo d’asparagi.

Chiudevi così, a sera, il nostro distante colloquio.

 

Ciò che si rinnova

Dalla collina giunge stamane
un soffio più tiepido, più delicato:
brilla il primo verde dei campi di grano.

Per anni ci avviciniamo al profumo
di ciò che si rinnova,

finché un giorno
ci lasciamo sfiorare, semplici,
come le pietre di questo muro.

 

Erei

Su questi monti, dove a sera soffia
un pulviscolo salino e si scava
un’arida memoria di fossili,

il tramonto è un incendio in cui
gli alberi e la valle e tutta la buia
sagoma del mondo lentamente
si estinguono.

Il nostro canto corre
verso l’ultima fiamma abbagliante,
scompare dentro il più vasto
silenzio delle nubi.

 

Qualcosa

Se nominiamo la nostra
fragilità e un tremore
disarma la fortezza del cuore,

allora il rombo cupo del vento
ci reca qualcosa,

e uno splendore si posa sul tavolo
nello spazio tra le due tazze di tè.

 

Sentiero

Sotto ogni parola pronunciata,
sotto ogni faticoso giorno,
vedi chiaramente un sentiero
tracciato senza alcuna memoria
di te.

Sale vuoto tra erbe dall’odore
amaro, scompare sopra l’altura,
dove una sparuta preda si cela
al lento volteggio della poiana.

E conosci chiaramente che tutto
poggia sopra quel sentiero.

*

Stefano Vespo è nato a Caltagirone nel 1973. Attualmente insegna Lettere al Liceo di Nicosia. Vive a Sperlinga. Si occupa prevalentemente di poesia e letteratura, ma coltiva la passione per la musica e la pittura. Si occupa della promozione culturale e della tutela ambientale del territorio in cui vive, tra i Nebrodi e le Madonie, nel centro della Sicilia. Ha pubblicato le raccolte Il sorriso della chiusa mandorla (La Vita Felice, 2020) e La parola nuova (Transeuropa, 2022). Collabora abitualmente con diverse riviste cartacee e online.

(A cura di Silvia Rosa)