Dizionario della solitudine felice. O come OZIO

Photo: Bruna Bonino

SILVIA PIO

Nell’ultimo lemma abbiamo parlato di NOIA; la differenza tra i due è che la prima è un’emozione fastidiosa e frustrante mentre l’ozio, che è sempre una scelta, può farci rilassare e star bene.
Il non far niente viene spesso paragonato alla pigrizia, all’indolenza e allo spreco di tempo, soprattutto nelle culture dove il lavoro è considerato valore fondante.
A proposito di lavoro, Domenico De Masi nel suo libro “Ozio creativo” puntualizza: «Purtroppo, con la parola lavoro indichiamo occupazioni diverse. Il minatore lavora, il giornalista lavora. Bisognerebbe utilizzare due parole diverse. Per il lavoro intellettuale si dovrebbe parlare non di lavoro ma di ozio creativo. Non a caso i Romani utilizzavano i termini otium e negotium». Quindi l’ozio è presupposto del lavoro intellettuale, situazione indispensabile per innescare la creatività e per favorire l’apprendimento, risorsa preziosa, che permette di guardare le cose da una prospettiva diversa e di trovare idee e intuizioni inaspettate. Non è assenza di attività, ma presenza di senso.

Considerando anche l’ozio come un far nulla, rifacciamoci a Cesare Pavese nella sua poesia “Antenati”:
«Perché il solo lavoro non basta a me e ai miei;
noi sappiamo schiantarci, ma il sogno più grande
dei miei padri fu sempre un far nulla da bravi.»
Ecco che il far nulla è quasi una tendenza innata dell’individuo, un desiderio se non un bisogno.
Credo che la solitudine sia indispensabile per entrambi i casi di ozio perché la creatività, così come il semplice far nulla, potrebbero essere fortemente disturbati dalla presenza di altri, che interferirebbero per forza in un momento intimo e fecondo.

«Mai l’uomo è così attivo come quando non fa nulla, mai meno solo di quando è in compagnia di se stesso.» Catone

(Foto di Bruna Bonino)

Per altri lemmi del Dizionario della solitudine felice, cliccare il tag.