DENİZ AYHAN
I giorni si somigliano tutti… È come se ogni cosa avesse perso il proprio profumo. Una volta, i giorni avevano un odore. Il lunedì profumava di toast al formaggio, il martedì sapeva di mercato rionale… Ma era il profumo del venerdì quello che amavo di più. Ora i giorni non profumano più, scorrono via in una monotonia identica l’uno all’altro. Oggi è domenica, guardo fuori dal balcone; da venerdì è vietato uscire in strada. Alle cinque del mattino il numero di auto aumenterà, e con le prime luci dell’alba gli spazzini e i fornai prenderanno il loro posto nella città. Sono a casa, solo. Ho bevuto due bicchieri di vino ascoltando musica sul balcone; l’aria non era affatto male. Ho guardato fuori, cercando di scorgere le stelle. A un certo punto mi sono fissato con Giove, volevo vedere gli anelli di Saturno. Ho chiuso gli occhi e ho immaginato tutto: i sistemi, le galassie e la vita… Centinaia di luci che provengono da centinaia di case significano migliaia di storie, lo so. Anche la mia è solo una piccola storia, semplice e insignificante…
Rimanere chiusi in casa sembra quasi andare a mio favore; non devo inventare scuse per la mia asocialità. Non penso a dove andare o a cosa fare. Ero già stanco di cercare scuse per la mia solitudine. Ad esempio, penso meno a Marinella. Ho problemi più reali: quando finirà il Covid-19? Cosa bisogna fare? Quando uscirà il vaccino? Guardo tutti i dibattiti in TV. Conosco a memoria tutti i film e le serie a tema apocalittico. Non mando più poesie a Marinella su WhatsApp; al loro posto le invio post informativi. L’ultima volta mi aveva detto di restare amici, sottolineando quanto amasse la nostra amicizia.
Era prima della pandemia. Una fredda sera di febbraio, in un ristorante di pesce sul lungomare. Conoscevo Marinella da sette anni, ci rattristavamo insieme mentre mi raccontava dei suoi amanti. Pensavo che fossimo entrambi soli, che fosse giunto il momento di parlare.
Ogni domenica faccio un controllo generale: disinfettante, mascherine, prodotti per la pulizia e beni di prima necessità. Venerdì ho fatto una bella spesa. Poi mi sono preparato delle polpette sulla griglia elettrica. In realtà volevo fare il pesce, ma dopo l’ultimo incontro con Marinella ho chiuso con il pesce. Non c’è il pensiero di dover invitare qualcuno a cena, né il supplizio della socialità forzata. Poi ho navigato in internet. Lo sapete che non siamo affatto al sicuro? Quante catastrofi globali esistono. Meteoriti, carestie, buchi neri, guerre nucleari… Grazie a me, anche Marinella sta diventando consapevole. Le mando gli articoli che mi piacciono. Simone dice che non è una buona idea. Lui sa tutto. È il mio amico d’infanzia e adora dare consigli. Si è messo a studiare psicologia, ora ha un motivo valido per interferire con la mia vita. Ma io non sono in depressione… Casa mia non è una topaia, è pulitissima. Non accumulo mai i piatti, passo l’aspirapolvere sui tappeti ogni giorno. Il mio caro amico si preoccupa inutilmente per me. Piuttosto, sono io a preoccuparmi per lui: non prende affatto sul serio l’epidemia. Non sono nemmeno sicuro che mangi frutta, eppure glielo dico sempre. Gli ho persino mandato dei messaggi chiedendogli di fotografare la frutta che compra.
Marinella era bella come sempre, ho sempre amato i suoi occhi blu. Non ho mai visto un’altra persona così bella quando ride. Prendendomi il braccio con tutta la sua dolcezza, disse: “Non eravamo mai stati qui, è un’ottima scelta”. “Sì,” risposi con un tono di voce che cercava di nascondere l’emozione. Ordinammo da mangiare e da bere. Aveva iniziato a piovere leggermente. Lei guardò la pioggia per un po’ e con voce tremante disse: “Com’è bella la pioggia, Francesco”. Una vecchia stufa aveva iniziato a riscaldare l’ambiente. “Il profumo della legna mi ricorda sempre il passato, lo sai?” dissi a bassa voce. Con i suoi occhi blu lucenti fissi nei miei, rispose: “Sei così buono, lo sai?”.
Ho preso zenzero, curcuma e tiglio in erboristeria. Il sistema immunitario è importante; ogni mattina bevo miele e zenzero. Il mio miele è speciale; Armando me lo fa portare dallo zio direttamente da Castignano. Per fortuna lavoriamo da casa da un po’. L’altro giorno ho mandato a Marinella un video sul riscaldamento globale. Non ha risposto, eppure è un argomento cruciale. Forse anche lei pensa che io sia depresso? Teo, un collega, ha preso il Covid; glielo avevo detto dello zenzero e miele, e lui mi aveva preso in giro davanti a Marinella. Comunque, ho mandato anche a lui i miei messaggi informativi. Simone mi ha fatto delle domande sulla mia psicologia; io, ovviamente, ho fatto delle ricerche su internet. Gli ho risposto a tono: “Pensi che io abbia un disturbo ossessivo-compulsivo, vero?”. È scoppiato a ridere al telefono e mi ha chiesto se l’avessi cercato su internet. Non ho ammesso nulla, ovviamente. “Da dove ti viene in mente?” ho detto. “Mi interesso a te, non posso?” ha risposto con voce affettuosa. Lui sa come fare; sa bene che non potrei mai arrabbiarmi con lui.
La pioggia si fece più intensa e la stufa aveva reso la stanza caldissima. Aveva tagliato i capelli corti, i suoi grandi occhi azzurri erano ancora più evidenti. Quando sorrideva, la sua fossetta le dava un’aria così bella. La nostra relazione era come un insieme di patti. Marinella raccontava i suoi problemi, ascoltava belle frasi da me quando ne aveva bisogno, e io parlavo di argomenti generali per farla sorridere. Mi era severamente vietato uscire da questi schemi, lo sapevo bene. Quella notte, però, ero deciso a rompere il patto.
Ci sono leggi ferree anche nell’universo: la legge di gravità, la spinta di Archimede, la forza centrifuga. Per esempio, questo Covid è avvenuto a causa della rottura di queste regole ferree. C’è solo il signor Tiziano che mi capisce; un direttore di banca in pensione, sui settanta, uno dei miei clienti più vecchi. Con lui parlo a fondo di questi argomenti. Abbiamo persino preso del miele dallo zio di Armando per il signor Tiziano. Il signor Tiziano, anche se è un po’ troppo fissato con le teorie del complotto, è la persona che mi capisce meglio. Anche la signora Barbara era una persona splendida, a volte portava dolci fatti in casa in ufficio. Dopo la signora Barbara, il signor Tiziano è rimasto molto solo. Lei era una donna così materna che per tutti è rimasta “zia” Barbara, mentre lui è rimasto il “Signor” Tiziano. Abbiamo perso la zia Barbara per il Covid verso metà maggio. Il signor Tiziano è stato dimesso dopo una settimana di ospedale, ma la zia Barbara non è più tornata a casa. In seguito, il signor Tiziano chiamava con una scusa qualsiasi. Poi abbiamo iniziato a parlare di pianeti, stelle e virus. Una volta, senza che c’entrasse nulla, iniziò una frase dicendo: “Francesco, figlio mio, se non ci fossi tu…”, poi si interruppe. Una volta Simone disse che la solitudine non fa bene a nessuno. Ma io non sono solo come il signor Tiziano…
“Siamo entrambi molto soli,” dissi dopo il primo sorso dal mio bicchiere di vino. Aveva capito che il patto era stato violato. Si fece seria come non l’avevo mai vista, strinse gli occhi e si concentrò sulle parole che stavano per uscire dalle mie labbra. Non ero abbastanza coraggioso da articolare le frasi. Il rumore della pioggia era accompagnato dai tuoni. “Non vedi che siamo così buoni amici, Francesco?” disse lei. “E tu non vedi quanto andiamo d’accordo, Marinella?” risposi con un coraggio che sorprese me stesso.
Guardo il cielo, comprerò un telescopio per vedere Giove, dopotutto. Una volta il signor Armando disse: “Mentre l’uomo non riesce a vedere nemmeno la punta del proprio naso, riesce a vedere oltre le stelle, che grande progresso”. Se non ci fossero le luci della città, il cielo sarebbe bellissimo. Anche il tiglio sta finendo, bisogna comprarlo, ma con molta attenzione. Io e Marinella ormai siamo amici; le mando messaggi raramente, lei risponde con l’emoji “ok”. Simone, che sa sempre tutto, dice che comunicare con le emoji non è salutare. Quel ragazzo non si è ancora adattato all’era digitale. È vero che ho preso un po’ di peso, su questo ha ragione…
Chissà quale video dovrei mandare a Marinella oggi…
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Deniz Ayhan si racconta.
Sono nato a Mersin nel 1980. Ho iniziato il mio percorso per trasmettere l’amore per la letteratura alle giovani generazioni nel 2001; da allora, svolgo la professione di docente di Lingua e Letteratura Turca in diverse città della Turchia.
Le mie radici letterarie traggono linfa dall’umanesimo e dalla saggezza di Yunus Emre nella letteratura turca, e dalla visione universale di Dante nella letteratura mondiale. Sono profondamente legato, con autentica passione, a geografie e testi che superano ogni confine: dai poemi epici ancestrali di Omero fino alle radici narrative dei racconti di Dede Korkut. Il mio più grande ideale è far conoscere con forza il ricco patrimonio della letteratura turca al mondo intero.
Accanto a una profonda passione per la poesia, che spazia dalle liriche di Cesare Pavese ai versi di Nazım Hikmet, sono legato alla letteratura di ampie geografie: da Umberto Eco a Nagib Mahfuz, fino a Han Kang. Attraverso le opere di questi maestri che guidano il mio cammino di lettura e scrittura, continuo a respirare la lingua universale e senza tempo della letteratura, cercando di dare voce al mio universo interiore.
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Foto di Bruna Bonino
(A cura di Silvia Pio)


