FLAVIO VACCHETTA
99 pecore contro una
un ramo di kiwi
su di una betulla
un viluppo trionfale
prevale sul soccombere
in giardino
in opacità di verde
ha luogo un
trascoloramento
già…
erano i suoi lavori
di campagna
colpevoli di
sana salute
noi, come ombre
della città smogata
intavolammo corse
che sempre di più
c’allontanavamo
e svanivano
di noi si diceva
a torto o ragione
beoni e mangioni
*
Brocca
mi dava da pensare
sin da piccolo
una brocca zoppa
aveva due braccia
poi una s’è rotta
ed è rimasta una
che io definivo zoppa
quanti ricordi
quella brocca d’acqua
io buttavo dentro
tutti i pensieri
avrebbero potuto
contenere tutto
l’oceano
eppure quella brocca
sovrappeso e zoppa
non scoppiava mai
o per lo meno
quando eri in procinto
di farlo
ritornava normale
dopo parecchio tempo
mi sono accorto
che la brocca
segnava il mio passaggio
*
La coscienza
non dorme, si propone
oscilla tra bene e male
prepara un’anima di legno
si trastulla
Flavio Vacchetta, 99 pecore, FARA Editore 2025
In copertina Dove vai? di Dante Zamperini
Dalla Prefazione di Alessandro Ramberti
Ogni poeta, anche se si dichiara non credente o fortemente dubbioso, ha antenne particolarmente sensibili a tali questioni, e non di rado i versi possono essere considerati una preghiera laica che si interroga su ciò che conta aprendo crepe preziose nella sfera dell’indicibile, cioè in quanto esula o esonda dallo sperimentabile, dal comprensibile. Anche l’astrofilo Flavio, desideroso di credere, è spinto-incalzato a fare il punto su sé stesso (v. La mia vita, p. 43), di interlo¬quire con un Oltre, con un Padre che pare nascondersi o restare silente. A volte non ci sentiamo amati, non ci giudichiamo “a posto” (e la sintassi frammentata, i fotogrammi di vita rapsodici, pregni di erotismo e malinconia, i tratti ironici e umoristici dei versi di Flavio riflettono bene questo sentire), fatichiamo a ringraziare per quello che siamo, per i talenti che ci sono stati dati, per le relazioni che ci hanno curato e fatto crescere, per i gesti di amore e di attenzione che abbiamo ricevuto e abbiamo (inconsapevoli) dato.
Chi non si è sentito in certe situazioni la pecora perduta, abbandonata, inutile, ai margini? Eppure è proprio quella ad essere ricercata, a ricevere una atten¬zione amorevole e assoluta e così, quando capiamo di essere preziosi con i nostri difetti, quando ci rendiamo disponibili all’aiuto, potremo anche noi sprizzare qualche scintilla di bene e praticare quella umiltà che ci decentra dal nostro orgoglio, ci rende più pazienti e più perseveranti nell’aprire anche gli angoli di cui più ci vergogniamo all’azione della Grazia. E stupircene.
(A cura di Silvia Pio)


