Le nuvole: battiti del cielo, di Sandra Baruzzi

copertina

Dalla postfazione di Anna Tabbia

Nel titolo della silloge “Le nuvole: battiti del cielo” si aprono almeno tre sentieri rivelatori del mondo poetico di Sandra Baruzzi.
PRIMO SENTIERO
Le nuvole sono i battiti del cielo. I battiti sono la danza del cuore. La danza del cuore è la vita. Le nuvole sono il cuore del cielo e perciò sono la vita della volta celeste.
SECONDO SENTIERO
Nel titolo sono presenti i due punti che aprono la porta ad una metafora in cui la visibilità della nube si fonde con la sua sonorità.
I due punti ci sono anche all’apertura di ogni poesia ed è come se, aperta una porta, se ne aprisse un’altra, perché le nuvole sono infinite e non è possibile chiudere una porta per sempre. Crea una suggestione che le poesie siano 100 perché 100 sono i canti della Divina Commedia di Dante e 100 le novelle della commedia terrena di Boccaccio, il Decameron; sono cento e potrebbero essere duecento, mille, duemila, e infatti l’ultimo componimento è un due punti su pagina bianca. Se l’oggetto del poetare è una nuvola, inevitabilmente si apre un elenco perché una nuvola può avere una forma e poi un’altra e un’altra ancora, che ingenera nuova forma. E questo in virtù della vitalità metamorfica intrinseca alla natura della nuvola: la nuvola si muove, corre veloce, insegue a perdifiato, prende fiato, cambia di attimo in attimo, impercettibilmente, esce dai suoi contorni, “smargina” –dice Baruzzi.
TERZO SENTIERO
Questo mondo poetico di Baruzzi è fatto di nuvole ma non è né nuvoloso né neboloso; piuttosto è asciutto, nitido, preciso, lo scatto fotografico di un attimo – e le profonde radici di questo lavoro partono dalla fotografia –, una cristallizzazione, un condensato di senso, un distillato di vita: l’esistenza che non sbava e cade ritmata goccia a goccia.
E ALTRO ANCORA
In questi sentieri poetici le parole chiave da mettere in bella evidenza sono: nuvole, battiti, vita, forme, moltiplicazione, trasformazione, distillazione.
L’unione di questi elementi produce la FORZA, che è anche il titolo sella seconda sezione della raccolta. Un sostantivo, questo, che giunge inaspettato: pensando alle nuvole, l’immaginazione va a qualcosa che copre ma non troppo, oscura ma lascia uno spiraglio di luce, confonde ma solo eccezionalmente disorienta; alle nuvole si associano il fumo, la panna montata, la spuma, un’entità smaterializzata. Invece Baruzzi ne intravvede anche la potenza: la nuvola è “energia sospesa”, è “in lotta” e “in vortice”; le nuvole sono forti perché nascostamente “s’insinuano nei pensieri”, “si arrampicano”, “penetrano nell’altezza dei grattacieli”; la forza delle nuvole sta nel resistere benché esse siano “testimoni/di guerre/ fratricide”.
Anche con la testa tra le nuvole, Baruzzi non può distogliere lo sguardo dall’oggi e dalle plumbee nuvole cariche di guerra, talvolta “squarciate / dal rimbombo/ del cannone”.
La nube è però anche leggerezza. Del resto – racconta Calvino – “Per tagliare la testa di Medusa senza lasciarsi pietrificare, Perseo si sostiene su ciò che vi è di più leggero, i venti e le nuvole”: se il nostro mondo di pietra è sempre più greve, la salvezza al peso del vivere è nelle nuvole. Per la loro leggerezza, possono diventare sempre altro da sé. Baruzzi tocca in volo la loro formazione, trasformazione, dispersione, ricomposizione: esse sembrano finire ma rinascono in altra forma e così ci ricordano la bellezza della vita che sempre genera altra vita, come da nube nasce nube. Non a caso le nubi amoreggiano e nell’atto amoroso ci si congiunge, si perdono i confini di partenza, ci si mescola in forma nuove, ci si rigenera, si dà nuova vita in rinnovellata forma. E poi, guardandola, ci si chiede: “a chi somiglia? da chi ha preso? E si va a caccia di segni ma ogni vita/nube è sempre nuova vita/nube. Lo dice Calvino, che rimanda ad Ovidio, il poeta delle Metamorfosi. Uno nell’altro, come nuvola nella nuvola. In questa compenetrazione di forme c’è la principale componente della bellezza delle nuvole. E BELLEZZA è il titolo della prima sezione della raccolta. La bellezza è fatta anche di corrispondenze tra sensi: è l’ascolto di una foglia che cade, è lo sguardo incollato all’insù. E c’è pure bellezza nel cavalcare le nuvole per entrare in un mondo fuori dal tempo in cui si sa aspettare. L’attesa è uno spazio bianco e anche per questo nella raccolta di Baruzzi c’è tanto vuoto, tanto non scritto, come se la poeta/artista avesse lavorato di scalpello, di scavo, di scarnificazione, di “sottrazione di peso”, direbbe Calvino. Ed è ancora lui a citare un altro poeta di leggerezza e di spazi bianchi: Lucrezio per il quale “il vuoto è altrettanto concreto che i corpi solidi”. In Calvino ci sono Ovidio e Lucrezio; in Baruzzi, sia pure inconsapevolmente e in altra forma e misura, ci sono tutti loro: in ognuno la traccia di ognuno (…) ognuno stampato da ognuno (ma questo è Primo Levi: un altro innesto). A questa bellezza che è tale anche per la sua fecondità Baruzzi guarda con “sguardo devoto” e SACRALITA’ è il titolo dell’ultima sezione. Le nuvole sono sacre perché “contenitori di eternità”, doni preziosi che la natura ci offre regalandoci la sacralità dello “svelamento/ di vita in movimento”. Sacro è lo stesso atto creativo. Zeus ha dato forma a Nefele, la nuvola: è lui che ha modellato una nuvola con le sembianze di sua moglie Era per salvarla dalle brame di Issione. La nuvola è nata dal modellamento di un dio e le nuvole di Baruzzi sono anche modellate in ceramica dalle sue stesse mani; la nuvola di Zeus è nata per camuffare la realtà e le nuvole di Baruzzi , messe su carta con poche parole, camuffano la realtà per guardarla. E la letteratura è questo giocare a travestire la realtà per meglio svelarla.

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Dalla presentazione dell’autrice

In questa raccolta poetica, LE NUVOLE: battiti del cielo, che ho suddiviso in tre sezioni – bellezza – forza – sacralità, presento opere nate dall’osservazione, stratificata negli anni, delle nuvole e dal loro innesco ad uno sguardo più intimo, interiore, personale e creativo. Opere che danno volume, forma e colore, immagine emozionale e suggestiva delle mie visioni, opere che s’affiancano alla parola poetica. Parola che illumina l’oscurità e che genera tentativi di scultura, che ricerca e percorre vie identitarie.
È un viaggio nello spazio non solo esterno ma anche interiore che parte da un visibile per giungere a un invisibile.
Un personale connubio fra linguaggi differenti, una comunicazione che desidera abbracciare e condividere in modo più ampio e libero.
Un progetto artistico/poetico che si sofferma per considerare la relazione fra espressioni di comunicazione, sigilla un percorso personale da spartire con altri.

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da Le nuvole: battiti del cielo (Atene del Canavese Editore 2022), immagini di Sandra Baruzzi

: ascolta la foglia cadere
nell’abbraccio del cielo
la terra sa aspettare

*

: cadono nel vuoto
cedono il passo
all’oscurità

*

: nel rosso rubino
del tramonto
amoreggiano
con grazia
e sensualità

*

: estive
nel bagliore
rosso d’uovo
del tramonto
illuminano
il ricordo
nostalgico
del paese
d’origine

*

: s’insinuano
nei pensieri
generano
visioni
atti creativi

*

: ammantate
d’abito bianco madreperla
omettono
il lucóre dei raggi solari
ogni ombra
viene riposta
oltre la soglia
del non visibile

*

: in quadranti del cielo
teatri
ritratti di volti
forme di animali
scene di vita
visioni
che ci rimandano
a noi

*

: trapuntano
il cielo
leggere
minacciose

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Sandra Baruzzi è nata a Faenza (RA). Docente di Design Arte della Ceramica presso il Liceo Artistico Statale “Felice Faccio” di Castellamonte (TO). Indagatrice artistica e letteraria, curatrice indipendente. Come poeta ha pubblicato con la casa editrice ANANKE diverse raccolte: CONTESTO (2004) con Piera Giordano, Dimore dell’anima (2005) con Piera Giordano e Anna Tabbia, A corpo libero (2008) con Piera Giordano e Anna Tabbia, Scartafaccio s-velato (2008), Di quale terra? (2010), Ritrarti (2012) con Anna Tabbia, Tempo di risacca (Atene del Canavese 2021) con Anna Tabbia. Per Manifattura Torino Poesia, Edizioni Marco Valerio, è coautrice con A. Tabbia dell’antologia poetica FORME DELLA TERRA – Dodici poeti canavesani (2010).

Il libro sarà presentato giovedì 27 ottobre 2022 alle ore 17.00, presso LIBRERIA BELGRAVIA di Torino, in via Vicoforte 14/d:

(A cura di Silvia Rosa)