Dal diario di una non-facebooker

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CYBIL PRINNE

Quando una delle mie migliori amiche si è iscritta a Facebook ha smesso di scrivermi email. Le ho chiesto perché e mi ha risposto che Fb è molto più dinamico e che le email sono obsolete. Quando le ho ricordato la piacevolezza del nostro scambio elettronico di considerazioni-impressioni-ricordi, che era l’erede dell’annoso scambio epistolare, mi ha risposto che avrei dovuto aggiornarmi e mettermi su Fb, così ci saremmo potute sentire regolarmente.

Un’altra amica mi ha raccontato di quanti corsi riesce a fare seguendo Fb: “si possono avere un sacco di informazioni che non si trovano nei canali tradizionali”. Ecco il motivo per cui è sempre in giro ad imparare a meditare al suono delle campane tibetane, a costruire fiori con materiale di riciclo, a cucinare piatti macro-vega-legger-astrologici e a cantare usando solo l’epiglottide.

L’altro giorno al bar ho incontrato un conoscente che aveva un aspetto terribile. Gli ho chiesto se era malato e lui mi ha detto che aveva tempo di controllare il suo Fb solo la sera e ci metteva così tanto a rispondere ai commenti e a mettere i ‘mi piace’ ai suoi contatti che andava a dormire nel cuore della notte. Era stanco.

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Tante cose non capisco di questo mondo sempre in cambiamento, ed è anche normale invecchiando, ma mi piace comunque fare lo sforzo di informarmi e di costruirmi un’idea. Allora ho chiesto a mia figlia di lasciarmi usare il suo account per farmi un bel giro nell’universo a me sconosciuto di Fb.

Ho passato un pomeriggio (la sera leggo e vado a dormire presto e mi rifiuto di avvicinarmi al computer) istruttivo. Ho controllato tutti i parenti, amici, vicini di casa, ex compagni di scuola, ex fidanzati (ovvio). E poi tutte le associazioni culturali e le istituzioni di cui sono a conoscenza.

Con sollievo ho visto che figli, nipoti e parenti stretti hanno un profilo discreto e postano poche notizie e molte foto artistiche. Mio figlio non aggiorna la pagina da due mesi (da quando ha incontrato una ragazza che lo porta a camminare in montagna?).

Poi ho cercato di fare una classifica degli altri. Il più narcisista è senz’altro un collega in pensione, che smesso il lavoro ha iniziato a viaggiare: per ogni viaggio ci sono numerose foto di lui davanti all’attrazione più ovvia del paese che visitava: le grandi piramidi, la cattedrale di San Basilio, la Muraglia cinese, il Pan di Zucchero, il Machu Picchu, e via andare tra ovvietà e ovvietà. Infatti si è anche meritato un posto in alto nella classifica dei profili più banali.

Al secondo posto dei narcisi ci ho messo una giornalista locale con la quale ho collaborato, che nel suo Fb si cita di continuo, sovrascrivendo i suoi propri aforismi all’interno di immagini tipo un tramonto, una montagna innevata, un fuoco nel camino, ecc. e firmandoli.

Al top della banalità c’è il mio dirimpettaio, del quale conosco l’abitudine di mangiare fuori: ogni giorno posta la foto del piatto che ha mangiato.

Il profilo più inquietante è quello della mia libraia. Mi sarei aspettata copertine e recensioni di libri, invece lei tiene un diario pieno di cuoricini, emoticon e icone, al confronto del quale quello di mia figlia quando aveva 14 anni è un trattato di filosofia.

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Ho anche provato a leggere i commenti, ma dopo un po’ mi sono sentita un’intrusa durante una conversazione tra amici che si dicono cose che a me sembrano di nessuna importanza.

Non ho trovato neppure un ex compagno di scuola, forse alcuni di loro hanno un profilo privato perché il nome corrisponde. Ho sempre pensato che fossero delle persone sensate.

E neppure ho trovato gli ex fidanzati. Che sollievo! Ho capito che non avevo proprio voglia di sapere come sono e cosa fanno adesso, così come non vorrei assolutamente essere trovata da loro.

Quindi, un’idea me la sono fatta. Con la mia amica non ci sarebbe nessuna possibilità di scambi interessanti; non so cosa si dice con gli amici che le scrivono in privato, ma la qualità generale della scrittura non si avvicina lontanamente al nostro scambio epistolare, del quale mi tengo la nostalgia.

Di corsi interessanti (per me) non ne ho trovati e le informazioni delle associazioni ed enti che frequento sono le stesse che mi arrivano dalla mia iscrizione alla loro mailing list. Mettere un ‘mi piace’ non sempre sarebbe onesto… E se certe informazioni non si trovano nei canali tradizionali forse un motivo c’è.

Ho capito come il conoscente del bar possa passarci le notti sulla pagina: postare frequentemente notizie e foto, leggere i commenti e rispondere richiede ore, per non dire di quanto ci voglia a visitare le pagine degli amici. Personalmente sono convinta che ci siano modi migliori di passare il tempo.

Come dichiara questo interessante video in inglese, nel quale mi sono imbattuta leggendo il quotidiano online, Fb è un modo di vivere, ma non è il mio.

Vabbe’, ora torno al mio libro e alla mia tazza di tè, che mi piacciono davvero. Prendo carta e penna e scrivo all’amica con la quale corrispondevo e che ora preferisce Fb. In memoria dei vecchi tempi. Annuso l’odore del blocco di carta e dell’inchiostro della stilo, e mi sento la sacerdotessa di un rito antico e dimenticato. Mi piace.

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