Béatrice Brérot e la poesia transgender

Photo_BREROTSAMANTHA BARENDSON (a cura)

Breve biografia:
Béatrice Brérot è nata a Nantes, Francia, nel 1963. Scrive da quando ha 13 anni.
Dopo studi di Lettere Moderne ed un periodo di lavoretti, decide di scrivere soltanto poesia.
Membro del ”Syndicat des poètes qui vont mourir un jour”, è stata una delle fondatrici della micro-fabbrica di poesia “laps / le suc & l’absynthe”. Lavora attualmente in una biblioteca dove anima gli incontri poetici “les jeux dits de la poésie”.
La sua poesia attraversa differenti registri di scrittura e linguaggio. Segni, lettere e parole sono per lei corpi geografici liberi ed autonomi di cui lei stessa esplora flussi e movimenti, volumi e materie attraverso il metterli in spazi visuali, sonori, digitali ed audiovisivi.
Tuttavia queste dimensioni formali non escludono il contenuto. Giocando con le forme, Béatrice Brérot elude le frontiere e traccia una poesia transgender.
Béatrice Brérot ha realizzato vari cinepoemi, pubblicato in riviste, commesso qualche libro e incontrato il pubblico con o senza la messa in voce dei suoi testi.
 
Quando e come si è avvicinata alla poesia?
Ho cominciato a scrivere ai 13 anni ed è stato subito con la poesia. Più tardi ho provato altri generi (novelle, racconti, sceneggiature) ma ero in maggior rapporto con la poesia. Ho rapidamente rinunciato all’idea di vivere un giorno della mia propria penna scrivendo romanzi o critiche letterarie, e mi sono messa a scrivere unicamente poemi. Lì ho saputo che non sarei mai diventata famosa. ;-)
Penso che il mio gusto per questa forma di espressione sia stata destata da mio zio, poeta anche lui. All’inizio non mi ha trasmesso nulla direttamente ma, da bambina, adoravo andare da lui e sentire l’odore del tabacco da pipa che riempiva l’aria del suo appartamento i cui muri erano coperti di libri. Più tardi, nell’adolescenza, si è interessato ai miei scritti. Certamente questo mi ha incoraggiata a proseguire su questa via. Ne approfitto per dire che mio zio è un eccellente poeta, totalmente sconosciuto perché non cerca di farsi editare.
In quanto ai poeti che amavo leggere da giovane, c’erano Verlaine, Rimbaud e soprattutto Villon. Dopo ci sono stati Ginsberg, Kerouac, Brautigan e le ineguagliabili novelle di Carver che mi accompagnarono per molto tempo nel mio percorso poetico.
 
Attività poetiche, collaborazioni (riviste, collettivi, ecc.) e pubblicazioni:
Attualmente la mia attività poetica comprende letture pubbliche, pubblicazioni sotto diverse forme (riviste, antologie, raccolte, libri di artisti…) e l’animazione di incontri poetici organizzati in una delle biblioteche municipali di Lione, “les jeux dits de la poésie”.
Sono membro del collettivo “Le syndicat des poètes qui vont mourir un jour” con il quale abbiamo partecipato, due anni di seguito, all’evento mondiale “100 000 poeti per cambiare il mondo” (www.100thousandpoetsforchange.com).
Prima di questo, tra il 2003 e il 2008, mi sono incaricata di una micro-fabbrica di poesia digitale e su carta riciclata “laps / le suc & l’absynthe” (www.sucabsynthe.net) co-fondata con una amica.
Editavamo una rivista “laps” che proponeva incontri tra autori e artisti plastici, e libri. Tra gli autori e artisti pubblicati ci furono, per esempio, Edith Azam, Claude Favre, Michaël Glück, Claire Terral, Baudoin, Jane Sautière, Valérie Berge, Dominique Mérigard, André Gache, Françoise Chastagnier, Anne Brérot, Frank Doyen e mio zio, nel n°0.

Cos’è la poesia per lei?
Per me la poesia rientra nel campo di una maniera di essere più che in quello di un genere letterario. È una forma di vita che ognuno porta dentro di sé, anche coloro che non leggono, non ascoltano o non praticano la poesia. Penso che la poesia ci attraversa tutti. È uno spazio di parola del quale ognuno può appropriarsi qualsiasi sia la sue origine, il suo dominio della lingua o le sue conoscenze in quel campo. La poesia non è un mezzo di espressione riservato a un clan o a una banda d’intellettuali portati verso la cosa letteraria. E questo non è un fatto recente. Iniziando con le poesie a figure dell’antichità fino alla poesia intermedia, concetto introdotto da Dick Higgins agli inizi degli anni 60, la poesia è un arte ibrida senza limitazione di genere e di pubblico. Ed è avendo questo in mente che le mediateche e case della poesia dovrebbero pensare la loro programmazione. Aprirebbe altre prospettive e contribuirebbe al suo sviluppo in un paese come la Francia che confonde ogni volta di più cultura di massa e cultura popolare. Ma questo… è un altro tema.
Blog di Béatrice Brérot
www.beatricebrerot.over-blog.net

Sito laps / le suc & l’absynthe
http://www.sucabsynthe.net

Blog del collettivo « Le syndicat des poètes qui vont mourir un jour »
http://syndicatdespoetes.hautetfort.com

Photo_BREROT4Béatrice Brérot, poesie