Parafrasando Calvino

cittanascoste

GABRIELLA MONGARDI.

(da: “Le città invisibili”).

(da Pentesilea) Per parlarti di Mondovì dovrei cominciare a descriverti l’ingresso nella città. Tu certo immagini di veder levarsi dalla pianura polverosa una cinta di mura, d’avvicinarti passo passo alla porta, sorvegliata dai gabellieri che già guatano storto ai tuoi fagotti. Fino a che non l’hai raggiunta ne sei fuori; passi sotto un archivolto e ti ritrovi dentro la città; il suo spessore compatto ti circonda; intagliato nella sua pietra c’è un disegno che ti si rivelerà se ne segui il tracciato tutto spigoli. Se credi questo, ti sbagli: a Mondovì è diverso.

La gente che s’incontra, se gli chiedi: – Per Mondovì? – fanno un gesto intorno che non sai se voglia dire: «Qui», oppure: «Più in là», o: «Tutt’in giro», o ancora: «Dalla parte opposta».

- Ma la città dove si vive? – chiedi.

- Dev’essere, – dicono, – per lì, e alcuni levano il braccio obliquamente verso una concrezione di poliedri opachi, mentre altri indicano alle tue spalle lo spettro d’altre cuspidi».

cittacontinue

(da Irene) «Mondovì è un nome di città da lontano, e se ci si avvicina cambia. La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui s’arriva la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso; forse di Mondovì ho già parlato sotto altri nomi; forse non ho parlato che di Mondovì».

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(da Zora) «Al di là di tre fiumi e due catene di montagne sorge Mondovì, città che chi l’ha vista una volta non può più dimenticare. Ma non perché essa lasci come altre città memorabili un’immagine fuor del comune nei ricordi.

Mondovì ha la proprietà di restare nella memoria punto per punto, nella successione delle vie, e delle case lungo le vie, e delle porte e delle finestre nelle case, pur non mostrando in esse bellezze o rarità particolari. Il suo segreto è il modo in cui la vista scorre su figure che si  succedono come in una partitura musicale nella quale non si può cambiare o spostare nessuna nota.

L’uomo che sa a memoria com’è fatta Mondovì, la notte quando non può dormire immagina di camminare per le sue vie e ricorda l’ordine in cui si succedono l’orologio del Moro, la tenda a strisce del caffè, la fontana dai nove zampilli, la Torre del Belvedere, l’edicola del venditore di giornali, la statua del professore e del delfino, la Chiesa della Missione, la scuola all’angolo, la traversa che porta alla funicolare. Questa città che non si cancella dalla mente è come un’armatura o reticolo nelle cui caselle ognuno può disporre le cose che vuole ricordare: nomi di uomini illustri, virtù, numeri, classificazioni vegetali e minerali, date di battaglie, costellazioni, parti del discorso: cosicché gli uomini più sapienti del mondo sono quelli che sanno a mente Mondovì».

QUI il link a Mondovì, “città invisibile”

Gabriella Mongardi

Illustrazioni di Lorenzo Barberis:
Le città nascoste
Le città continue

Le città e i segni