Maternità marina, in poesia e fotografia

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INTERVISTA A SILVIA ROSA.

Puoi descrivere brevemente “Maternità marina”? Che tipo di libro è?
“Maternità marina” è un’antologia poetica, un’opera corale, incentrata sul tema complesso del materno, che raccoglie i testi di trenta autrici italiane contemporanee, scritti a partire dalle suggestioni di una serie fotografica di ventotto scatti, con inserti grafici a ricamare le fotografie e illustrazioni a puntellare i versi, come una sorta di  sottotesto che accompagna la narrazione poetica. Nasce da una mia idea, e da un primo esperimento che mi ha visto alle prese con la macchina fotografica. Adoro la fotografia e spesso in passato ho collaborato con artisti e fotografi, scrivendo poesie per dare voce ai loro scatti. Con “Maternità marina” è successo il contrario, ho coinvolto altre poete perché fossero loro a scrivere i testi in sintonia con le immagini.
Valeria Bianchi Mian, con la quale collaboro al progetto “Medicamenta – lingua di donna e altre scritture” sotto la cui egida è nato il libro, è stata invece l’ideatrice del racconto grafico, dedicandosi alle illustrazioni e realizzando la delicata trama di inserti che riscrivono le foto di significati ulteriori. Il libro contiene anche le nostre due introduzioni come curatrici (quella di Valeria con un taglio psicoanalitico) e due nostre poesie, che abbiamo volutamente lasciato a margine della narrazione, a cui invece hanno dato forma le altre autrici. A conclusione dell’opera appare la postfazione accurata dell’artista Sandra Baruzzi, che riflette sulla sintesi che linguaggio visivo e scritto producono. Insomma, è un libro composito, stratificato, multiforme, onirico, originale, conturbante e perturbante, che presenta una commistione di codici espressivi e si avventura nel territorio della maternità esplorandone anche le zone d’ombra, ponendo al centro della narrazione le paure, i limiti, la complessità, le aperture e le epifanie del femminile.

Raccontami la storia di questo libro: che progetto c’è dietro, come è nato?
Qualche anno fa mi trovavo in vacanza in una bellissima regione del Sud, che frequentavo ogni estate. Una mattina, mentre passeggiavo in riva al mare, nella luce abbacinante d’agosto, ho visto una poltrona rossa abbandonata sugli scogli, scolorita e malconcia, eppure ancora invitante. Ho avuto una visione, non so come altro dire, cioè ho visto (immaginato, ma sembrava molto reale) una giovane donna vestita di bianco, seduta sulla poltrona, e a questa immagine primigenia poi ne sono seguite altre, un racconto intero, una specie di fiaba, a cui ho sentito il bisogno di dare concretezza attraverso la fotografia. Solo molto tempo dopo, quando ho ripreso la serie fotografica dall’oblio in cui l’avevo relegata, e ho condiviso questa visione con Valeria e poi con le altre poete coinvolte, solo in quel momento ha preso forma il progetto che si è poi realizzato con la pubblicazione dell’antologia. Nel decennio in cui le foto sono state relegate in un file del pc, ho tentato varie volte di riesumarle, mi sono consultata anche con amici fotografi con i quali collaboravo in quel periodo, ma nulla, ogni volta che provavo a mettere mano alle fotografie non riuscivo a progettare una modalità, una cornice, una prospettiva in cui poterle organizzare. Tra l’altro la serie integrale comprende centinaia di scatti, quindi il primo grande ostacolo è sempre stato sceglierne un numero congruo. Quando ormai non stavo più prendendo in considerazione l’idea di dare seguito al guizzo creativo iniziale, ne ho parlato per caso a Valeria e insieme abbiamo iniziato a ragionarci su. Non è stato per nulla facile! La gestazione è durata parecchio: per più di due anni abbiamo discusso, vagliato e valutato tutti i dettagli, ci siamo confrontate su ogni decisione da prendere, ma non sempre siamo giunte a un accordo immediato su come procedere. Nel momento in cui abbiamo avuto una bozza del progetto, ho scritto all’editore Elio Scarciglia, di Terra d’ulivi edizioni, ma la proposta non è stata presa subito in considerazione. Dopo un’attesa in cui abbiamo rivisto alcuni aspetti dell’impianto iniziale, Elio ha deciso di pubblicare l’antologia nella collana “Le Avventurine”, dedicata ai libri foto-poetici. Sono molto felice di come l’editore abbia seguito ogni fase della realizzazione del libro: ci tenevo che la parte grafica/fotografica fosse curata nel migliore dei modi, e sapevo che lui è un ottimo fotografo. Inoltre nel catalogo della casa editrice sono tanti i nomi di autori e autrici validi e quindi avevo la sicurezza che le due anime del libro, poesia e immagini, avrebbero trovato tutta l’attenzione e la cura necessarie. L’ultimo ostacolo alla nascita del libro è stata l’emergenza sanitaria: la stampa delle copie è slittata di un paio di mesi! Insomma, si è trattato davvero di un lungo tempo costellato di tentativi, imprevisti, rifiuti, rovesci di fortuna, ma ecco, alla fine, nonostante tutto, “Maternità marina” adesso esiste!

Perché questo titolo e questo tema?
Il titolo “Maternità marina” è nato con la prima fotografia che ho scattato ed è sempre stata l’unica certezza che ho avuto in merito a questo lavoro, fin dall’inizio. Riassume gli elementi salienti della storia: il riferimento al mare, al principio materno, l’ambientazione nella natura, quel qualcosa di fiabesco che connota le immagini. Non svelerei altro in merito, per lasciare alle lettrici e ai lettori il gusto di scoprire da soli il perché di questo titolo e per attribuire a questa scelta una propria interpretazione. Il tema della maternità, che è centrale ma non esclusivo in quest’opera, mi interessa da sempre, per ragioni legate alla mia storia personale. Credo poi che sia universalmente riconosciuto come uno dei più rilevanti per ogni essere umano, qualcosa con cui è inevitabile prima o poi fare i conti, nel bene e soprattutto nel male.

Vuoi presentare le autrici delle poesie e le curatrici?
Le autrici dei testi poetici sono: Franca Alaimo, Vera Bonaccini, Angela Bonanno, Claudia Brigato, Martina Campi, Paola Casulli, Mirella Ciprea Crapanzano, Flaminia Cruciani, Alessia D’Errigo, Lella De Marchi, Francesca Del Moro, Laura Di Corcia, Claudia Di Palma, Alba Gnazi, Ksenja Laginja, Anna Lamberti-Bocconi, Daìta Martinez, Silvia Maria Molesini, Gabriella Montanari, Renata Morresi, Daniela Pericone, Valeria Raimondi, Anna Ruotolo, Silvia Secco, Francesca Serragnoli, Enza Silvestrini, Claudia Sogno, Alma Spina, Antonella Taravella, Claudia Zironi. La scelta è ricaduta su di loro perché ne apprezzo la scrittura, ma anche perché sapevo che qualcuna aveva già esperienza di scrittura a partire da uno stimolo fotografico, e molto spesso anche una poliedrica personalità di poeta e artista: si tratta dunque di autrici aduse a confrontarsi con molteplici codici espressivi. Alcune hanno alle spalle numerose pubblicazioni e una certa notorietà nel mondo poetico, altre sono inedite o hanno esordito da poco, tuttavia la qualità delle poesie di tutte è indiscutibile. Ho sentito più forte che mai il senso di responsabilità che accompagna il prendersi cura della produzione altrui, insomma, non è lo stesso che occuparsi solo di sé, perciò mi auguro che nonostante gli esiti perfettibili ognuna di loro sia felice quanto me di questa pubblicazione.
Le curatrici siamo io e Valeria Bianchi Mian: entrambe scriviamo, non soltanto poesia. Valeria è anche illustratrice e ha già disegnato altri libri prima di questo, mentre io sono alla prima esperienza con un lavoro fotografico mio. Insieme curiamo anche, da ormai cinque anni, “Medicamenta- lingua di donna e altre scrittura”, un progetto che si declina in laboratori, gruppi di formazione, eventi e performance,  lavorando al confine tra individuale e collettivo, sui temi caldi della vita femminile, come dipendenza affettiva, violenza di genere, il difficile cammino di ricomposizione dell’identità a seguito del trauma migratorio, le crisi psicologiche che costellano le fasi della vita, dalla giovinezza alla maternità, dalla menopausa all’anzianità. Il tronco del progetto affonda nella terra fertile delle nostre differenti formazioni – psicoterapeuta e psicodrammatista (Valeria), educatrice e insegnante io. L’obiettivo è psico-pedagogico e si articola in poesia, narrazioni, drammatizzazione e piccoli manufatti di carta, ricorrendo spesso alla tecnica degli origami. Ne parlo qui perché considero “Maternità marina” il frutto non solo della collaborazione con Valeria, ma anche una prima pubblicazione che rientra in pieno negli intenti di “Medicamenta”.

Che rapporto c’è tra poesia e fotografia, per te? Che tipo di fotografa sei?
La relazione tra fotografia e poesia per me non riguarda solo la fertile commistione dei due linguaggi in un’unica opera, come nel caso di “Maternità marina”: la poesia è già di suo ricolma di immagini (similitudini e metafore) che arrivano dal mondo esterno e dalla memoria e generano una torsione dello sguardo e una nuova visione, che ne porta con sé numerose altre. Per quanto mi riguarda, trovo moltissime analogie tra il lavoro del poeta e quello del fotografo.
Ci tengo qui a sottolineare che io non sono una fotografa: non basta scattare qualche foto per definirsi tali, a mio parere. La fotografia è una professione artistica, che prevede talento, studio della tecnica, approfondimenti costanti, originalità, gusto ed esperienza. Poi per carità, chiunque può fotografare, e magari produrre anche scatti gradevoli di un qualche interesse o valore, ma da lì a potersi chiamare davvero fotografo la distanza è tanta. Lo dico proprio perché ho avuto il piacere di collaborare con molte e molti artisti delle arti visive, che hanno dedicato tempo, studio, energie a questo lavoro, e hanno esposto in giro per l’Italia e per il mondo.  Non ho niente in comune con loro, se non la passione per le immagini, che mi accompagna da quando ero bambina. Le fotografie in particolare sono sempre state un’incredibile fonte di ispirazione per la mia scrittura. Amo molto la fotografia surreale, onirica, dalle atmosfere inquiete, che stravolge la visione usuale, spalancandola verso altre dimensioni, una fotografia costruita con scenografie fantastiche e personaggi improbabili. In “Maternità marina” ho costruito di volta in volta un piccolo mondo, con gli strumenti rudimentali che avevo a disposizione, perché gli scatti raccontano una realtà parallela, una storia a metà tra la fiaba e l’incubo, immaginifica. La cosa che ricordo con un certo affetto è l’aiuto che le persone del luogo (si è mobilitato un paesino intero o quasi!) mi hanno prestato per allestire e preparare le sessioni fotografiche, senza domandarmi mai nulla, nonostante le mie richieste fossero assai strane, a cominciare dal fatto che andavo in giro per spiagge, uliveti e campagne con una poltrona ingombrante al seguito. Nel libro compaiono due donne del posto, entrambe modelle per caso, una nonnina spiritosa e arzilla che è venuta a posare in abiti da lavoro nei campi, e una splendida ragazza che ha saputo interpretare con bravura da professionista le mie indicazioni. Forse quello che alla fine mi ha spinto a non desistere e a pubblicare il libro è stato proprio questo mix di generosità e benevolenza che ho sentito intorno a me. A volte non mi spiego come sia possibile che così tante persone, da quando ho cominciato a scattare le fotografie a quando il progetto si avviava a diventare libro, mi abbiano accordato la propria fiducia. Mi auguro con tutto il cuore di esserne stata all’altezza e che “Maternità marina” sia accolta con calore, lo stesso che mi ha accompagnato per tutta la durata di questa splendida esperienza.

(a cura di Gabriella Mongardi)

NOTIZIA BIOBIBLIOGRAFICA
Silvia Rosa nasce a Torino, dove vive e insegna. Laureata in Scienze dell’Educazione, ha frequentato il Corso di Storytelling della Scuola Holden (2008/2009). È vicedirettrice del blog “Poesia del Nostro tempo”, dove si occupa tra l’altro delle rubriche “Confine donna: poesie e storie d’emigrazione” e “Scaffale poesia: editori a confronto”, ed è redattrice di “NiedernGasse”, dove cura le rubriche “L’asterisco e la Margherita”, firmandosi con il nome di Margherita M. e “Fuori banco: cronache dalla scuola degli ultimi”. Collabora con “Margutte, non-rivista online di letteratura e latro” e fa parte della redazione di “Argo annuario di poesia”. È tra le ideatrici del progetto “Medicamenta: lingua di donna e altre scritture”, che propone una serie di letture, eventi e laboratori rivolti a donne italiane e straniere, con le loro narrazioni e le loro storie di vita. Ha intervistato e tradotto alcuni poeti argentini, dando vita al progetto Italia Argentina ida y vuelta. Incontri poetici, pubblicato nel 2017 in e-book (edizioni Versante Ripido ‒ La Recherche). Suoi testi poetici e in prosa sono presenti in diversi volumi antologici e sono apparsi in riviste, siti e blog letterari. Tra le sue pubblicazioni: le raccolte poetiche Tempo di riserva (Giuliano Ladolfi Editore 2018), Genealogia imperfetta (La Vita Felice 2014), SoloMinuscolaScrittura (con prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti, La vita Felice 2012), Di sole voci  (LietoColle Editore 2010); il saggio di storia contemporanea Italiane d’Argentina. Storia e memorie di un secolo d’emigrazione al femminile (1860-1960) (Ananke Edizioni 2013).
Biobibliografia completa qui: http://www.larecherche.it/biografia.asp?Tabella=Biografie&Utente=silviarosa

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AA. VV. Maternità marina a cura di Silvia Rosa e Valeria Bianchi Mian
Fotografie di Silvia Rosa, illustrazioni di Valeria Bianchi Mian; testi poetici di: Franca Alaimo, Vera Bonaccini, Angela Bonanno, Claudia Brigato, Martina Campi, Paola Casulli, Mirella Ciprea Crapanzano, Flaminia Cruciani, Alessia D’Errigo, Lella De Marchi, Francesca Del Moro, Laura Di Corcia, Claudia Di Palma, Alba Gnazi, Ksenja Laginja, Anna Lamberti-Bocconi, Daìta Martinez, Silvia Maria Molesini, Gabriella Montanari, Renata Morresi, Daniela Pericone, Valeria Raimondi, Anna Ruotolo, Silvia Secco, Francesca Serragnoli, Enza Silvestrini, Claudia Sogno, Alma Spina, Antonella Taravella, Claudia Zironi.
Introduzioni con poesie di Silvia Rosa e Valeria Bianchi Mian; postfazione di Sandra Baruzzi

http://www.edizioniterradulivi.it/maternita-marina/232