Rimango fedele alla terra

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MARIO SACCOMANNO

Né posso dirti
che queste mie mani maldestre
non abbiano a lungo provato
a curare una rosa recisa

e attorno lo scherno
di dita che diresti innocenti,
pronte a ubbidire
alle urla scomposte
della bocca del tempo.

Nulla ho potuto
al cospetto del coro
che denuncia l’urgenza
di fiori concreti.

Ora, illudendomi, spero
che una pioggia di sillabe
scroscio di queste
mie mani maldestre
possa scuotere il petto
e dei fiori stracciati dalla terra
riesca a offrirne l’idea degli odori,
o a farne magari gustare
i loro veri lineamenti.

L’arte sa farsi
avamposto materico
di un desiderio.

***

Poggio su un subbuglio di contrari
che nei rari abbagli di piacere
si snodano a vicenda.

***

Cedo
alle voglie
dei miei passi

e mi armonizzo
nell’andare.

Solo,
come tutti,
rifiorisco
dagli sbagli

e, mentre
tossicchiando
rincorro
nuove pose,

più si svela
il mio percorso

e più si fa terrigna
la mia ombra.

Mario Saccomanno, Rimango fedele alla terra, Interno Libri Edizioni

Rimango fedele alla terra è una raccolta poetica articolata in due atti, il cui titolo richiama esplicitamente un passo di Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche. La silloge indaga il rapporto tra individuo, realtà e parola poetica, muovendosi entro una struttura che attinge consapevolmente al lessico e alle dinamiche della musica (Preludio, Notturni, Dissonanze, Intermezzo, Acuti, Inni, Dissolvenza), non come semplice scelta terminologica ma come principio ordinatore interno. All’interno di questa architettura, le singole sezioni sviluppano una progressione che alterna e mette in tensione registri differenti: dai momenti di maggiore concentrazione lirica e intimità dei Notturni, caratterizzati da forme brevi e da un andamento raccolto, fino alle fratture più marcate delle Dissonanze e degli Acuti, dove emergono contrasti, strappi e una più esplicita apertura a problematiche contemporanee. L’Intermezzo si configura come zona di sospensione e riflessione, mentre gli Inni tentano una ricomposizione, interrogando i possibili punti di equilibrio tra esperienza individuale e dimensione universale. Dunque, i testi alternano momenti di maggiore intimità lirica a fasi più tese e dissonanti, secondo un movimento che tende a una progressiva rielaborazione delle fratture senza mai annullarle del tutto. La scrittura mira a costruire uno spazio di equilibrio dinamico tra il singolo e l’altro, tra interiorità e realtà condivisa, mantenendo costante l’attenzione alla dimensione sonora e ritmica del verso, intesa come strumento conoscitivo oltre che espressivo.

Mario Saccomanno (Cosenza, 1993) ha conseguito tre lauree, tra cui una magistrale in Scienze Filosofiche, cum laude, e una in Letteratura, lingua e cultura italiana. Cofondatore di Aculei Edizioni, collabora come editor e promoter con Bottega editoriale, è direttore editoriale dei periodici DireFareScrivere e Bottega Scriptamanent e contribuisce ad Alma Poesia. Giornalista e scrittore, suoi testi sono apparsi in blog, riviste e antologie, ricevendo premi e riconoscimenti. Ha pubblicato Tragitto ricurvo di sogni e d’amore (Vitale), Tanto vero da farsi utopico (Pedrazzi), Lembi edificabili (L’Erudita) e Rimango fedele alla terra (Interno Libri Edizioni).

(A cura di Silvia Pio)