Mille mele in una ciotola

Natural morta con mele e pere, Paul Cézanne, Metropolitan Museum of Art New York (Wikimedia Commons)

Natura morta con mele e pere, Paul Cézanne, Metropolitan Museum of Art New York
(Wikimedia Commons)

JOHN IRVING CLARKE

Devono essere mele. Mille mele in una ciotola. È un buon piano e lo porterò a termine. Il dottor Kramer è motivante e stimolante ma gli aspetti pratici del piano sono miei. Voglio dire, la visione e il processo di come farò funzionare questa cosa: come disegnerò o dipingerò mille mele in una ciotola.
Adesso sono leggermente in malafede e voi mi prendete troppo alla lettera. No, non sono davvero mille mele, ma creerò un’opera d’arte ogni giorno per un anno, e in questo momento sto guardando una ciotola con tre mele. Disegnare o dipingere queste mele ogni giorno per un anno, beh fate i conti voi stessi, fa più di mille mele con il resto di quasi cento. E sì, cambierò le mele di tanto in tanto, questa non sarà come una meditazione metafisica sulla maturità gloriosa e sulla decadenza rinsecchita, no, continuerò a cambiare le mele per mantenere il simbolismo fruttuoso.
Per questo devono essere mele. Attraversano i nostri miti, la nostra storia e la nostra identità culturale, non è vero? “An Apple for the Teacher” canzone di Bing Crosby e Connee Boswell, “una mela al giorno toglie il medico di torno” (senza offesa, dottor Kramer), “guance rosee come mele”, la mela di Newton. Dove sarebbe Isaac senza la sua gala?
Naturalmente potete anche girare la frittata: una mela avvelenata viene scelta dai cattivi in moltissime fiabe. Ci vuole solo una mela marcia, no?
Comunque tratterò l’intera gamma delle risposte emozionali con acquerelli delicati, schizzi a matita dettagliati, linee ampie di carboncino su carta da zucchero e acrilici accesi. Portate le bramley, le granny smith e le pink lady, e vi presenterò la condizione umana attraverso mille mele in una ciotola.
E ora mi fermo perché sto pensando a Guglielmo Tell. Che razza di trucco era quello? Tirare ad una mela sulla testa del tuo proprio figlio! Non ricordo l’intera storia, ma fondamentalmente è la peggiore sorta di sadismo, costringere qualcuno a mettere in pericolo i propri figli!
I figli del dottor Kramer mi stavano sorridendo nell’ambulatorio; due giovani svegli in una di quelle fotografie informali e alla moda, come se fossero stati sorpresi in qualche gioco scatenato e spontaneo. Bravi ragazzi, onesti e aperti. Per un istante ho desiderato essere il marito del dottor Helen Kramer, per aiutarla a crescere quei ragazzi. È successo appena dopo che mi aveva detto che la mia ipotesi migliore sarebbe stata dodici mesi.
Mi sono reso conto che George Orwell si era sbagliato: la speranza non va cercata nei prolet, ma in quelli come i ragazzi del dottor Kramer.
Per quanto riguarda me, disegnerò quelle mille mele in una ciotola.

(Traduzione di Silvia Pio)