La parte arida della pianura di Nino Iacovella

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Cover di Raffaele Auriti

Dalla descrizione della casa editrice
La parte arida della pianura di Nino Iacovella è un libro politico nel senso più alto. La pianura è quella del paesaggio contemporaneo, funestato dall’economia liberista e dalla finanza predatoria in cui l’umanità si muove in bilico fra cronaca nera e afflato a una fratellanza ancora possibile. L’opera procede per sottrazione. Ogni sezione scava invece di espandersi: la pianura non cambia volto, ma tono, diventando lo spazio allegorico di una condizione esistenziale. La voce poetica, con una progressione epica, si riduce man mano fino all’essenziale e il paesaggio assume, per contrasto, una funzione etica. L’io si ritrae, la parola si fa scarna, il vuoto non viene colmato ma attraversato. Non c’è redenzione, solo una permanenza ostinata. Ne emerge una mappa dell’aridità umana che riflette il deserto interiore della nostra epoca.

Da La parte arida della pianura (Pietre Vive Editore 2026)

Il respiro della pianura varcava i tramonti,
le albe, una macchia di luce il sole

Lì apparve la lunga coda degli umani,
nomadi in cerca di nuova terra

Avevano il sale tra le labbra,
portavano in spalla le radici
di una pianta chiamata dolore

Con le mani raccolsero il seme della pietra
per nasconderlo dietro la schiena

Come sogni, forme nella nebbia,
le prime parole bruciarono il fiato
per chiamare il fuoco

*

Quando il sole schiarì la vallata
la terra apparve in un gemito,
la luce radiante della premonizione

Restarono in silenzio a lungo
dinanzi allo spazio inviolato,
mentre il tempo ingrandiva i crani
e le lingue in ascesi sul palato
assaporarono il prodigio della parola

Una notte dischiuse il fuoco dal cerchio dei saggi,
un vecchio, tra sogno e delirio, aprì un varco nel buio

Avrebbero visto a breve le storie tramandate,
avrebbero visto uomini dipinti con terra e sangue,
e sui volti tatuati i segni
di un alfabeto chiamato terrore

*

Con il corpo piegato dalla fatica
l’uomo pensava a quel miracolo
di terra scavata tra la nebbia
e il rumore puro dell’acqua

Seduto sulla pietra del riposo,
con una enorme trebbiatrice
dalla pelle squamata che taceva
il proprio canto sgraziato

Come bestie fiaccate dal tempo,
l’uomo e la macchina sarebbero presto risorti
nel frastuono di un ricordo
e richiuso la porta del vuoto attorno ai campi

*

Nel freddo di una mattina d’inverno
i passi degli uomini si affiancano,
qualcuno accelera l’andatura
e assorto cede lo sguardo

È così che ci si perde di vista,
ognuno poi risorto in un punto
che scompare nella città

Nel biancore la pianura si apre
in lontananza, mentre il silenzio
degli alberi mostra la dissoluzione
delle foglie che si agitano a terra
senza dirci niente

*

Spegni la luce mentre il mondo
accade a due passi dal telecomando,
un pugnale il notiziario,
incide cicatrici sulla pelle
sino alle radici del tremore

Tra divano e televisore alzi il calice,
con acqua e vino corpo di Cristo
la pillola scioglie gioia e paure

Poggiata la testa sul cuscino,
a occhi rovesciati immagini
dal soffitto il morire della notte,
la fitta nello sterno che si placa
a pochi passi dal buio

*

Nino Iacovella è nato a Guardiagrele (Chieti) nel 1968. La sua ultima opera in versi è La linea Gustav del 2019 (il Leggio Editore, Chioggia). È tra i fondatori e redattori del blog di poesia Perigeion, un atto di poesia. Vive e lavora a Milano.

(A cura di Silvia Rosa)