PAOLO LAMBERTI
A partire dall’Ottocento si è diffusa in Occidente un’iconografia di Gesù che sembra credibile quanto il Santa Claus della Coca Cola: ovvero una figura dai capelli vaporosi per shampoo e balsamo, barba e baffi curati, snello, apparentemente abbastanza alto, occhi nocciola quando non addirittura azzurri, aspetto giovanile. Da questa immagine sono derivate teorie che vedono in Gesù un ariano (qualunque cosa significhi), quindi simile ad un Europeo centro settentrionale: teoria ovviamente apprezzata in ambito nazista; altri hanno ipotizzato un ariano di origine indiana, e per reazione si è immaginato un Gesù nero di pelle; in ambito del primo islamismo si descrive Gesù come “rosso”, termine usato anche per i datteri.
Già nei primi secoli del Cristianesimo convivevano diverse immagini, in particolare un’iconografia traeva spunto da figure giovanili come Dionisio ed Attis e mostrava un volto imberbe e riccioluto; più diffusa invece un’immagine che guardava a dei e filosofi barbuti, ovvero un volto con grandi occhi, capelli lunghi aderenti al capo e spartiti in due, barba e baffi di media lunghezza; è l’aspetto che passerà alle icone bizantine, e mostra una certa somiglianza con il volto della Sindone: rimane da decidere se è la Sindone ad aver ispirato l’iconografia o se sia stata esemplata sulla ritrattistica ampiamente diffusa.
La ragione di tanta varietà è nel silenzio delle fonti canoniche sull’aspetto fisico di Gesù. Ricorrendo all’antropologia fisica, il suo tipo fisico è da ricondurre ad un ebreo del I sec.e.v.; un’epoca in cui l’altezza media nell’Impero Romano era per i maschi tra 1,60 e 1,65 metri. Inoltre il fisico dell’epoca, soprattutto per ebrei di origine umile, e più in generale per maschi del Mediterraneo orientale, probabilmente presentava una struttura più tozza che longilinea: si può immaginare un Ben Gurion giovane, o un Lino Banfi con i capelli; Del resto Celso nel suo “Contro i Cristiani”, descrive Gesù come piccolo e brutto (San Francesco dispitto a maraviglia ne sarebbe stato lieto). Anche l’aspetto giovanile lascia qualche perplessità, Gesù aveva circa 35 anni al momento della morte: all’epoca erano già un’età matura.
Pur essendo di norma lunghi i capelli di Gesù in gran parte delle iconografie, un passo di Paolo sembra mettere in dubbio tale aspetto: «La natura stessa non vi insegna che, se l’uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore?» (I Cor. 11,15); in un contesto in cui l’apostolo detta le norme per le donne in preghiera, che devono portare i capelli lunghi, non è detto che il modello maschile dai capelli corti sia da ricondurre a Gesù, che per altro Paolo non ha mai visto fisicamente. Le storie evangeliche della Passione quando parlano della corona di spine la situano genericamente sul capo, e le percosse sul volto non accennano a barba.
Quanto alla barba, non è improbabile che Gesù la portasse. Le immagini del mondo antico ci trasmettono Egizi e Romani di solito sbarbati (a parte un lungo pizzo per i faraoni), greci oscillanti tra giovani rasati e filosofi e politici barbuti. Invece il Medio Oriente cui appartiene il mondo ebraico è sintonizzato sul modello mesopotamico, ovvero una barba di forma rettangolare, lunga e arricciata, come è portata da dei e re a partire dai Sumeri sino ai Persiani. Era la stessa barba che portava Jahwé prima che il suo aspetto fisico, presente in decine di passi dell’Antico Testamento, venisse celato insieme al padre, alla moglie ed ai figli.
Tuttavia c’è un tratto fisico di Gesù su cui c’è una ragionevole certezza: essendo ebreo, era circonciso. Il fatto che l’unica parte del corpo di Gesù che possiamo figurarci sia il suo pene non stupisce che sia un aspetto su cui i fedeli non amino indugiare. Ciononostante un Santo Prepuzio era conservato nel Sancta Santorum del Laterano, donato a seconda delle fonti da Carlo Magno o dall’imperatrice Irene di Bisanzio; non era il solo, ne sono testimoniati quasi una ventina in tutta Europa; quello del Laterano pare fosse stato saccheggiato da un lanzichenecco, per poi essere ripreso e conservato a Calcata (provincia di Viterbo), almeno sino al 1983, quando il reliquiario fu rubato, senza più essere ritrovato, al pari di quasi tutte le altre reliquie prepuziali, sparite tra Riforma e Rivoluzione Francese.
Anche sulla circoncisione però rimane un piccolo margine di incertezza. Infatti la circoncisione originaria nel mondo ebraico, che può averla tratta dall’Egitto dei sacerdoti, prevedeva il taglio della punta del prepuzio. Però quando gli ebrei, in particolare le classi superiori, entrano in contatto con il mondo ellenistico, ne condividono lo stile di vita, che prevedeva la frequenza dei ginnasi, in cui, come da etimologia (gymnòs, ovvero nudo), ci si esercitava nudi. Ma l’ideale estetico greco per i maschi lo si può derivare dalla statuaria, basta un’occhiata all’inguine dei bronzi di Riace per farsene un’idea, molto lontana dalla circoncisione.
Pertanto si era diffusa l’abitudine di mascherarla o con piccole protesi o più frequentemente aggiungendo piccoli pesi alla pelle in modo che si allungasse mascherando il taglio. In un mondo ebraico diviso tra tradizionalisti e ellenizzanti nasce un forte contrasto, che fondamentalisti e sacerdoti risolvono imponendo nei secoli precedenti alla nascita di Gesù una circoncisione che asporti una sezione di pelle più lunga, e quindi non mascherabile. Taglio che può presentare inconvenienti, come si nota in Paolo che, con squisita carità cristiana, (Galati 5,12), invita quanti ritenevano di dover circoncidere anche i cristiani gentili a “ophelon kai apokopsontai” (è utile che si castrino). Ed è questa la circoncisione tuttora praticata; è quindi ragionevole pensare che Gesù, che proveniva da una Galilea provinciale e tradizionalista, presentasse l’aspetto di un ebreo odierno. E questo è l’unico aspetto del corpo di Gesù di cui si può essere ragionevolmente certi.


