Parola di Isacco di Alessandro Pertosa

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 Dalla prefazione di Cristiana Santini

Parola di Isacco è un libro sul Padre. Non su «un padre» qualsiasi ma sul Padre come simbolo, funzione separatrice, omicida e vivificante per un essere umano. Il quadro dapprima è classico, freudiano, edipico, per il quale la funzione ordinatrice coincide con il padre che si fa garante di un senso, di un Altro a cui rendere conto, padre del limite e della legge; secondo questo quadro la madre, generatrice, rimane contenitore, che protegge ma in cui ci si perde, che ama senza limiti. Lei ti vede, lui ti riconosce. Lui serve a liberarti da quell’amore che può divorare, a porre quei limiti, confini che definiscono ciascuno come singolare, dona senso e il diritto a un posto nel mondo. Ma Parola di Isacco è anche un libro sull’amore e la morte, sul confine sottile che li separa, in particolare nelle relazioni primarie e fondamentali fra genitori e figli, dove si fonda il soggetto. Infatti è un libro che pone la questione fondamentale che sta dal lato del padre: se sappia rinunciare al suo godimento per fare spazio al figlio, per farne un discendente. L’amore del padre è misurato sulla sua capacità a lasciarsi uccidere, lasciarsi barrare come direbbe Jacques Lacan. Dal lato della madre, la misura è data dalla rinuncia al «figlio», rinuncia alla sua vita, lasciare che sia altro da lei, lasciare che possa morire, che divenga uomo\donna, perché solo così la vita è vissuta come un diritto e non una concessione e quindi un dovere. Sviluppando questi aspetti dell’amore e della morte, la poesia di Alessandro Pertosa lascia il mondo classico e affronta le fatiche di un figlio del nostro tempo. L’idea di lasciar parlare Isacco è originale e contemporanea. Nell’epoca detta senza padri è venuto meno il quadro classico ordinatore della triade edipica, che definiva i ruoli all’interno della famiglia e quindi, successivamente, il rapporto con l’autorità, con le istituzioni che stanno a fondamento della struttura sociale e con la vita stessa. La figura di Isacco, figlio posto sull’altare del sacrificio da suo padre in nome della fede a una autorità superiore, stimola una riflessione sulla condizione dei figli quando viene meno il padre edipico, separatore, regolatore e punitore, ma anche colui che apre al desiderio. Ascoltiamo il grido di un uomo di fronte alla perdita delle certezze, della fede. La poesia ci accompagna lungo il faticoso cammino verso la responsabilità soggettiva, verso la vita, la sua complessità, le incertezze, i dubbi, il dolore dell’amore quando rivela la sua ambiguità. [...]

Da Parola di Isacco (puntoacapo 2023)

LA VOCE DEL FIGLIO
(O DI COME ACCADE LA FOLLIA)
Autocoscienza
I
io vengo dal sonno profondo, padre
e vorrei sfiorare il segreto dei tuoi occhi
il perché di quelle ciglia tremolanti:

quando mi guardi
si fa più grande il mio tormento

io vengo dal sonno profondo, padre

sotto queste coperte del destino, scava
il tuo parlare duro:
«alzati, si è fatto tardi»

ma per andare dove?
e perché mia madre non deve sapere?

io vengo dal sonno profondo, padre
i capelli spettinati da un vortice di vento

non ci capisco niente:
in fondo anche tu, lo sento
hai il viso sbranato di paura

ti guardo e non so cosa pensare:
ma sono pronto! andiamo!
nella notte scura.

VI
sentire la morte venire dal padre

gli occhi invasi di sangue
lui guarda il mio doloroso stupore

e artiglia il coltello, si fionda
sul mio quasi nulla:

il suo volto radioso di matto
cova nel fondo una scintilla felina

e gli urlo di lasciarmi stare, sono bloccato

un rumore improvviso di luce accecante, frastuono
un lampo che chiama divino:

ma era solo una prova; uno scherzo
nero e tremendo
del destino.

VIII
ora so di cosa è capace jahvè nel suo parlare muto
o come deve essere chiamato, il nulla della sua voce

ora so di cosa è capace un padre:
scannare il figlio, feroce ubriacatura

nel tempo che ci riporta a casa
tre giorni ancora, fianco a fianco, stravolto di paura
vorrei sputargli addosso il quarto comandamento
e bestemmiare dio bastimento di naufragio

perché ora so di cosa è capace un randagio d’amore
perso nello schifo e nel bagliore
di una fede allucinata

i servi a fondovalle corrono veloci da mio padre

quasi barcolla
forse finge o trema:
albero sfiorito alle mie spalle.

 

Al padre
I
continui a non parlarmi muto!
nella tua glaciale ostinazione

eppure io voglio sapere quanto ti è costato

se ci godevi, se eri straziato
o soltanto un perfetto fedele

e mi ricordo il tuo abbraccio

in quell’alba gelata hai tremato per ore

(ma ignoro se)
di piacere o di terrore.

V
dal padre
devi aspettarti persino la morte
dico fissandolo negli occhi

e lui mi sorride
come si fa coi bambini

mi chiama per nome
in segno di pace –

non c’è dolore nella sua voce

eco
di una lunga notte che pende dal cielo
e oscilla al vento sulla mia ferita

da cui tutto proviene

come uno schianto,
la vita

[...]

Soliloqui
I
ricordo come fosse ora quel senso
di morte sulla pelle
e il sapore amaro del suo fiato.

forse ho solo sognato il tremolare
del suo respiro
e una lieve indecisione della voce.

labbra contro labbra, il coltello
in pugno, alzato
dentro una scena sospesa.

e in quel più di attesa
sta tutto il tempo che deve venire

e l’amore
che ti frana addosso
senza tremare.

VII
felice chi ha un padre a cui domandare
cosa si nasconda sotto il cielo, e il senso
dello stare al mondo.

felice chi può dormire sereno senza
il timore di essere ucciso all’alba
di un giorno sacro.

porto ancora i segni
dell’indicibile che si è fatto suono.

felice chi guarda le stelle nella notte
mentre le comete gli cadono addosso
in un canto di buio e di luna.

[...]

14.04.2022
distesa su un lettino, gli aghi nelle vene
mia madre si arrende in primavera.

vado avanti e indietro per la stanza
come uno che si è perso e sento

in punta di spillo
nel rossovivo della carne

la mia coscienza lama gridare
una voce carica di artigli:

si diventa davvero padri
quando si smette di essere figli!?

*

Alessandro Pertosa (1980) abita fra i monti dell’Appennino marchigiano e dal crinale scruta il mare. Insegna Filosofia teoretica all’ISSR di Ancona e Drammaturgia e linguaggio teatrale all’Accademia Nuovi Linguaggi di Loreto. Collabora con musicisti, pittori, commedianti e curatori di festival. Negli scorsi anni ha pubblicato vari saggi di filosofia e alcuni testi teatrali. Le più recenti raccolte poetiche sono Passio. Con gli occhi degli altri (Cartacanta 2019), Biglietti con vista sulle crepe della Storia (puntoacapo 2020) e Parola di Isacco (puntoacapo 2023).

(A cura di Silvia Rosa)