La “Notte nazionale del Classico” al Liceo Classico “Pellico” di Cuneo

notte del classico

RICCARDO PEZZANO.

Oddio, intitolarla Notte nazionale del Liceo Classico potrebbe apparire jettatorio o sembrarne annunciare l’approdo definitivo ai titoli di coda o, per qualcuno più spiritoso, suonare come remake de La notte dei commercialisti viventi, l’intelligente divertissement di Lorenzo Beccati, uno dei padri del popolare Gabibbo. In ogni caso venerdì 13 gennaio dalle 18 alle 22 – per gli ultras dell’iniziativa fino alle 24 – circa 400 Licei Classici di tutta Italia hanno aperto le porte a chi volesse varcare la sacra soglia per ricordare alla cittadinanza che il Liceo Classico esiste ancora, che è ancora un’opzione praticabile in tempi di iscrizione on-line al primo anno delle Superiori. E che, al di là delle comprensibili esigenze di marketing spicciolo, c’è ancora spazio di questi tempi per gli studi umanistici e le materie classiche.

Eh sì, tira una gran brutta aria sulle discipline che hanno a che fare con l’humanitas. Il mantra odierno recita come parole magiche ‘utilità’, ‘spendibilità’, ‘vantaggio materiale’, ‘ricaduta pratica’. Secondo tale ottica, che se ne farà nella vita dell’ablativo assoluto latino, della finale in greco, del IV capitolo dei Promessi sposi, di Pericle o del movimento del Bauhaus, l’allievo del liceo classico? Bella domanda davvero! A cui o si risponde con argomenti vagamenti stantii e retorici, in ogni caso poco convincenti (il Liceo classico apre la mente perché è una palestra del pensiero – sic ! -, perché senza conoscere il passato non si costruisce il presente, perché conoscere il greco e il latino fa conoscere meglio l’italiano) oppure non si risponde affatto, guardando con spocchiosa degnazione e affettata compiacenza chi non ha le risorse cerebrali e spirituali per poter accedere a tanta altezza.

La Notte nazionale del Liceo Classico è stata interpretata dal Liceo Classico “Pellico” di Cuneo come l’occasione per provare ad abbozzare e a condividere con i (numerosissimi!) visitatori una terza via, un’altra possibilità di risposta al pregiudizio negativo della mentalità utilitaristica oggi prevalente e prevaricante. E cioè dire semplicemente che gli antichi ci riguardano, come recita il titolo di un noto pamphlet del noto filologo Luciano Canfora. Vale a dire che parlano delle stesse cose che stanno a cuore a noi e su di esse sono riusciti a esprimere, talvolta in cifra stilistica e lessicale esemplare, pensieri così intensi da poter gettare una luce sulla nostra vita, sul nostro mondo e sul nostro modo di stare al mondo. Lungo questi binari e con questi intendimenti si è snodata  un’agile scorribanda, inframmezzata da letture dei testi originali, che è partita dall’Eneide (una storia di migranti che sfuggono a una guerra e attraversano il Mediterraneo in cerca di un luogo dove vivere: niente di più vicino alla nostra cronaca!), ha deviato su Mimnermo e Orazio visti – arbitrariamente? – come i primi teorici di quel giovanilismo oggi imperante e messo alla berlina da Gustavo Zagrebelski nel prezioso libriccino Senza adulti, ha fatto tappa presso Apollodoro e al  suo racconto della vittoria di Edipo sulla Sfinge interpretato – arbitrariamente? – come il trionfo dell’uomo adulto che si assume la responsabilità di ciò che il proprio agire comporta, ovvero diventare re di Tebe (una sorta di metafora di quello che vorrebbe essere il liceo classico, ovvero la scuola che accompagna con premura i giovani sulla via capace di trasformarli in adulti consapevoli di esserlo) ed è approdata a una breve pièce teatrale interpretata dai ragazzi del laboratorio teatrale, intitolata Il giudizio di Paride, scaturita da una contaminazione di narrazione classica e racconto evangelico, per dimostrare che il mito greco è ancora oggi causa e pretesto di modernissime variazioni sul tema, come ebbe a dimostrare tempo fa quel geniaccio di Durrenmatt.

La Notte nazionale del Liceo Classico è stata interpretata dal Liceo Classico “Pellico” di Cuneo anche come l’occasione per ribadire che il centro di gravità permanente della scuola è costituito dagli studenti. Lo hanno attestato i laboratori di cui sono stati gli assoluti protagonisti (performance di canto, musica e danza, sala dei giochi etimologici e degli abiti greci e latini, aula di letture artistiche, passeggiata scientifica, la cena romana) perché i visitatori potessero percepire come il dosato mixaggio di sollecitazioni e umanistiche e scientifiche tipico del liceo classico riesca a ingentilire spiritualmente ed esteticamente, renda insomma chi abbia il privilegio di studiare queste cose addirittura migliore sotto il profilo esistenziale, fors’anche più soddisfatto di sé, più felice. Ecco il punto: il liceo classico è una scuola che stimola e arricchisce la mente dei ragazzi non strumentalmente in vista di un lavoro, ma in vista della loro felicità mentale, in quanto persone, in vista della soddisfazione di sé, un sentimento appagante che li fa sentire bene, a posto nel mondo, che comunica la sensazione di assolvere come si deve a un compito e di intravedere nel magma dell’esistenza una parvenza di senso.

La Notte nazionale del Liceo Classico è stata anche preziosa occasione per commemorare il prof. Arturo Rosso con la consegna del premio di studio intitolato alla sua memoria vinto dalla migliore traduzione e più pertinente commento di un passo greco. Si è trattato di un momento molto significativo: il liceo classico deve guidare i suoi allievi a stare al mondo abituandoli a porsi dei problemi, pratici o teorici che siano, per cercarne una soluzione, nella convinzione che chi i problemi non se li pone, quando inciampa in uno di essi, non sa affrontarlo, magari non capisce neppure che è un problema. È così anche per il dolore, in particolare per il dolore provocato da un lutto: una mente allenata e nutrita da molteplici letture è in grado di produrre una barriera al dolore, di relativizzarlo, impresa preclusa a chi ha solo quattro pensieri in testa perché si è tenuto lontano, magari con ostentato e orgoglioso disprezzo, dalla cultura, quella classica in particolare. In questo modo la pensava il  compianto collega Arturo Rosso. E noi del Liceo Classico “Pellico” di Cuneo la pensiamo come lui.

FOTO-PELLICO

L’autore è docente di latino e greco al Liceo Classico “S. Pellico” di Cuneo e responsabile del Laboratorio teatrale.