Una mano di carte. Alessandro Madeddu

Alessandro Madeddu Una mano di carte

Alessandro Madeddu Una mano di carte

ALESSANDRO MADEDDU

LA FORZA
Dapprima un’ombra è uscita dalla gabbia,
a passi lenti, sguardo abbacinato;
un contendente resta senza fiato,
senza sangue, riverso sulla sabbia;
ruggiva verso un elmo la sua rabbia
e da quell’elmo non usciva un fiato;
rimane un vincitore frastornato
e sembra che respiro più non abbia.
Senti come si spellano le mani,
per i sesterzi vinti o sperperati,
di fronte ai nostri corpi fatti a brani:
sappiamo che ora i giochi son finiti
e d’esserci ampiamente meritati
gli applausi dei volubili Quiriti.
*
I FANTI
Un mattino scoprimmo nella neve
qual è il destino riservato ai fanti:
e non è solo bestemmiare i santi.

Capimmo molte cose, quel mattino,
dopo esserci trovati sotto il fuoco
preciso di un mortaio e di un cecchino
per gli ordini di un mezzo capocuoco.
Capimmo che la guerra pare un gioco
in cui, per il punteggio, conta quanti
rimangono sul posto o vanno avanti.

Riversi sulla neve di febbraio,
imparammo nel tempo di un mattino
le tante cose che spiegò il mortaio
e la lezione detta dal cecchino:
da quelle voci di professorino
capimmo che è mestiere per i fanti
morire facilmente, e pure in tanti.
*
IL RE DI SPADE
C’è chi mi ha visto fosco e incappucciato;
e chi mi attese, fra preghiere a Dio,
che gli dessi la grazia proprio io:
io che non grazio e non ho mai graziato.
Potrei dirvi dell’ultimo volere
di chi imparava ancora a bestemmiare;
raccontarvi di quanto erano rare,
fra i delinquenti, le bestemmie vere.
Vi potrei dire le ultime parole
pronunciate da un santo o un criminale;
o quello che spurgò di demenziale
qualche monarca al sorgere del sole.
Ma chiedereste solo: «Re di spade,
che tonfo fa, la testa, quando cade?»
*
IL DIAVOLO
Caduto dalle stelle in uno stagno
che un tempo era di zolfo, poi di ghiaccio:
abbarbicato come un grosso ragno,
non so se serva dirvi ciò che faccio.
Leggendo un certo libro lo sapreste
(ma non tutto fermenta nelle teste):
passo il tempo seduto sopra un cesso
a masticarmi due idolatri e un fesso.
*
LA DONNA DI CUORI

Di quel che penso, non te ne importa
e quando parlo, tu non mi senti.
Saremo stati degli incoscienti
che non si sono chiusi la porta?

Preferirei, se non mi menti,
chiederti il vero che poi delude:
se no si affonda nella palude
dei giorni finti, così frequenti.

Se no si affoga dentro la pozza
in una vita fatta di stenti:
un film già visto, senza lamenti,
che ti si attacca come una cozza.

Eccoci come certi imprudenti
a fare a mezzo spesa e bollette,
a far la cena verso le sette,
a fare tutto sempre più lenti.

Una silloge nella quale ogni arcano dei tarocchi e seme delle carte da gioco sono pretesto per ritrarre l’umanità, tra potere corrotto, guerre assurde, amori falliti; e la morte che, inevitabile, attende al varco. Una galleria di ritratti composta nelle forme della tradizione, che oscilla tra amarezza esistenziale, rabbia politica e una malinconia di fondo che emerge soprattutto nei ritratti più intimisti. Se il mondo è un gioco, è un gioco truccato.
Dalla quarta di copertina, Una mano di carte (Montag Edizioni, 2026)

Alessandro Madeddu, cagliaritano, classe 1983, è laureato in scienze politiche presso l’Ateneo di Pavia. È stato due volte vincitore del concorso della kermesse Ritratti di poesia (edizioni 2018 e 2019), ha ottenuto il primo premio al Bacchereto nel 2021 e il secondo premio a La poesia è nell’aria nel 2026. Suoi componimenti – editi e inediti – sono apparsi su LaRecherche, Perìgeion, Poesia del nostro tempo, L’Appeso, L’Altrove, Anime con vista.
Ha al suo attivo quattro sillogi di versi:
- Canzoncine. Gli esiti atroci di un tempo tremendo, Le Mezzelane Casa Editrice, 2017;
- Fiori di plastica, NOR Edizioni, 2019 (finalista al premio Forum Traiani, edizione 2022);
- La parte spettante, NOR Edizioni, 2025;
- Una mano di carte, Montag Edizioni, 2026.