La luce alla fine del giorno

Nick Brandt.

EVA MAIO

Una mostra a Torino alle Gallerie d’Italia: Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno. Sessanta opere suddivise in quattro sezioni.
Ogni sezione riguarda un diverso paese: Kenya e Zimbabwe, Bolivia, Fiji e Giordania.
La tematica: ciò che produce di sofferenza e distruzione il cambiamento climatico su persone, animali, ambienti naturali.
Da sempre il fotografo inglese Nick Brandt è sensibile al collasso del clima, alle infinite sofferenze inferte a popolazioni e contesti fragili.
La denuncia è netta.
La bellezza delle opere anche.

Una delle sessanta foto. Quella di Alice, Stanley and Najin (Kenya 2020).

Ne prendo una
a nome delle altre.
Di quella serie sono tutte
foto in bianco nero e nebbia
nebbia vapori
a volte una lampadina
persone in primo piano
e un animale
subito dietro
un po’ sfumato.

Tutto scarno e potente
un’eruzione
di semplice eleganza
per denunciare
denunciare
e forse sperare.
Così la linfa della denuncia
da quell’esattezza
ci arriva dentro
e brucia.

Ci scorre dentro
il senso dell’ abissale distanza
del nostro vivere
con quella nobiltà fiera
che custodisce dolori
e alzate e cammini all’alba
delle persone in primo piano
e degli animali
subito dietro
oltre vapori e tenue luce.

E sono così vicini
alla verità delle cose
loro così desti
che ci assale la vergogna
di essere smemorati
di quanto pesa il mondo
di come profonde siano le ferite
di cosa sia l’abitare
camminando
andando spodestati.

E sono così alteri
lì seduti
nella loro ricca pazienza
che ci punta addosso
occhi profondi
gravidi di esili
senza perimetri sicuri
in quello smisurato sapere
di chi non ha orpelli
solo la nuda vita tra i viventi.
Sono volti e nomi
e vite raccolte in fotogrammi
e dialoghi intessuti
prima:
è stato un sostare con loro
di giorni e giorni
nelle loro voci
nei sospiri nel non detto
che troppo grande è il patire
immensa la dignità.

(L’immagine è un fotogramma del video che si trova sul sito della mostra)

A cura di Silvia Pio