Banda Larga è un flusso

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PATRIZIA GHIGLIONE
Il primo ricordo di radio, è imbarazzante dirlo, è stata una radio che passava una musica super commerciale e si chiamava Radio Fantastica. Tornavo a casa da scuola e cercavo di registrarmi la canzoni che mi piacevano sulla musicassetta. Quindi stavo lì, pronto, track, per farmi la mia compilation dei brani preferiti del momento. E quello è stato il primo approccio con la radio. Poi, in età più consapevole, la radio per me è stata quella che ascoltavo in macchina. Ho iniziato ad ascoltare veramente la radio da quando ho iniziato a guidare. Mi ricordo, una mattina sono uscito di casa con la mia pennetta musicale e l’ho inserita nell’apparecchio dell’automobile. Quella mattina ascoltavo una bellissima musica, non troppo nota, di un gruppo tedesco. Ad un certo punto, si scarica l’mp3, allora accendo la radio. E continuo a sentire quello, proprio quello che stavo ascoltando in chiavetta. Che cavolo sta succedendo. Non era successo proprio nulla, ero su Radio Black Out di Torino che, alle nove di mattina, stava passando lo stesso brano che io ascoltavo da me. È uno di quei momenti in cui scatta anche un po’ di amore grato per l’emittente. Radio Black Out esiste da più di 25 anni, ed è una radio di chi vuol fare radio. Vai lì, dici voglio fare un programma e trovi lo spazio per farlo. Si ascoltano belle cose.
Radio Banda Larga ha due anni. È nata lungo il fiume Po, nel bel mezzo del parco del Valentino. Quando organizzavo concerti e serate in un locale storico per i giovani della città. Capita lì Renato Striglia, dj radiofonico ed esperto musicale torinese, e improvvisa una trasmissione radiofonica che non trasmette da nessuna parte, un esperimento interno, diciamo, dedicato esclusivamente ai presenti. In quel momento ci è venuta l’idea di una radio web, di raccogliersi intorno a questo canale e di fare radio. Di riappropriarsi della cultura, facendola. È cominciata così. Da subito abbiamo cercato di tirare dentro quanta più gente potevamo, gente di tutti i tipi, le età, le provenienze. Abbiamo strutturato il palinsesto in modo che permettesse un’ampia partecipazione, trasmissioni estemporanee così come veri e propri programmi radio continuativi, 24 ore al giorno.
In particolare, pensavamo ad una radio web fuori dagli studi radiofonici. Perché una radio solitamente viene fatta in uno studio, un luogo chiuso in cui tutto è costruito in modo tale che nessun suono esterno possa raggiungere il microfono. Noi siamo partiti dal concetto opposto: prendiamo la radio, la portiamo in un posto pubblico, con una vita sociale e culturale, una vita che viene prima e va oltre, al di là della radio. E la radio se ne lascia influenzare. Dall’uccellino alle urla scalmanate, l’ambiente entra nella trasmissione radiofonica.
Una gipsy radio è la nostra, zingara. Si espande nei luoghi. Vive di essi perché non si ferma, non si identifica in uno solo. I luoghi, sono luoghi qualunque. Significativi e scelti proprio in quanto luoghi qualunque. Una libreria, un negozio di dischi, un dehor di un bar di quartiere. Facciamo le nostre trasmissioni, coinvolgiamo il cliente,
che si abitua a convivere con noi. Nella terrazza di un bar sul Po c’è chi studia, chi si beve una birra, chi si sbaciucchia con la tipa.
E intanto, c’è la radio. I luoghi si trasformano, diventano luoghi radiofonici; la radio si trasforma, diventa quel luogo fisico.
Così può addirittura accadere che gli spazi stessi diventino colonna sonora. Flussi di parole, a volte coerenti a volte sbandati, che si allungano e si allargano in qualche interno o si sperdono negli esterni. Flussi di parole che, riascoltati, rivelano un contenuto, un valore umano ma anche un valore radiofonico sorprendente. Musicale.
Radio Banda Larga è un flusso. Se vuoi ascoltarla, entri nel flusso dei suoi momenti, delle sue trasmissioni. Se vai a cercarti solamente il percorso che ti interessa, non lo trovi. Vogliamo starci tutti, all’interno di quel flusso. Lì trovi il direttore del “Giornale della musica” come il disabile di un gruppo appartamento. Ognuno trae giovamento dalla presenza degli altri, nello stesso flusso. E in questo flusso ci piace concentrare anche la voce degli ascoltatori, nella diretta viene fuori la magia del fare radio.
Siamo una radio libera.
La generazione che ha vissuto il periodo delle radio libere, spesso, in noi si riconosce. Perché allo stesso modo nasciamo da un’urgenza di espressione che qui trova spazio e ragione. Negli anni ’70 era un’antenna radio, una stazione e trasmettevi nella tua vallata, oggi è prendere un computer, un mixerino e trasmetti all’interno del web.
Banda Larga è per chi l’ascolta e per chi la fa. Fare una trasmissione in una radio comunitaria come la nostra, significa entrare in un circolo virtuoso. C’è chi fa un grande sforzo, per comunicare, per dire, ma lo supera per il desiderio di rendere partecipi altri della propria ricerca, della propria passione. E le passioni non possono essere che appassionanti. Quando fai questo percorso esterno, lo fai anche dentro di te. Se non sei professionista, come noi non vogliamo essere, fare radio significa comunicare ciò che ti sta a cuore.
Facendo radio, capisci meglio chi sei; una cosa grossa, per niente banale.
Prendi le persone svantaggiate: spesso lo sono perché non riescono a comprendere le proprie urgenze, a chiedere aiuto, e quindi si isolano.
Fare una trasmissione all’interno del Drop In di Torino, per esempio, significa che chiunque, per scegliere un brano che lo rappresenti, deve connettersi con se stesso, parlare a un microfono; un’esperienza emotiva, un lavoro importante sulla propria persona. È così che la radio, da libera, può diventare addirittura liberante.
Poi, c’è la musica. La musica è la chiave. La musica è emozione e trasporto. La musica è già, di per sé, terapia. Proposta, diffusa e condivisa, diventa terapia di gruppo. Di comunità.
Ci allarghiamo, dunque. Il nostro limite si sposta sempre più in là, ogni persona nuova porta dentro competenze e opportunità. Così come il nostro flusso esce, coinvolge, e va oltre. Per arrivare lontano.

http://www.radiobandalarga.it/