La dimora insonne di Daniela Pericone

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Dalla postfazione di Alessandro Quattrone

Quando entriamo in una casa in cui non siamo mai stati prima, proviamo subito una sensazione piuttosto vaga. Se ci piace, stiamo bene. Ma non sappiamo dire perché. Non sappiamo se è bello trovarsi lì perché la casa contiene proprio un certo tavolino, o certe sedie, o per quel dato tappeto, per il colore delle pareti. Insomma, dapprincipio è l’ambiente nel suo insieme a farci pensare che quel posto ci piace. Così succede con la poesia di Daniela Pericone, quando la visitiamo. Prima ancora di notare se è un certo ritmo, un certo pensiero, una certa immagine o una certa sonorità a determinare la nostra reazione, sentiamo di essere in un luogo che – poeticamente parlando – riconosciamo come una casa (una dimora) nella quale si sta bene, nonostante i suoi angoli scuri, i contrasti fra i colori, la planimetria inusuale. Due mondi si incontrano: quello della padrona di casa (da interiore divenuto esteriore grazie all’architettura linguistica) e quello del visitatore (la sua storia, la sua sensibilità). Si incontrano per vie non misteriose, ma comunque imprecisate, molteplici e complesse.
La poesia di Daniela Pericone è frutto di una scelta di riservatezza. Non c’è sfolgorio, non ci sono urla nei versi: tutto è al suo posto ma si lascia solo intravedere, come se fosse immerso in una bisbigliante penombra. A volerla classificare, questa poesia potrebbe essere definita astratta. Ma si deve sgombrare il campo da possibili equivoci in proposito. L’astrazione qui non è mancanza di realtà, ma rielaborazione, o addirittura redenzione della realtà stessa, se consideriamo che il linguaggio poetico può diventare uno strumento di salvezza, o almeno di sopravvivenza. A Daniela Pericone interessa dunque trasformare la realtà in linguaggio, più che rappresentarla. Se ne serve come occasione e nutrimento, non lasciandola mai così com’è. Non è possibile riconoscere luoghi o eventi precisi nei suoi versi, che mirano a trarre l’universale dal particolare mediante un procedimento che mescola e combina elementi esterni e interiori in maniera spesso sorprendente. [...]

da La dimora insonne (Moretti&Vitali 2020)

Lentamente
orientava le stanze
a un altissimo sole
dimenticato, diverbio
d’ombre il mattino
si china al passaggio.
Ventura di stagioni
dileguare la polvere,
le abitudini – si ritrae il ramo
alla foglia, ai suoi ritorni.
Il guscio tra i nidi affretta
la schiusa, ripete il volo.

*

Dai rifugi
del sonno ora distrai
l’andatura, come a sedare
un rammarico se imperioso
giunge il commiato.
Pure consenti alla cenere
di posarsi – un brusio dilegua
le luci – ti insedi fra le carte
degli esuli, in fuga da erinni
da tarli – estrema misura
fingersi ai vivi morta, purché
fra i morti viva.

*

Passare per assilli, strettoie
a meritare la clemenza
del giorno, le sue elargizioni.
È tutto qui l’equivoco
fraintesa la norma
che estenua le sorti,
non è colpa il nascere
tantomeno il gioire.
Distendi le ossa, afferra
la mano che riconcilia,
nel tuffo conta lo stile
la cima è l’ardore.

*

Ora vanno nuvole
confuse, non sai se ostile
il sogno o propizio, paese
cui volgeremo le spalle.
La vela notturna dubita
del viaggio, pure si tende
innanzi e balugina.
Esulta la cima, si spegne
la riluttanza di chi resta
per consuetudine di terra.
La mappa soccorre l’erranza
– accadono poche stelle,
un refolo spinge taciturna
la prora sull’acqua.

*

Il sonno rovista le stanze
dove i sogni fingono
predizioni – sfiori le porte
invase dai venti, fantasmi
traversano muri che hanno
smesso di esistere.
Anche il cielo prepara
apocalissi, un fitto di ghiaccio
e nebbia ingoia il selciato.
Senti avanzare le piccole
venature, pronte all’annuncio
di eventi, l’incastro dei vivi
dei sommersi – una goccia
esita in punta di foglia
sarebbe magnifico precipitare
in alto.

Daniela Pericone è nata a Reggio Calabria nel 1961. Ha pubblicato i libri di poesia Distratte le mani (2017), L’inciampo (2015), Il caso e la ragione (2010), Aria di ventura (2005), Passo di giaguaro (2000). Sue poesie sono tradotte in francese, spagnolo e romeno. Scrive testi di critica letteraria e collabora a riviste e siti dedicati alla letteratura. Cura eventi e reading con enti e circoli culturali. La dimora insonne (Moretti&Vitali 2020) è il suo ultimo libro.

(A cura di Silvia Rosa)