All’origine del divenire: il labirinto dei labirinti di Emilio Villa

villa-cinti GABRIELLA CINTI

Il volume presenta e analizza una selezione dei Labirinti di Emilio Villa che costituisce un materiale autografo di fogli sparsi, in gran parte finora inediti, a carattere poetico e non, appartenente per lo più alla sua produzione dei primi anni Ottanta del secolo scorso. La selezione operata su questo corpus rappresenta un e percorso, compiuto dall’interno dall’autrice, che ha evidenziato un filone portante dell’approccio villiano al tema a-sistematico e non programmatico in quanto questi fogli si presentano per lo più sotto forma di appunti sparsi, con rimandi da interpretare e da ricollegare reciprocamente.  La prospettiva del labirinto qui viene esplicitata come sottesa all’intera opera villiana nella sua dimensione plurilinguistica e multiculturale, filologica e paraetimologica che ne costituisce l’impronta singolarissima, persino nei confronti delle cosiddette Avanguardie, nell’ambito del panorama poetico contemporaneo. In questa visione allargata all’intera attività di Emilio Villa, ne sono state seguite le tracce sia a livello biografico di un personaggio postosi al di fuori di ogni schema comportamentale e sociale, sia attraverso la ricognizione della sua complessiva produzione testuale, nei suoi risvolti volta per volta poetici o critici. Un’ampia sezione è dedicata al chiarimento delle premesse dell’opera villiana attraverso i suoi incontri artistici, i suoi interessi culturali preminenti, la sua attività anche come traduttore e profondo conoscitore delle lingue antiche, dal sumero all’accadico, all’ebraico al greco arcaico. A questo excursus biografico-critico si riallaccia un’analisi dei temi di fondo della sua poetica, come ad esempio, quelli della parola “forata” dei Trous e oracolare delle Sibyllae. A questa prospettiva si riallaccia una ricognizione sul campo su una serie di possibili raffronti e collegamenti con prassi poetiche e posizioni teoriche di autori vari, in qualche modo convergenti o tangenti, dal punto di vista di un comune sentire, rispetto a quelle talora esplicitate da Villa: da Carmelo Bene ad Artaud, a Dino Campana, ad altri i cui contributi critici e di pensiero sono apparsi utili a illuminare da varie angolature la complessità dell’opera villiana. Tale somma di apporti ha fornito il perimetro intorno al nucleo del precipuo contributo interpretativo dell’autrice alla comprensione dell’operazione di Villa come “labirinto dei labirinti”. Questa visione d’insieme sul mondo villiano assume da un lato un connotato d’esegesi critica e, dall’altro, funge da elemento introduttivo all’analisi dei testi dei Labirinti presentata nella parte dedicata a questo specifico approfondimento. Quanto a questi ultimi, l’assunto che costituiscano di per sé un “LABIRINTO” è accertato dal succedersi fluttuante delle variazioni sul tema che Villa stesso pone al centro della sua scrittura, talora in chiave interpretativa, talaltra come pura invenzione poetica, in una singolare ricerca delle tracce che vi si ritrovano sedimentate nel linguaggio. Il cammino evolutivo della parola apre così un’ipotesi di fondo sull’origine di un divenire di cui Villa si qualifica a suo modo come profeta, anticipatore di un eskaton capace di riconnettersi all’arché, in una dialettica di continua oscillazioni di opposti.

All’origine del divenire: il labirinto dei labirinti di Emilio Villa. di Gabriella Cinti, con la Prefazione di Gian Paolo Renello, Mimesis, 2021

Emilio Villa (Affori, 1914 – Rieti, 2003), artista, poeta e biblista italiano, è ritenuto il precursore della neoavanguardia, del Gruppo 63 e dei Novissimi.