Un collante chiamato dolore

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DIEGO COCCO

Bozzoli di ultima umanità

A pugni chiusi
aspetto
la nuova frase
con cui mi metterai
al tappeto.
Fuori la pioggia
cade
insieme ai pesci
dai denti aguzzi
sugli ombrelli
dei miserabili:
sono quelli
che indossano
jeans attillati
e sfoggiano valigette
di pelle con strappi
color sangue.
Non arriveranno
a sera.

Dove sei?
Torna dentro
con me e
parlami di quello
che hai visto.
Potresti uccidermi
ma sarà
comunque
meno
pericoloso.

*

La finestra nera

Tiro indietro il muso
dal mio mondo fatto
di sogni
e un chicco di grano
fluttua nell’aria
ferita
e il respiro si ferma.
Risate.
I più piccoli si accampano
qui vicino e ridono
e schiacciano
bubboni infetti.
Dita insanguinate.
Ancora risate
ubriache
nella sera unica.
Non si distingue
più
il nuovo dal vecchio.
Chi è storpio
rallenta
il passo del gruppo.
Sono le forze della terra
che recitano
per scaldarsi.

*

Siamo dentro, in difetto

Ci può essere una decente
infusione di Dio
dentro una tazza
di cioccolato,
dentro un
pericoloso ematoma,
dentro
un cuore nero.
Siamo stati creati
durante una festa
in un sabato
pomeriggio
e qualcuno aveva
davvero voglia di scherzare:
Dio o uno degli invitati
si è fatto prendere la mano
e ha rotto qualche
vena
abbozzando
cinque o sei mondi
diversi.
Ecco perché
guardando
il dipinto arcobaleno
veniamo
catturati
dall’ombra
sul pavimento.

*

Il vortice della redenzione

Ho avuto cinque amici
fino a quando uno ha detto
c’è molta differenza
tra miseria e nobiltà,

ho avuto quattro amici
fino a quando uno ha detto
in questa casa sarai
sempre il benvenuto,

ho avuto tre amici
fino a quando uno ha detto
mi sono fatto una posizione,

ho avuto due amici
fino a quando uno ha detto
vorrei far socializzare
il tuo cane,

ho avuto un amico
fino a quando ha detto
finalmente
siamo
rimasti
soli.

*

L’emancipato

Diceva
morire è abbastanza normale
e pregava ogni ora
per allontanare
la sciagura;
ascoltava quello che
voleva sentire
dai predicatori
e li pagava
pensando
anche questo
è abbastanza normale;
calcolava gli interessi
e non leggeva le lettere
e si perdeva
il fragore urgente
di qualche bomba
canticchiando
anche questo
è piuttosto normale.

Amava
il sangue sulla terra
e l’odore del fumo
delle corazzate
e quando gli chiedevano
se stava poco bene
rispondeva:
il dolore
è il collante dell’umanità.

*

Guardate il pianto del sognatore

Il foglio è ancora
vuoto
mentre penso a tutti
gli scrittori
che mi hanno preceduto,
alle loro scintille,
ai loro pesi.
C’è un prezzo da pagare
anche per battere i tasti,
per rileggere
gli errori
e le illusioni.
Lo scrittore vero
si consuma
e si spoglia
e si toglie la pelle
e mostra il
suo ventre
in fiamme.
L’incendio della verità
alimenta
l’incendio
del sacrificio.
Un sogno di fuoco
sanguinante.

Ecco come
ho riempito
questa pagina.

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Diego Cocco è nato nel 1979 a Valdagno (Vicenza). Ha pubblicato racconti brevi con le seguenti case editrici: Delos Books, Alcheringa, Watson, Galaad, Historica e Dunwich Edizioni. Per la rivista bimestrale “Skan Magazine” ha scrittonumerose poesie nella rubrica Versi Horror.
“Lame senza memoria” è la sua prima raccolta di micro – racconti in versi (Lettere Animate Editore).
Con Alcheringa Edizioni ha presentato la nuova silloge: “Il collante dell’umanità chiamalo dolore”, premiata al Concorso Nazionale “Leandro Polverini” – sezione Poesia Crepuscolare.
Alcuni suoi testi sono stati segnalati con menzione d’onore al Premio Internazionale “Ossi di Seppia”.
Per il periodico online “La Testata”ha curato la rubrica di poesia Il giardino dei sei colpi.
Ha vinto il premio “Teresa Cognetta” con l’opera Ballata del mondo storto.
“Lo scrittore eterno muore ogni quarto d’ora” è il titolo del suo primo romanzo (Edizioni Amande).