MAREMONTISREGALIS… tra mare e monti, musica e letteratura.

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STEFANO CASARINO.

La mostra collettiva di pittura e scultura “Maremontisregalis” [1]  che si è inaugurata sabato 4 marzo nello spazio espositivo dell’ex Chiesa di Santo Stefano (sino a domenica 2 aprile) con l’esposizione di opere di “sette artisti tra Alpi e mare” (in rigoroso ordine alfabetico: Ernesto Billò, Francesco Russo Buròt, Maria Grazia Dotti, Ferruccio Spezzati, Valentino Tamburini, Pierre Tchakhotine, Gianni Vigna) è stata preceduta da una notevole performance della “premiata ditta” CanzonEteatro la sera di venerdì 3 marzo in una affollatissima Sala Scimè, abbellita per l’occasione da un’esposizione di belle ceramiche di Silvana Prucca e Ingrid Mijich, le due responsabili dell’Associazione “Ceramica Vecchia Mondovì (via Pio V, n. 7).

Lo spazio non è certo dei più consoni ad una esibizione teatralmusicale, ma, se si ha l’estro dei nostri amici musici, anche un handicap oggettivo viene riscattato e trasformato in occasione di spettacolo. Così, ricorrendo al fascino inventivo della parola – che sin dall’antico teatro greco sopperisce validamente ad ogni carenza scenografica – l’arguto Giancarlo Bovetti pubblicamente ha esortato l’inseparabile compagna di scena Ada Prucca ad immaginarsi di essere dietro le quinte e di entrare in scena, salutata dall’applauso del pubblico che non poteva mancare e che ha scandito calorosamente ogni momento della serata.

Dopo quest’inizio di “metateatro”, con goliardica irriverenza si è assistito alla trasformazione del “cigno di Recanati”, Giacomo Leopardi, in un turista del Monregalese che si fa ispirare dall’ermo colle della collina di Piazza e non già dal “suo” Monte Tabor per comporre quell’ Infinito che Ada Prucca ha proposto come incipit e che ha introdotto il tema prescelto: quello del binomio mare/monti,  proposto dall’accorta progettazione dell’Associazione “Gli Spigolatori”, rappresentati dalla Presidente, Prof.ssa Giuliana Bagnasco, che ha puntualmente introdotto la serata.

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Il duo recitante/cantante già citato – splendidamente coadiuvato da tre ottimi musicisti (Alberto Bovetti alla tastiera; Attilio Ferrua e Mario Manfredi alle chitarre: quest’ultimo poi è anche l’eminenza grigia che ha curato la scelta e la simbiosi di testi e musiche assieme a Gian Carlo Bovetti) – ha offerto un’oretta di recitazione e di canto di alto livello, incastonando testi di autori locali tra musiche e canzoni sia in dialetto che in italiano che in francese.

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Sugli autori locali c’è stato, immagino, davvero l’imbarazzo della scelta. Locali e, aggiungo, contemporanei, a dimostrazione di quanto Mondovì sia ricca di talenti, che meriterebbero certo ancora maggior lustro: da Silvano Gregoli a Gabriella Mongardi; da Claudio Bo a Gabriele Gallo; da Meco Boetti a Remigio Bertolino per concludere col compianto Carlo Regis. Tutti testi significativi, che hanno toccato corde diverse: dal ludico al serio, dal frivolo all’elegiaco.

Alla varietà letteraria ha perfettamente corrisposto l’analoga offerta musicale: dalla gloriosa Aria d’Monduí (1961) di Billò/Bovetti alla Giornata al mare, da Balada para un loco a La Titina all’immancabile Genova per noi.

Due aspetti mi hanno particolarmente colpito della riuscitissima serata. Anzitutto, la squisitezza interpretativa di tutti e cinque gli intrattenitori, l’intensità degli accenti lirici e la cura dell’accompagnamento musicale: ingredienti perfettamente amalgamati che hanno reso gradevolissima la serata, che forse il pubblico avrebbe voluto durasse di più.

E da ultimo, da appassionato cultore del mare, non posso non apprezzare quanto sia riuscito l’accostamento, lì per lì per me un po’ problematico, di “mari e monti”.
Non solo e non tanto dal punto di vista gastronomico, anche se dai testi proposti saliva il profumo dei funghi e dei gamberoni, della polenta e del baccalà.
Ma soprattutto dal punto di vista culturale: due sensibilità così diverse e così marcate, due habitat che davvero modellano le anime.

Come sempre, ha ragione la Poesia: “Due voci possenti ha il mondo: la voce del mare e la voce della montagna” (W.Wordsworth).

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[1] gioco di parole tra “mare e monti” e l’antico nome latino di Mondovì, Monteregale (n.d.r.)