Citofonare InternoNove, chiedere di Urfaut.

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LORENZO BARBERIS.

E’ nata di recente a Torino Internonove, una realtà che ha introdotto anche nel capoluogo sabaudo una nuova modalità espositiva: la Home Gallery.

Il progetto, ideato da Loris Ferrari e Sofia Garzotto, riprende una tendenza già affermatasi a New York, Londra e Berlino, dove l’utilizzo di spazi domestici risponde all’esigenza, per la scena artistica indipendente, di trovare spazi espositivi a cifre più contenute, ma al contempo offre anche una interessante “rivoluzione” nella percezione delle opere esposte.

Non più, semplicemente, la tradizionale collocazione asettica, museale o di di galleria, ma l’inserimento dei lavori presentati “nel continuum della quotidianità d’abitazione” (vedi qui per ulteriori dettagli).

L’accesso all’esposizione è rigorosamente ad invito, e ai partecipanti viene comunicata via mail una parola d’ordine tramite il sito facebook della galleria.

“Internonove” ha inaugurato quindi con i Dipsy Diverz, street artisti torinesi che lavorano sul nosignal e sulla nostalgia anni ’50; la seconda mostra ha ospitato invece una affascinante personale di Urfaut, artista-hacker che esplora i confini dell’immagine nell’era informatico. Un percorso, quello dell’”alchimista digitale” Urfaut, che ben si sposa con l’atmosfera vagamente iniziatica della sala espositiva, tra “parole di passo” e un’ambientazione suggestiva.

L’esposizione parte con i 22 Urtypes, i “dagherrotipi digitali” che rappresentano una delle più innovative e recenti ricerche di Urfaut. In essi l’artista reinventa l’uso dell’e-paper per produrre una nuova modalità di impressione fotografica (ho parlato diffusamente di questa ricerca con l’autore in questa intervista).

Gli “Urtypes” sono già stati presentati in mostra a Lucca e Bolzano, così come anche le altre ricerche erano state già esposte in precedenti occasioni. Per la prima volta, però, è stata pensata una retrospettiva - al tempo stesso sintetica ed esaustiva – del lavoro dell’autore, che vanta ormai un parterre di ricerche piuttosto vasto, dato che il suo esordio artistico risale al 1999.

La mostra è quindi una perfetta occasione per conoscere il lavoro di Urfaut, accuratamente documentato anche grazie all’innovativo uso del QR-Code, che permette di ottenere immediatamente ulteriori informazioni sulle opere tramite smartphone, in un buon uso dell’augmented reality al servizio dell’arte.

Al fondo dell’atrio ci attende, vagamente inquietante, il vestito di scena di Uncle Bob, il protagonista di un primo importante progetto cross-mediale dell’autore aperto anche alla collaborazione di altri artisti.

Mentre ci dirigiamo verso quello che ci appare come il corpo decapitato dell’artista, una vetrinetta ci permette di ammirare uno dei più curiosi esempi di cross-media creati da Urfaut sul suo personaggio: l’album di figurine di Uncle Bob. Fotografie come figurine comporrebbero una sorta di ennesima storia muta del personaggio, con un esperimento che guarda al fumetto e più in generale esplora il concetto di sequential art.

Al termine di questo primo percorso, una micro-saletta multimediale ci permette di assistere a una proiezione del cortometraggio di Uncle Bob, che completa la presentazione di questa prima fase (del resto, ancora potenzialmente in-progress) del lavoro di Urfaut.

A fianco del corpo decollato di Bob spicca poi un esempio delle Cornici Digitali dell’artista, ricerca del 2010 con cui si è avviata la riflessione che ha gli Urtypes come momentaneo punto di arrivo (qui un approfondimento),

Entrati nella sala principale, sotto l’iconico lampadario ripreso nel logo della galleria, fa bella mostra di sé uno dei tre elementi componenti il trittico retro-illuminato di Imago, già esposto nella interessante collettiva del CuNeoGotico “Le camere oscure”, che andava a investigare quanto resta oggi del neogotico in arte (vedi qui). Tale ricerca, risalente al 2005, avvia una sperimentazione sul primo cellulare dotato di fotocamera digitale uscito allora (da cui la classica fibra sgranata delle foto), ricerca da cui si avvia anche la riflessione attuale, ovviamente ancor più vasta e complessa in parallelo al progredire e al diffondersi dell’immagine digitalizzata.

 

 


Infine, la mostra propone la più recente ricerca di Urfaut, in parallelo con gli Urtypes: quella del photoblog di Daily Phone Notes, di cui ho parlato già qui. In pratica, Urfaut pubblica sul sito uno scatto ogni giorno, scatto realizzato tramite una fotocamera di smartphone di alta qualità, realizzando un suo personale diario visuale.

Nella mostra erano state stampate alcune delle foto più significative (e maggiormente collegate all’ambientazione), ma era anche disponibile una postazione multimediale da cui poter far scorrere le immagini del sito, ricostruendo così il percorso dell’artista.

Il “wall”, che vede le foto accostate in una struttura “a mattoncino”, ricorda inevitabilmente la classica tavola del fumetto italiano. Col fumetto, o meglio, con l’arte sequenziale, questa ricerca di Urfaut non condivide solo la giustapposizione delle immagini, ma anche il suo ricreare un percorso, di fatto il percorso esistenziale dell’autore riletto naturalmente in una chiave artistica.

Le immagini hanno così un significato autonomo (e anche, spesso, piuttosto stratificato) ma si uniscono anche nella produzione di senso in una lunga sequenza continua non priva di rimandi interni, in un dialogo tra immagine e immagine che arricchisce la fruizione.

Insomma, un percorso espositivo completo e complesso, quello messo in scena da InternoNove, che resterà visitabile fino al 24 aprile 2014. Concludiamo quindi consigliando di tenere sott’occhio il sito facebook della galleria per cogliere una delle prossime aperture, ed eventuali nuovi eventi futuri.

https://www.facebook.com/Intern0n0ve

Le fotografie (autorizzate) sono opera di Margutte