Dalla presentazione di Giancarlo Pontiggia
Molte cose sono accadute, e forse niente è veramente accaduto dagli esordi di questo poeta quintessenziale e rarefatto, la cui cifra è forse tutta raccolta intorno alla parola fedeltà. Una parola evocata già nel titolo di uno dei suoi libri più intensi, Tre capitoli di fedeltà, pubblicato nel 2004. Molti anni sono passati, ma Elio Grasso continua a onorare la sua donna della salute, il tempo delle stagioni che ritornano, «la lingua perduta / dei figli e dei padri». I graffi del tempo di allora sono in tanto diventati «strappi», una parola che risuona quattro volte in questo nuovo libro, sei a contare anche il titolo e l’esergo di Hertha Pauli. Ma il tempo ha la consistenza dell’acqua, che è anche l’acqua di Genova e di Venezia, le due città simbiotiche che tornano qui a rimescolarsi, come acque di una memoria araldica e sognata. E alla «bufera» degli anni e della storia – con i suoi cumuli minacciosi, i suoi crolli e i suoi schianti (che sono anche schianti della lingua) – il poeta può opporre le sue mappe privilegiate, lo spartito segreto dei giorni che ci protegge e ci fortifica contro il male, forse inevitabile, delle cose. Così che tutta la sua opera ci appare sempre più come un canzoniere di amorosi segni volto a rammendare danni e strappi, tra passato e futuro, nostalgia e profezia.
Dalla nota dell’autore
[...] La poesia, quella che piace a me, ha bisogno di costringere il mondo a un rallentamento, tanto da arginare l’odierna onda mareale di violenza psicotica e torni il respiro a chi desidera altro, a chi vuole “ritrovarsi” senza mentire. Che almeno per un po’, quanto è accaduto diventi intelligibile mentre sta accadendo e la scrittura si liberi della trappola mondiale, dell’insistenza ottusa di chi tira dritto con l’odore sbagliato della vita e dei corpi, senza avere la minima idea di quanto sia sbagliata la misura. Almeno per un po’, la scrittura diventerebbe un gesto che ha visto il tempo e la geografia conciliativa. [...] Mentre c’è l’immobilità riesco a vedere quel che accade, riesco a vedere un passato più vicino e, forse illudendomi, trovo maggiori documenti rispetto a un prima in cui tutto si diluiva nell’incommensurabilità del tempo percepito. Mettere argini all’illusorio scorrere dall’altrettanto illusoria coscienza permette di vedere la storia nella Storia, è un fatto personale lo so, ma rende più consistenti la donna e le città amate, crea altre possibilità a un’esistenza condivisa per mezzo secolo, in ambienti e geografie elettivi. [...]Tra una bufera e l’altra, il sismografo capta parole diverse in terre diverse dove però l’acqua fa sentire la civiltà. Tutti i miei libri contengono mappe. Genova e Venezia non si contraddicono, hanno probabili pali fossili che reggono frantumi e schegge, pietre saline regalate ai propri figli e figlie in due regioni fatte di maglie strette e di maglie rotte. Siamo stati in una profondità temporale, prima che nell’allusione letteraria. Gli ostacoli non sono mancati, e non mancano, quando il tempo finisce per l’opera del singolo (poeta o no) o per la Storia. Chi siamo è una prova di affidamento, come cercare di far coincidere quel futuro di ricordi con il passato che non era di ricordi ma di travasi continui di tempo. Come si vede, è sempre una questione di durata.
Da Strappo del tempo (puntoacapo Editrice 2026)
Fare i nomi stringendo
Fare i nomi stringendo
quel che sfugge ai venti
e forgia la generativa
rena del mondo.
La legge del buio
s’incunea nella frusta
dorsale, curvata fino a pelo
d’acqua dove febbre
schiaccerà ogni cosa.
Ancora saluti a noi
non più sorpresi dal tempo
rilegato nel soffio insistito
del secolo.
Incapaci di un linguaggio
Incapaci di un linguaggio,
consigliamo rivolti a noi
il richiamo apprezzato
da quel che resta
del pianeta, non più minuzioso
nella scelta delle estinzioni.
Meritiamo cenni penitenti
e argini che portino la piega
delle colline al mare
senza trabocchi e orme fumanti.
Nella diagonale dei chilometri
Nella diagonale dei chilometri
e di cinquanta anni camminando
dagli amati mari di moli e calli
alla no e atlantica siamo stati
sulle soglie e sui confini –
tu vendichi la lingua perduta
dei figli e dei padri, chiami
le madri e le sorelle uccise
a guidare il ritorno, le voci.
Siamo qui per davvero
Siamo qui per davvero,
reduci dal primo strappo
non abbiamo passaporto
per il secondo, oggi i testimoni
sono velivoli sul continente –
e quali primavere potremo slegare
dal cielo e allestire partenze
verso l’amato Oriente?
Dalle nostre rive abbiamo
rampicanti che dal vento del nord
proteggono e fanno solitari
i giorni, ma aperti i colloqui
con i morti e tempi scolpiti
quaggiù nel soffio cresciuto –
tu, le era contraria al disfarsi.
Quello che hai pensato
Quello che hai pensato
si raddoppia nei consueti
giorni condivisi, appartiene
alla memoria d’ogni viva
presenza richiesta dalle crune.
Flessibile e inflessibile
nella Genova e nella Venezia
rammendi i danni delle strade
che svalutano le distanze.
Nello strappo, disarmati
definiamo ogni giorno
il nostro spartito resistente.
*
Elio Grasso è nato a Genova, dove vive. Tra i suoi libri ultimi di poesia: Teoria del volo (Campanotto 1981), Avvicinamenti (Ripostes 1983), Il naturale senso delle cose (Premio internazionale E. Montale, Vanni Scheiwiller “All’insegna del pesce d’oro” 1989), L’angelo delle distanze (Edizioni del La boratorio 1990, puntoacapo 2021), E giorno si ostina (puntoacapo 2012), Var co di respiro (Campanotto 2014), Lo sperpero degli astri (Macabor 2018), No vecento ai confini (Campanotto 2021), A placarsi occorrono anni (con Marco Ferri, Cervo Volante 2021), Orienti (puntoacapo 2022), Orienti I, II, III (puntoacapo 2024), Verifica del secolo (Campanotto 2025). Nel 2015 il roman zo Il cibo dei venti (Effigie). Ha curato una selezione dallo Zibaldone di pensieri di G. Leopardi, Un solido nulla (Pirella 1992). Traduzioni: W. Stevens, Aforismi e prose (Ripostes 1992), W. Shakespeare, Dell’amore (Barbès 2012), E. Carnevali, Ai poeti e altre poesie (Via del Vento 2012), T.S. Eliot, Four Quartets (Raffaelli 2017). Scritti sulla poesia: Anni di poesia. Recensioni e interventi 1985-2019 (puntoacapo 2020). Per molti anni ha lavorato nelle redazioni delle riviste Anterem, Tracce, Steve, Arca, Capoverso, attualmente è redattore di “Pulp Magazine” e collaboratore di puntoacapo Editrice.
(A cura di Silvia Rosa)


