Il fuoco memoria del fuoco di Delfina Provenzali

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Dall’introduzione di Luca Pizzolitto

Quella di Delfina Provenzali, poetessa tanto schiva ed appartata quanto in grado di scalfire la pietra con la selce affilata dei propri versi, è una parola forgiata nel fuoco, un verbo che sopravvive al naufragio, al vuoto etico e comportamentale che sempre maggiormente caratterizza il nostro tempo assuefatto alla miseria. Una parola materica che accede, in maniera diretta, al piano simbolico, trasversale, che non si chiude su se stessa, che non ricerca la mera descrizione di ciò che sta intorno. È qui che si manifesta la sua ferma nudità, è qui che incontra la vertigine della visione, aprendosi all’intuibile, al verticale. Una poesia fatta di terra, impastata nel fango, con la tensione del vento, radici profonde nel terreno e rami spogli protesi verso il cielo. [...] La poetica di Provenzali è un cammino irto, spigoloso, che attraversa il deserto e giunge a ciò che rimane oltre il deserto stesso, al di là del mondo minerale, biologico, chimico; un incedere lento, rappresentato da frammenti, rovine sopravvissute alla catastrofe. Il verso della poetessa si fa, nel corso degli anni, sempre più rarefatto, scolpito, scavato nella carne di un’essenzialità senza compromessi; una poesia che immortala ciò che sopravvive alla distruzione, ciò che rimane in piedi. È un andare inesorabile, quello della Provenzali, verso la parola muta, verso il mistero inconoscibile del silenzio, genesi e conclusione della parola (in particolar modo di quella poetica); è un percorso che contempla la sottrazione, l’inaridimento del verso nel tentativo di avvicinarsi e lasciar emergere ciò che non si può, non si riesce a dire. [...] Leggendo per intero questa raccolta che comprende tutte le poesie che Delfina ha scritto in vita, si può spesso incontrare una dimensione umana e, al contempo, spirituale che diventa, raccolta dopo raccolta, lo spazio intercorso tra il silenzio del “balbettio” e quello del “rantolo”, (è) lo spazio essenziale e avaro delle necessità e della vita. La parola degli scritti giovanili, più aperta e delicata, con un filo appena di sorriso e di pianto, si inaridisce sempre più fino a raggiungere l’ostinato tentativo di un dire l’indicibile così vicino al silenzio, al vuoto e che, come scrive Finzi, contiene un valore etico e individuale, disperato e conturbante. [...] Tutta la poesia di Provenzali è una continua, ossessiva quasi, tensione tra la materia e l’altrove, nell’angoscia di non poter esprimere in maniera esaustiva ciò che è custodito nel mistero del silenzio, nelle viscere della propria (ed altrui) interiorità. [...] Le parole si fanno simboli di qualcosa di impalpabile, inafferrabile, in perenne equilibrio sull’abisso del nulla – la soglia eterea tra luce e buio, attesa e compimento, vita e trascendenza. Le parole si fanno spigoli, spine, cardi puntuti il cui obiettivo non è però ferire quanto semmai proteggere il delicatissimo fiore che cresce sull’orlo scosceso dell’abisso. Il bocciolo più bello, più profumato, più fragile.

Dall’appendice di Mariella De Santis. Ritratto di delfina per vocali e consonanti

Delfina Provenzali ha avuto una vita molto ricca, vissuta con originalità spontanea e mai esibita. La sua non convenzionalità nasceva da una fedele onestà a se stessa, ai suoi valori. Ho scelto di ricordarla attraverso una piccola invenzione che le sarebbe piaciuta, l’avrebbe fatta sorridere in quella sua maniera speciale, sottilmente complice, vispa. Un alfabeto, sappiamo, è un sistema di segni grafici dotati di un suono, essi collegandosi alla visione generano parole, composti base della lingua che acquisiscono significato all’interno di un linguaggio. Similmente con questo omaggio io non rendo conto della complessità di una vita, della vita di Delfina, ma spero di riuscire a suggerire quel sensato legame tra cose che rende indelebili alcune esistenze.

Amicizia
Delfina aveva un forte senso dell’amicizia, capace di radicare nel tempo, ma i suoi rapporti non erano mai legami. Conversatrice intensa, amava comunicare con concetti essenziali, come in poesia, dalla sintesi apriva nella relazione grandi scenari emotivi.

Andrea
Accanto a lui ha voluto essere sepolta. È stato il suo primo nipote, figlio di sua figlia, scomparso all’età di cinque anni. Nonostante i tanti anni trascorsi, a questa perdita non era riuscita a rassegnarsi. L’acutezza del suo dolore era ulteriormente accentuata dalla sofferenza della propria figlia. Un dolore doppio, diceva.

Editori

Per quanto riguarda i propri libri in Italia, tranne che per un volume, fu un’autrice di Vanni Scheiwiller. Mi raccontò che quando conobbe Luigi Olivetti, gli si presentò come “orfana di Scheiwiller”. Il suo non cercare rapporti diversi era da imputare in parte a quella sua naturale ritrosia nel parlare di se stessa ad altri ma anche ad una riconoscenza verso il suo primo editore. È stata tradotta in Francia e Inghilterra; stupiva di come invecchiando la sua poesia diventasse sempre più oggetto di interesse per editori che di propria iniziativa la contattavano.

Traduzioni
Numerose, di autori raffinati con i quali spesso nascevano grandi rapporti di sodalità. Tradurre per lei era conoscenza precisa di
tecnica, studio di lingua e intenzione di comprensione poetica. Sino a quando non terminava in maniera per lei soddisfacente una traduzione, il suo corpo esile pareva attraversato da una potente tensione fisica.

Utilità
Una domanda angustiata e ricorrente: “È utile la poesia?”

*

Da Il fuoco memoria del fuoco. Tutte le poesie (puntoacapo Editrice 2026) Antologia poetica completa delle opere di Delfina Provenzali, a cura di Mariella De Santis e Luca Pizzolitto con Intervista inedita ad Alberto Provenzali, figlio di Delfina, a cura di Mariella De Santis.

In distesa annebbiata di colline
la parola taciuta
l’ora mai colmata
quest’inquietudine d’erbe
sommersa
che è penetrata in me
per rimanere

*

Brughiera rivestita d’erica
e vento
sul limitare delle praterie.
Qui, dove lenti s’aprono gli estuari
e si prolunga il sonno delle sabbie;
la tua pazienza
fissa, riordina il respiro.

M’allontano nell’ombra degli alberi
incapaci
a trattenere il giorno.

*

Eppure
le nostre mani   dure
concrete
non sanno reggere coppe
d’opale   trattenere
chiatte
carene alle deriva
del nonsenso.
Le nostre mani
tra i cedri del Libano
hanno crepe
scarlatte.

*

Ipotesi
e se l’infinito fosse
addizione dell’uno all’uno
dall’istante all’istante
equilibrio dell’innumerato
se l’infinito fosse
lento declinare   aritmetico
errore o   chiarore
mai contemplato?

*

Freddo nel cielo
cupo   dolore alla nuca
caldo nel mare.
Nell’ombra che si addensa
attorno al mio nome
– chiusa forma in ascolto –
avanzerò
fino a “quel muro”.

*

Scrivere cedendo alla docilità
duplicità delle linee
al ritmo dell’angoscia.
Scrivere con fili d’assenzio
e stille di pioggia
lontano
su ghiacciai innevati

per estrarre il silenzio.

*

Prospettiva di sopravvivenza
polla e pietra e terra
nei gerbidi del sogno
e il nostro errare in tondo
sull’orlo delle forre
dove brucano le capre.
           Viaggio lacunare delle parole
           fallimentare il ritorno.

*

Delfina Provenzali Richieri nasce a Palermo nel 1920. Compie gli studi a Torino al Classico D’Azeglio e quindi si laurea in chimica pura. Segue una seconda laurea a Bologna in biologia. Conosce e frequenta intellettuali nella città piemontese, legandosi con particolare amicizia a Primo Levi. Dal 1961 si trasferisce a Milano, dove ha inizio la sua attività letteraria di traduttrice e di poetessa. Lavora con Vanni Scheiwiller, presso cui pubblica Il giorno fermo, L’incisione dura, La parola muta. Per il medesimo editore, pubblica traduzioni da Céline, Michaux, Mallarmé, du Bouchet, Dupin, Esteban, Guillevic. Alterna, fin dagli anni Cinquanta, all’impegno sulla parola quello sull’icona: è infatti pittrice e fotografa autodidatta. Ha pubblicato: Il giorno fermo, All’insegna del pesce d’oro, Scheiwiller 1973; L’incisione dura, ivi 1978; Omphalos, Editrice nuovi autori 1987; La parola muta, All’insegna del pesce d’oro, Scheiwiller 1995. Escono postume le poesie giovanili Noi resi a noi stessi, Nicolodi 2003 e Reciproco dialogo in versi con Giuseppe Caracausi, Edizioni del porticciolo 2009. Nel 2004 esce Menhir. Tutte le poesie e le traduzioni, a cura di Gilberto Finzi e Mariella De Santis, Archivi del ‘900 2004. Delfina Provenziali muore a Milano l’11 novembre 2002.

Mariella De Santis è nata a Bari nel 1962. Vive tra Roma e Milano. Poeta, scrittrice, drammaturga e curatrice di opere letterarie tra le quali un’antologia di poesia di Oretta Dalle Ore. Ha tradotto le poesie di Anthony J. Robbins e collaborato alla traduzione dei testi di Bernard O’Donoghue. Vice direttice di Dromo, rivista per un terzo pensiero, è direttiva della Società Italiana delle Letterate.

Luca Pizzolitto nasce a Torino il 12 febbraio 1980, città dove attualmente vive e lavora come educatore professionale. Crocevia dei cammini, Getsemani e Prima dell’estate e del tuono sono i suoi ultimi libri pubblicati, tutti con l’editore peQuod. Del 2025 è la plaquette deserti. Per la suddetta casa editrice è direttore della collana di poesia “Portosepolto”. Per i tipi de Ilglomerulodisale la collana di plaquette “Amorgos”. Ha fondato il blog poetico “Bottega Portosepolto”. Collabora con i blog “L’estroverso” e “La poesia e lo spirito”, con le riviste on line “Poesia del nostro tempo” e “Ytali” e con la casa editrice
puntoacapo.

(A cura di Silvia Rosa)