Nobels And Novels

Nobel Prize Medal, da Wikimedia Commons

Nobel Prize Medal, da Wikimedia Commons

LORENZO BARBERIS.

Due righe, cui penso e spero presto si aggiungeranno quelle di Marguttiani più qualificati di me, per salutare con grande simpatia due Nobel della letteratura. Uno, quello nominato ieri, che va a premiare la tradizione del Rock; e uno, scomparso nello stesso giorno, che andava a premiare la grande tradizione attoriale del Teatro.

Di Dario Fo, ultimo Nobel italiano per la letteratura nel 1997, ho scritto qui; di Bob Dylan, invece, ho scritto qui ma anche, tra le righe, qui su Lo Spazio Bianco, la rivista italiana di critica del fumetto online, con cui da poco collaboro.

Naturalmente il recente Nobel, come quello a Fo, ha suscitato consensi ma anche polemiche, in base all’argomento che in loro la Parola si accompagnava al Gesto e alla Musica (in dosi diverse: più Musica per Bob Dylan, più Gesto per Fo), e che si sarebbe invece dovuto premiare e prediligere il Grande Romanzo, americano e non (da cui il titolo, anche per gusto del calembour, ovviamente).

Non mi addentro nella querelle (qualcosa ho scritto, tra le righe, nei post segnalati sopra), ma per complicare la cosa, in questa rubrica d’arte, aggiungo che entrambi erano pittori.

La dimensione pittorica di Dario Fo è importante: formatosi all’Accademia di Brera nei tardi anni ’40, cui resterà legato tutta la vita, pur nella incomparabile maggiore importanza – serve dirlo? – della produzione teatrale è pittore apprezzabile, con un segno riconoscibile, coloratissimo e vivace, ma anche colto (fin troppo facile la tentazione di un parallelo con il suo teatro e il dichiarato culto per Arlecchino, nei cui panni si è anche vestito, a modo ovviamente suo).

Le pitture di Fo e la sua conoscenza dell’arte ritornava anche in alcuni spettacoli, dove decostruiva le pitture del Mantegna  (non arte di corte, per lui, ma “giullaresca” satira dei potenti, “tra le righe”) come aveva fatto per molto della letteratura medioevale e rinascimentale (da Dante a Machiavelli, passando per Ruzante e Ciullo d’Alcamo).

Ma anche per Bob Dylan la passione per la pittura data dall’inizio della sua carriera artistica: i primi dipinti sono del 1966 e, sebbene l’elemento sia meno connesso alla sua produzione musicale-letteraria, era pittore apprezzabile, dove le cose migliori che ho potuto rinvenire online mi sembrano non lontane, nel complesso, dallo stile di Dario Fo, pur nella differenza di segni e di stili, ma con una predilezione per colori vivaci e chiari, e un tratto realistico ma nervoso e mobile al tempo stesso.

Insomma, con questo accenno (online, se lo volete, si trova una vasta documentazione visuale al proposito) anche questa pagina d’arte ha omaggiato i due grandi; in attesa di più significative e più degne celebrazioni.