Il passo dell’inerzia di Valentina Casadei

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VALENTINA CASADEI

Sei così pura,
vulnerabile
Sei una parola che scrivo su carta,
tremando

Il mattino per le stelle,
la fame per le fauci,
il passo dell’inerzia
Sei pioggia su giacca,
sei quella parola che non dico
Misconosci le regole del vuoto
E l’eternità ti aspetta fra i respiri

Sei un verso di lumaca,
silenzioso
Il suo passaggio,
segnato
Sei parola di gesso,
colore d’inverno,
all’imbrunire divieni uccello
e nella notte trovi riparo nell’emigrazione possibile
Odori di sete
La lungimiranza delle stelle avvelena il raziocinio
La follia della notte
- dare voce agli astri -
é la sua sola magia

Dentro di me cresce
il sapore della bambina che fui,
il mistero dell’anima
che mi crea e che mi disfa,
dell’anima che comanda il corpo,
che tira le redini della corsa
ed il tempo che la sostiene,
decimando tutte le eternità possibili

Ti domanderanno dov’è nascosta
la fessura dell’alba
nella quale s’intravedono i fuochi di capodanno
Il sole si moltiplica
e guarisce il dolore che ti copre

A volte penso: ho già ventisei anni.
Altri giorni:
ho solo ventisei anni.
E dipende dai giorni E dipende dai sogni.

Immaginai la vita come donna
le diedi un corpo piccino – di fata -
un naso grande
- di strega -
e due grandi occhi
Una domanda

M’assento
e vago
nei meandri
della mia dimora come squarcio profondo

Abbiamo visto arrivare la notte
con lo scoppio di tutti i tuoi ordigni
che frantumavano il rantolo dei ricordi
e seguivano le mappe dello splendore
Abbiamo visto arrivare la notte
nella disperazione dell’abbandono
in quell’eremo dove dimora
la mia pietà verso la tua dottrina
Abbiamo visto arrivare la notte
ad occhi aperti, nel buio
nella beatitudine dei tuoi respiri
pieni di senso e di colore chiaro

Ti dedichi,
con cura,
al peso delle piume
Detieni i diritti dei cieli
linea diretta alle stelle,
che unisci
come puntini senzadio,
sparsi a manciate goffe
da mani di contadini
che trovano casa ai semi

Valentina Casadei, Il passo dell’inerzia, SaMa Edizioni 2020
In copertina: Immagine di Fabiola Letizia

Nota critica di Rossella Renzi:

Questa raccolta di Valentina Casadei possiede la freschezza di una voce giovane che ama sperimentare la libertà del verso, nelle sue possibilità̀ e nelle sue forme; mentre cerca di darsi una disciplina, seguendo traiettorie definite, anche da solidi percorsi di formazione letteraria. Molti dei testi di questa silloge hanno chiusure folgoranti: si accendono in poche righe, creano scie luminose nelle immagini che tracciano, richiamando l’occhio del lettore alle sagome simmetriche sulla pagina, date da una disposizione del verso graficamente ricercata. È un racconto in versi in forma di frammenti, colmo di emozioni vissute nella dualità̀, dal momento che il “tu” è centrale nelle poesie: a volte è il solo motivo della scrittura, come ad esempio nel verso unico del testo: «Sei un pensiero pungiglione». Col “tu” si può̀ cercare e condividere una direzione, provando a contrastare l’inerzia del giorno, dal momento che ciò̀ che emerge, in modo spontaneo ed empatico, è il senso di spaesamento e di smarrimento di fronte alle questioni della vita e la conseguente necessità di un orientamento nella selva degli accadimenti, delle decisioni, delle riflessioni. Ma l’autrice sa trovare conforto e consolazione nella minuzia del gesto, nella bellezza del piccolo dono quotidiano, con sguardo di meraviglia propria del ‘fanciullino’ e quello più̀ accorto e passionale che coglie l’estasi nella natura e nel sogno, riportandoci alla magia della penna di Emily Dickinson. La ripetizione è una delle strategie presenti nei testi di Valentina Casadei, insieme al passo cadenzato che scandisce il testo come fosse preghiera, salmo, invocazione, impastando frammenti del vissuto in una dimensione visionaria e rarefatta. E poi, il bisogno di pienezza, lo squarcio, la ferita che da sempre abita la poesia, danno vita a una parola che trema («eri carne che trema»), così pura e vulnerabile, come appare, esposta alla furia del mondo. Questo buio che incombe è però spesso illuminato dalla dimensione fantastica e favolosa, creata con la presenza di fate, streghe, occhi grandi, da un’autrice che accetta la sfida con la pagina e che implora la protezione di un principe o di un dio, per sfuggire all’incertezza di ciò̀ che arriva col mistero del giorno e che può̀ fare paura.