Giuseppe Penone, “Incidenze del vuoto”

penone-depliantFULVIA GIACOSA

Si è inaugurata l’11 ottobre nella chiesa di San Francesco di Cuneo la mostra di Giuseppe Penone intitolata Incidenze del vuoto. Nata dalla collaborazione della Fondazione CRC e il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, ospita un nutrito gruppo di opere dello scultore. L’esposizione si svolge in contemporanea e in dialogo con quella a Rivoli, entrambi a cura di Carolyn Christov-Bakargiev che ne scrive in catalogo insieme ad un’intervista all’artista. Le opere simbolo delle due esposizioni ruotano intorno al soggetto dell’albero, leitmotiv  dell’artista: quella a Cuneo è in orizzontale (Matrice, 2015), quella a Rivoli (Identità, 2017) in verticale, vale a dire le due direzioni fondamentali dello spazio vitale.

Identità è un grande albero bronzeo sul quale cresce, rovesciato, un altro albero in alluminio, collocato nel giardino di fronte all’ingresso del Castello di Rivoli ma l’opera è presente, nella sua idea progettuale, anche a Cuneo in un bozzetto e in una serie di disegni e appunti manoscritti raccolti al fondo della nave laterale.

L’autore (Garessio, 1947), noto a livello internazionale e più volte premiato (ha ricevuto nel 2014 il Premio Imperiale per la scultura, il massimo riconoscimento mondiale in tale ambito), è stato uno dei protagonisti dell’Arte Povera italiana fin dalle origini quando nel 1968 ha partecipato alla mostra torinese curata da Germano Celant con una serie di opere realizzate a Garessio e raggruppate sotto il titolo Alpi Marittime. Lo accomuna ai compagni di strada la sostituzione del concetto di opera (finita) con quello di processo, caratteristica comune un po’ a tutte le avanguardie degli anni settanta (le fasi realizzative sono parte integrante dell’opera stessa). In Penone c’è inoltre una costante meditazione sull’arte scultorea, fatta di intagli e scavi atti a produrre i vuoti ma anche fusioni, duplicazioni che segnano il passaggio dal negativo al positivo e viceversa. Tra i materiali prediletti, oltre a quelli poveri e naturali (terra, foglie, rocce, rami e tronchi) c’è il bronzo in quanto materiale vivo secondo l’autore stesso. I tanti lavori sugli alberi indagano il tempo di crescita delle piante per anelli concentrici, prelevando strati di legno fino a raggiungere un preciso momento della loro vita precedente; l’albero, scrive l’autore, è un essere che memorizza la sua forma … una struttura scultorea perfetta, perché ha la necessità dell’esistenza. È per questa ragione che mi sono interessato agli alberi e ho sviluppato una serie di lavori considerando l’albero non sotto un punto di vista simbolico, ma sotto un punto di vista reale e anche di materia, anche se a noi vien subito da pensare a Correspondances di Baudelaire – e ce ne scusiamo con l’artista (La Nature est un temple où de vivants piliers/Laissent parfois sortir de confuses paroles ;/L’homme y passe à travers des forêts de symboles/Qui l’observent avec des regards familiers).

 

Ma veniamo alle opere esposte a Cuneo. Ho già avuto occasione di dire che la struttura austera dell’imponente edificio simbolo della città è luogo ideale per grandi installazioni scultoree nella nave centrale mentre lo spazio racchiuso delle cappelle barocche sul lato destro sono pronte ad accogliere lavori a misura d’uomo.

Matrice è un lungo tronco di abete inciso di c. 30 metri, sorta di colonna vertebrale della navata centrale, sentiero reale e metaforico o laude laica (siamo in una chiesa francescana, d’altronde) srotolata “rasoterra” nello spazio dell’uomo e della natura. L’artista ne ha ottenuto un negativo sezionandolo longitudinalmente e scavandolo fino ad un determinato momento della sua crescita (si potrebbe dire che viene recuperata la memoria esistenziale dell’albero). In un punto però l’autore ne ha ricostruito il positivo con la fusione bronzea in cui sono visibili i segni delle dita che lo hanno modellato, tracce del processo artistico che fa convivere assenza e presenza. La parte bronzea è lunga 170 cm., altezza media di un essere umano. E qui entra in gioco l’altro tema caro a Penone, quello del corpo come strumento primario di conoscenza del mondo: non a caso nell’abside al termine della navata l’autore ha scelto di esporre Suture (1987-91), originale scultura in lame metalliche che richiama la forma del cranio tramite le “suture” delle sue quattro sezioni, sostenute da una grande “Y” in acciaio e plexiglass (nell’intercapedine dei due materiali è stata versata della terra), ossia la forma della biforcazione tanto delle sinapsi quanto dei vegetali. Il cranio così realizzato non è un solido pieno ma spazio mentale plasmabile, proprio come l’arte scultorea. Il parallelo tra corpo vegetale e corpo umano messo in atto da Penone ci ricorda i versi di Ezra Pound – che forse a Penone non dispiacerebbero: L’albero m’è penetrato nelle mani,/La sua linfa m’è ascesa nelle braccia,/ L’albero m’è cresciuto nel seno –/ Profondo,/ I rami spuntano da me come braccia.

I lavori posti nelle cappelle ribadiscono la comparazione precedente e si arricchiscono della luce che viene dalle finestre. Sono fusioni in bronzo di corpi la cui epidermide richiama le cortecce arboree accompagnate da ramoscelli e foglie. La serie Gesti vegetali (1983-86) fa interagire figure bronzee ed elementi della natura, avviluppando le une agli altri; in Dafne (2014) l’autore riproduce le venature dell’alloro in cui la fanciulla, per sfuggire ad Apollo, viene trasformata dal dio Peneo. E’ come se nel realizzare quest’opera avessi toccato, quasi accarezzato, la superficie dell’albero avvolgendola, dice Penone nell’intervista in catalogo. Questa carezza lieve, rispettosa e quasi timida è l’esatto contrario della sensualità barocca del notissimo gruppo di Lorenzo Bernini; soprattutto, mentre quest’ultimo cela magistralmente la tecnica in nome del verosimile, Penone mette la propria in evidenza, fa sì che ogni intervento sul materiale sia decifrabile in modo da consentire una lettura a rebour della creazione artistica che risulta gesto vivo e presente.

INFO. La mostra nel Complesso Monumentale di San Francesco, via Santa Maria 10, Cuneo è visitabile dal 12 ottobre 2019 al 2 febbraio 2020). Orari: da martedì a sabato ore 15.30-18.30, domenica 11-18.30. Per maggiori informazioni www.fondazionecrc.it /tel. 0171.452711.

 

L’ARTICOLO VIENE PUBBLICATO SENZA IMMAGINI PER EVITARE PROBLEMI DI COPYRIGHT, CE NE SCUSIAMO CON I LETTORI.