Riscrivere “woke” la letteratura epica

PAOLO LAMBERTI

Recentemente è invalsa la moda di riscrivere i libri eliminando tutto ciò che potrebbe offendere, anche nel linguaggio: prima è toccato a Roald Dahl, per proteggere i bimbi da parole come brutto o grasso (diventeranno diversamente bello? Magro al quadrato?); qualcuno ha ipotizzato di sottoporre alla riscrittura 007: e qui sarà dura, un tulipano al posto della Beretta? In attesa di sostituire i personaggi letterari con manichini immobili ed asessuati, magari non bipedi onde non ferire i quadrupedi, ecco alcuni suggerimenti su come rivedere poemi fondamentali per l’Occidente.
Per l’Iliade è opportuno sostituire la guerra con una partita di calcio, in fondo a Troia ci sono già le Porte Scee; Nestore e Priamo possono fare gli allenatori, nella squadra troiana Ettore è il buon centrattacco che nel tempo libero cura una onlus per bambini con l’aiuto della moglie Andromaca, a Paride si lasciano le punizioni da lontano, mentre Enea è il solito fuori squadra, e quindi viene venduto alla Roma. Più complessa la situazione per gli Achei, che faticano a far convivere in attacco Agamennone e Achille; a Diomede ed Aiace tocca una vita da mediano, ma per fortuna Ulisse fa la mossa del cavallo, scende lungo le fasce e va a rete. Si può aggiungere un tocco romantico, con Ifigenia che non è sacrificata ma sposa Achille, e insieme a Patroclo, Criseide e Briseide offre un bell’esempio di poliamore.
L’Odissea diventa il racconto di un Ulisse medico di Emergency che percorre il Mediterraneo curando la congiuntivite di Polifemo, la raucedine delle Sirene, i problemi digestivi delle Arpie, le overdose dei Lotofagi; poi porta il suo equipaggio dalla dietologa Circe, che trasforma la dieta da porcina a vegana; dopo una lunga deviazione in porti lontani, voluta dal ministro Calipso, riceve un finanziamento dai Feaci e approda ad Itaca, dove Penelope tesseva la tela per i fazzoletti per i poveretti. Qui fa sposare Proci ed ancelle ed apre un resort ecologico la cui animazione è affidata a Telemaco.
Ultimamente poi è invalsa la curiosa abitudine di fare di Enea un simbolo dei migranti. In realtà il troiano diserta la patria nel momento più tragico (e abbandona guarda caso solo la moglie, tornando scapolo disponibile), trascina i sopravvissuti in navigazioni piene di respingimenti, quando viene accolto riparte lasciando cuori infranti ed odi inestinguibili, approda nel pacifico Lazio e vi scatena una guerra di conquista con un’ecatombe di giovani, e infine uccide il promesso sposo e si prende la sposa: un Manzoni rovesciato, con il trionfo di Don Rodrigo. L’Eneide non è salvabile.
Molto meglio la Commedia dantesca Per Inferno e Purgatorio basta il contrappasso del contrappasso. Così l’Inferno diventa un passaggio di continuità tra vita ed aldilà, con gli amanti che volano insieme, i golosi che banchettano, i politici/eretici che tengono calde le poltrone, i suicidi che coltivano giardini, i corrotti che fanno i fanghi e i traditori che si danno agli sport invernali, con Caronte che offre minicrociere e Cerbero che alleva cani tricipiti per famiglie numerose, così i bambini non litigano. Il Purgatorio, una volta dotato di scale mobili, diventa una clinica per il check up preparadisiaco. Si fa palestra, presso i superbi pesistica, tra gli accidiosi corsa, flessioni tra gli avari; l’oculista si trova tra gli invidiosi, il pneumologo tra gli iracondi, dietologo e sessuologo nelle ultime cornici; da ultimo una bella processione naturista nella divina foresta spessa e viva. Il Paradiso poi è quasi a posto, gli angeli piacciono a tutti, a santi e patriarchi basta aggiungere qualche sufi, lama, sadhu, e nella luce divina si devono poter vedere anche Jahwe, Allah, Giove, Buddha, Manitou e quant’altri; Cacciaguida e San Bernardo fanno i nonni di tutti, e c’è abbondanza di belle donne, per gli spirituali meno contemplativi; la luce è ovviamente a impatto zero. E, come dice Belli, “all’urtimo uscirà ’na sonajjera/ d’Angioli, e, ccome si ss’annassi a lletto,/smorzeranno li lumi, e bbona sera”.