All’inizio era il nulla, il nulla non aveva nome, poesie di Nunzio Di Sarno

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NUNZIO DI SARNO

Trenta raggi convergono in un mozzo:
grazie al suo vuoto* abbiamo l’utilità del carro.
Modelliamo l’argilla per fare un vaso:
grazie al suo vuoto* abbiamo l’utilità del vaso.
Ritagliamo porte e finestre per fare una casa:
grazie al loro vuoto* abbiamo l’utilità della casa.
Perciò, se l’uso dell’essere è benefico,
l’uso del non-essere* è ciò che ne crea l’utilità.

*Wu = senza, non, nulla, nessuno, vuoto, nonessere

Tao Te Ching – Cap. XI

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Nunzio Di Sarno, Wu, Bertoni Editore 2021

“All’inizio era il nulla, il nulla non aveva nome”
All’origine è la condizione di possibilità di ogni ente. Così in ogni processo c’è un vuoto determinato che accompagna sempre il pieno, definendone la funzione.
Ecco che Lao Tzu ripete “trenta raggi convergono in un mozzo: grazie al suo vuoto abbiamo l’utilità del carro”.
Come fuori così dentro, pieno e vuoto si dosano, accogliendo l’uomo in corpo parola e mente, che s’adatta alla legge pur senza comprendere. E quando comprenderà non sarà la voce il veicolo di realizzata trasmissione.
WU
La balla di fieno divampa al fuoco sottostante – dell’azione rimane… niente?
Le poesie della raccolta si muovono tra questi due stati dell’essere.
Le parole sembrano ossa disposte su uno scheletro che assume posizioni diverse, spinto dalle circostanze. Alle ossa-parole si attaccano i muscoli, la carne-connotante dall’interno e dall’esterno, che cambia e si muove a seconda del soffio. Sembrano date solo l’entrata e l’uscita, come quelle del corpo, per nutrirsi o liberarsi.
Ognuno a seconda del tempo e dello spazio che si trova ad abitare, può scegliere il passo per inoltrarsi nel sentiero, le pause, la fine ed il ritorno.
Il vortice delle immagini spiegate sugli arti disperde e ricompone il senso.
Lo smarrimento che attraverso la misura porta al cambiamento.
Pure i componimenti che s’ispirano all’haiku si piegano allo scheletro.
Il poeta, liberandosi nella quasi totalità dei versi dai richiami all’io, cerca di ritrovarsi uomo tra le macerie della Macchina, della scienza, dell’economia e dell’arte.
E scopre attraverso il sangue, le urla e i rantoli qual è il prezzo dell’avanzare. Che sia secondo legge di natura o legge di Stato. Ritornando a sé mondato dalle illusioni di comprensione e redenzione.

Nunzio Di Sarno nasce a Napoli, si laurea in lingue e letterature straniere con una tesi su Ginna e le connessioni tra astrattismo e spiritualismo. Ha lavorato come operatore sociale, mediatore culturale, insegnante di italiano L2, di sostegno e di inglese.
Da alcuni anni risiede ed insegna a Firenze.
Ha conseguito una laurea in psicologia clinica e della riabilitazione con una tesi su Yoga, Tai Chi e mindfulness come terapie complementari nella malattia di Parkinson.
“Mu”, pubblicata da Oèdipus edizioni nell’agosto 2020, è la sua raccolta d’esordio.
La seconda dal titolo “Wu” è pubblicata da Bertoni editore a dicembre 2021.
Sue poesie ed articoli sono presenti su diversi siti e blog letterari.

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