Il volo d’anatre e la pesca a mosca

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PIERO RAVOTTI

C’era una volta un volo d’anatre.
Nel cielo, un triangolo di nere sagome d’anatra.
Il classico volo d’anatre.
Ma a guardar bene, un’anatra aveva perso il suo posto nello stormo. Sbatteva furiosamente le ali per riprendersi il posto. Un’anatra isolata: un puntino nero che inseguiva il triangolo di puntini neri.
Sbattere disordinato d’ali e agitarsi rabbioso di tutte le altre piume.
E così avvenne che una di queste piume si sfilò dalla sua sede e fu presa dal vento. La piuma si trovò più sola dell’anatra.
Cercò le sue compagne.
Il triangolo d’anatre, ormai lontanissimo, e adesso compatto, le fece capire d’essere irrimediabilmente sola.
Si rese conto d’essere una solitaria piuma nel vento. Un giocattolo per ogni corrente d’aria. E il gioco tutto sommato la divertiva. La terra era lontanissima.
-Non è poi così male lasciarsi accarezzare dal vento. Non avere più un’anatra da accudire. Salire, entrare in vortici, girare, risalire e scendere-
Ma, fu un attimo, e una parola la spaventò.
-Scendere-
Guardò in basso e s’accorse d’essere più vicina alla terra.
Incominciò ad avere paura.
-Precipito-
La terra in un attimo, un vuoto di vento, fu vicina, vicinissima.
- Il vento ha smesso di giocare, e adesso mi sfracellerò-
Ancora uno sguardo. Non c’era terra, stava per finire in acqua.
Un fiume. Le onde. I salti d’acqua. I vortici che tutto affondano.
-Adesso sarò travolta dall’onda e un vortice mi affonderà nel buio. Sott’acqua: è la fine-
-Dio mio – anche le piume nei loro momenti difficili hanno un dio cui raccomandarsi – cosa sarà di me adesso?-
E fu l’acqua.
-Oh?-
-Non sprofondo. Galleggio. Sono una piuma a galla. Sento l’acqua e il vento. Stregoneria-
E mentre stupita, contenta, felice si godeva il suo galleggiare sentì l’acqua friggere.
-Cosa succede?-
Quasi non finì la domanda che l’acqua sparò nel vento microscopici animaletti, leggeri come piume e agitatissimi nel loro sbattere d’ali.
-Altro che vento questa è una bufera d’ali-
E fu bufera così violenta che anche la piuma, in un attimo, riconquistò il cielo.
Adesso la piuma volava assieme a questa immensità di sbattere d’ali d’invisibili corpi.
Era felice. Stava riprendendosi il suo vento, il suo cielo.
Riguardò in basso e si specchiò nell’acqua.
Si vide.
-Dio mio, cosa sono diventata?-
Adesso aveva le ali ed i colori delle farfalle vere, e volava con le farfalle vere vestite dei colori di tutte le piume.
La piuma capì d’essere diventata farfalla.
-Che magia. Potessi raccontarla alle mie sorelle-
-Non mi crederebbero-
-Chi mai può credere che se una piuma lascia la sua anatra diventa farfalla?-
Felice, riguardò ancora l’acqua.
-Incredibile, anche il fiume, là sotto, applaude. Le onde sono diventate cerchi. Forse è con i cerchi che il fiume applaude i voli di piume.-
-Se tutte le piume del mondo sapessero dell’applauso del fiume per ogni piuma che diventa farfalla-
E godendosi questi pensieri la piuma volava come fosse farfalla. Era contenta così, aveva inventato la pesca a mosca, ma questo pensiero non la sfiorò.

(Foto di Giampiero Johnny Murialdo)

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