Anime che si raccontano (attraverso il poeta Giancarlo Baroni)

baroni-le-anime-di-marco-polo-copertina-2

I ritorni di Ulisse

Dicono in coro come
pretendi Ulisse di sfuggire a noi
che accesa la tua inquietudine incendiamo
anche il tuo desiderio, smetti
di fingere re dei mentitori
e abbraccia noi per sempre. Poi quelle
voci sibilanti si propagano
fino a raggiungere la stanza che conserva
l’amore coniugale, persecutorie proprio
con me che non lo merito.
Vent’anni ho attraversato nel pericolo, dieci
a combattere lontano per la patria il resto
cercando di raggiungerla. Che altro
di più avrei potuto fare. Purtroppo ora,
trascorso un anno dal mio improbabile ritorno
ricongiunto a Penelope la saggia mia regina,
vivo scontento, oppresso da questi suoni che insistenti
imbrogliano i miei pensieri. Io amo
Penelope e più di ogni altra
cosa adoro la mia terra loro
lo negano. Devo essere stanco davvero
esausto, se la passione commossa
che provo da lontano verso le cose amate
lascia spazio, avvicinandosi, al sospetto.
Non resta forse allora che scovare
la misteriosa origine di queste
ambigue voci e sottometterle, domani
riparto.

***

L’anima di Marco

Quante bugie
hai raccontato? L’anima
stava al di qua della soglia
dove il corpo si trasforma in luce
e libera un’energia che ci proietta
in nuove dimensioni. Se
– dice lasciando
un’ennesima traccia – se il viaggio
in mezzo alle parole non ti basta
perché non vai? prova.

***

Cristoforo verso Marco
*
(il 12 ottobre 1492 avvistano l’isola di San Salvador)

Terra, terra! si sentono
i marinai dei sopravvissuti prima
increduli dopo danze
baldoria. Intanto
planate sulle navi
varie specie di uccelli
ci danno il benvenuto. Dal becco
spuntano dei germogli sconosciuti.

*
(san Cristoforo, patrono dei viandanti, viene raffigurato
mentre porta sull’altra sponda del fiume Gesù rischiando
di affogare)

Ho attraversato l’Atlantico portando
Cristo sulle mie spalle. Misericordia
gridavano durante le tempeste
senza accorgersi che era fra di noi
il Salvatore. Come saremmo arrivati
altrimenti sin qua
dove comincia un paradiso in terra?

*
(annunciata dai calendari astronomici, l’eclissi diventa per
gli indiani ribelli una specie di miracolo)

Così ingenui e selvaggi da credere …
Ma chi sarà questa gente
che cammina mostrando i genitali? Così poco
orientali nei gesti. Farò
scomparire la luna. Mentre
il buio li rende invisibili
s’inchinano smarriti ai miei piedi.

*
(in viaggio, Cristoforo legge e annota il Milione di Marco)

Navigo all’incontrario
quasi in un girotondo. Porto
il tuo libro nella tasca, mappa
reliquia e bussola. Mi aspetti
nel Levante dei palazzi
ornati d’oro fino e lapislazzuli.

***

Amerigo

Fra Europa e Asia
esiste un altro continente: un mondo
nuovo; capire
conta quanto scoprire? Il vero
errore di Colombo è insistere a chiamare
queste terre con il nome sbagliato. Qualcuno
le battezza con il mio
Americhe da Amerigo.

Giancarlo Baroni, LE ANIME DI MARCO POLO, Book Editore
In copertina: Nino Memo da Viaggio nella Memoria (olio su tavola, 1994)

immagine

Opera intensa che mescola suggestioni e rivisitazioni storiche e mitologiche, entrando nei pensieri di personaggi che fanno parte del nostro immaginario e nei quali il lettore si ritrova.

L’autore ha rilasciato un commento per Margutte:

«Ne Le anime di Marco Polo i personaggi che si raccontano o che vengono descritti e raccontati si chiamano Ulisse, Marco Polo e Rustichello, Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Magellano e Pigafetta, Bartolomé de las Casas, Matteo Ricci, Livingstone e Stanley. Nomi noti, entrati nella leggenda e nei manuali di storia; niente di erudito, di specialistico e rivolto e indirizzato a pochi lettori. Al contrario questi personaggi vogliono comunicare e condividere e mettere in comune le loro vite e le loro esperienze. Lo stile e il linguaggio si basano su  comprensibilità e chiarezza, si confrontano volentieri con la prosa.

I protagonisti del libro non sono però esclusivamente persone, ma luoghi reali e immaginari, fatti, vicende e accadimenti. Una sezione parla per esempio delle Fiandre, un’altra dei Paesi Bassi, un’altra ancora ha come titolo “Le città dei santi”: città italiane viste e narrate attraverso i miracoli e le leggende dei loro santi protettori; miracoli e leggende che affondano le radici nella geografia e nella storia di ogni città.

Il rapporto fra poeta e luoghi è spesso filtrato dalla sensibilità del primo: non conosciamo la fisionomia del luogo, conosciamo invece soprattutto le emozioni che il poeta ha provato osservandolo. Le anime di Marco Polo vanno, nel bene e nel male, controcorrente.

Questo aspetto ne introduce un altro che riguarda la distanza fra il sé (del poeta) e la cosa (che viene guardata, vissuta, raccontata). Per quanto mi riguarda preferisco allontanarmi un poco ma non troppo dalle cose, mantenere un minimo di distacco. Questo provoca forse un raffreddamento della tensione lirica e un calo dell’elemento drammatico. Ma il dramma può, come si dice per il fuoco, covare sotto la cenere.

Nei miei versi non gradisco parlare in modo esplicito di me. Preferisco parlare di altre persone e personaggi, stabilire con loro un contatto, una relazione e uno scambio, raccontare storie e vicende che li riguardano, mimetizzarmi e mettermi nei loro panni,  guardare il mondo attraverso i loro occhi e farli esprimere direttamente.

Non sono un viaggiatore, ma vorrei tanto esserlo. Proprio per questo ho scritto una corposa raccolta che parla di viaggi, esploratori, di luoghi reali e immaginari: per realizzare un sogno, un desiderio, un’aspirazione. Per diventare, almeno nella finzione letteraria, un vero viaggiatore.»

Giancarlo Baroni in Margutte: I merli del giardino di San Paolo e altri uccelli