Saluti da Mondovì: Tutti conoscono il nostro vicino

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LESLIE MCBRIDE WILE

Il fuoco nel camino della camera da letto scoppietta allegro, un bel ciocco di faggio. Questa mattina ho ordinato la legna, che mi è stata consegnata stasera: una bella avventura che finisce bene (a dire il vero non è ancora finita) per via di un eroe, di cui non farò il nome per non metterlo in imbarazzo. Ma lasciate che vi dia qualche informazione su quello che mi succede e poi vi racconterò la storia. Mio marito ed io abbiamo un vicino. Visto che viviamo in una casa isolata, una cascinetta ristrutturata su un prato di 1200 m2, è l’unico vicino che ci sentirebbe se urlassimo, ma ci vorrebbero dei polmoni potenti. Per tutto il tempo della ristrutturazione, che gli ha causato non poco disagio, ha mantenuto con noi un buon rapporto, allegro, generoso e collaborativo. Ha un ruolo come di angelo guardiano-cavaliere senza macchia con un pickup, gentile, pieno di risorse ed energia e sempre pronto a dare una mano. È lui l’eroe della mia avventura con la legna. Ancora una cosa dovete sapere: mio marito al momento è all’estero per lavoro. E ora torniamo alla storia.
Verso le 5 di pomeriggio ho ricevuto una telefonata dal tipo della legna che diceva che sarebbe arrivato entro mezz’ora. Dopo quaranta minuti ha richiamato per dire che stava partendo con il carico di legna. Gli ho ricordato di andare “sempre a destra, sempre giù”. Dopo avermi chiamato ancora un paio di volte, eccolo che arriva. Ormai è quasi buio.

Gli faccio vedere dove voglio che la legna sia scaricata e per una qualche ragione lui decide di girare intorno all’orto e di entrare nel cortile dalla parte più lontana. Cerco di fermarlo ma lui si fionda deciso e arriva fino al punto più basso del sentiero sterrato prima di accorgersi del problema: il fango. Discutiamo; gli dico che non ha altra scelta se non di fare retromarcia fino al punto di partenza e poi andare in salita. Adesso è notte, buio pesto. Deve provare più volte con una buona dose di bestemmie (io me ne tengo a distanza andando avanti e indietro nel cortile) prima di arrivare al punto di partenza, ma poi non riesce a fare la salita. Discutiamo di nuovo; dice di aver bisogno di un trattore. Rispondo che il nostro vicino ne ha almeno due; lui dice, abbastanza acido, che gliene basta uno.

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Con riluttanza telefono al nostro vicino e lo trovo ancora al lavoro. Spiego il problema e lui dice che arriva subito. Quando compare dopo circa dieci minuti naturalmente lui e il ragazzo della legna si riconoscono e iniziano a parlare in dialetto piemontese. (Dico al tipo della legna: “lo conosce?” e lui risponde: “tutti conoscono il vostro vicino”). Per farla breve, il vicino prende il comando. Con una corda lega il camioncino della legna e lo trascina, poi aiuta il tipo a scaricare i due pellet e a fare manovra per andarsene, quindi aiuta me a coprire la legna con il telone (dovrebbe piovere stanotte). Dice che torna domani per spostare la legna nel cortile con il trattore. Quest’uomo è indispensabile. Ed ecco come è successo che un ciocco di faggio scoppietta allegro nella camera da letto. E sono felice di conoscerlo anch’io e mi sento particolarmente fortunata di averlo come vicino di casa.

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Foto di Leslie McBride Wile

Traduzione di Silvia Pio