Sovranità alimentare e agroecologia

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Giovanni Battista Quadrone

Sovranità alimentare e agroecologia per nutrire i popoli preservando il pianeta.
Oltre Expo2015
IVAN BETTINI
La sovranità alimentare è il diritto dei popoli a produrre con metodi ecologicamente sostenibili il cibo nutriente e culturalmente appropriato di cui hanno bisogno, e quindi il loro diritto a determinare i propri sistemi agricoli e alimentari.
Dalla Dichiarazione finale del Forum per la sovranità alimentare, Nyéléni, Mali, 27 febbraio 2007

L’agroecologia è politica. Essa ci impone di sfidare e trasformare le strutture del potere nelle nostre società. Noi vogliamo e dobbiamo porre il controllo dei semi, della biodiversità, della terra, dell’acqua, della conoscenza, della cultura e dei beni comuni nelle mani dei popoli che nutrono il pianeta.
Dalla Dichiarazione del Forum internazionale per l’agroecologia, Nyéléni, Mali, 27 Febbraio 2015

Ora che la grande macchina illusionistica e propagandistica di Expo2015 ha finalmente chiuso i battenti, credo sia necessario raccogliere e rilanciare la sfida culturale rappresentata dai temi che lo hanno – più o meno pretestuosamente- caratterizzato, e cioè agricoltura e alimentazione. Temi cruciali per il futuro del pianeta, su cui è importante proporre una visione alternativa a quella dei governi e delle multinazionali.

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Il fallimento dell’agricoltura industriale
Oggi è infatti davanti agli occhi di tutti il fallimento delle politiche agricole e commerciali promosse negli ultimi decenni dagli organismi internazionali (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale del Commercio) e sponsorizzate dai “padroni del cibo”, ovvero dalle grandi multinazionali della produzione, trasformazione e distribuzione alimentare. La diffusione su vasta scala dell’agricoltura industriale -basata sulla monocultura, gli organismi geneticamente modificati, l’uso massiccio di carburanti fossili e pesticidi- e la liberalizzazione del mercato dei prodotti agricoli, non solo non hanno risolto il problema della fame e della denutrizione, che affligge oggi circa 850 milioni di abitanti del pianeta, ma hanno anzi contribuito ad aggravarlo. Queste politiche hanno infatti comportato, da un lato, l’allontanamento di decine di migliaia di piccoli agricoltori e allevatori dalle loro terre (land grabbing) e, dall’altro, la distruzione dei mercati agricoli locali, inondati dalle eccedenze agricole dei paesi ricchi (dumping). Il risultato di questi devastanti processi di sradicamento ed espropriazione è stato quello di aumentare il numero di persone che, cacciate dalla loro terra, affollano gli slums delle megalopoli o migrano, in cerca di fortuna, verso le regioni ricche del Nord del pianeta.
Senza contare i danni incalcolabili che l’agricoltura industriale ha prodotto e continua a produrre in termini di inquinamento di aria, acqua, terra e di distruzione della biodiversità.

la via campesina

La sovranità alimentare
Oggi è dunque più che mai necessario denunciare i guasti provocati dalla agricoltura industriale e gli ingiusti meccanismi del mercato agroalimentare mondiale, per costruire dal basso e promuovere le alternative possibili. In particolare occorre far conoscere e diffondere le idee e le buone pratiche riconducibili al paradigma della sovranità alimentare, ovvero del diritto dei popoli e delle comunità a produrre autonomamente, in modo ecologicamente sostenibile, il cibo salubre e culturalmente appropriato di cui hanno bisogno. Inizialmente elaborato da La Via Campesina – rete internazionale che raggruppa circa 200 milioni di agricoltori, contadini senza terra, donne rurali e comunità indigene appartenenti a 167 organizzazioni locali di 88 paesi di Africa, America, Asia ed Europa- il paradigma della sovranità alimentare è oggi diventato il terreno di incontro tra questi movimenti e la parte più radicale e consapevole delle associazioni ambientaliste, delle organizzazioni non governative che si occupano di cooperazione internazionale, del movimento del commercio equo e dei gruppi d’acquisto solidale.

civiltà contadina

Fare proprio il programma politico della sovranità alimentare significa:
• affermare che il cibo non è una merce ma un diritto;
• sostenere le lotte per l’accesso delle comunità locali alla terra, all’acqua, alle sementi;
• contrastare il consumo del suolo fertile per scopi non agricoli (commerciali, residenziali, industriali o infrastrutturali);
• favorire i sistemi di coltivazione tradizionali, naturali, biologici (agroecologia);
• assicurare agli agricoltori una giusta retribuzione per i loro prodotti e il loro lavoro;
• riconoscere e promuovere il ruolo delle donne nella produzione di cibo.

Si tratta insomma di far conoscere e sostenere il modello dell’ agricoltura famigliare, contadina, di comunità, cooperativa, prioritariamente orientata alla produzione di cibo per l’autoconsumo e la vendita diretta nei mercati locali, che ha dimostrato di essere efficace non solo nel garantire una vita dignitosa agli agricoltori e alle loro famiglie ma anche nel tutelare l’ambiente e la biodiversità.

grano e fiordalisi

Un modello valido anche per l’Italia
Questo modello -alternativo a quello dell’agricoltura industriale- merita di essere sostenuto non solo nel Sud del mondo ma anche nei cosiddetti “paesi sviluppati”.
Anche in Italia esiste infatti un’agricoltura di piccola scala, a dimensione famigliare, comunitaria o cooperativa, condotta con metodi naturali o biologici, che rischia di scomparire sotto il peso di leggi e regolamenti pensati per l’agricoltura imprenditoriale e industriale. Eppure l’agricoltura contadina, oltre a produrre occupazione e reddito, contribuisce a mantenere popolate le campagne e la montagna, a conservare la fertilità della terra e la diversità del paesaggio, a mantenere vivi i saperi e i prodotti locali.
Molti di questi “contadini per scelta” si sono inoltre caratterizzati negli ultimi anni come partners dei gruppi d’acquisto solidale e protagonisti dei mercati locali, rurali, a filiera corta e a km zero che animano i nostri paesi e le nostre città, dando vita a una nuova relazione tra produttori e consumatori fondata sulla conoscenza reciproca, la condivisione dei problemi, il mutualismo. Essi svolgono dunque una funzione sociale ed ecologica, oltre che economica, che merita di essere riconosciuta e valorizzata.

vogliamo i contadini
Coltivare la speranza
Le lotte dei movimenti contadini per la sovranità alimentare e l’agroecologia riguardano dunque tutti noi. Proponendosi di porre il controllo della terra, dell’acqua, delle sementi, della biodiversità, dei saperi e dei beni comuni nelle mani di coloro che nutrono il pianeta, strappandolo alle grinfie dei governi e delle multinazionali, queste lotte rappresentano una sfida radicale alle attuali strutture del potere economico e politico, sia a livello locale che a livello globale.
In particolare esse sfidano un modello di produzione che -nel Nord come nel Sud del pianeta- tende a sostituire i contadini con braccianti stagionali costretti a lavorare in condizioni di vera e propria schiavitù, e un modello alimentare che riserva ai ricchi il cibo sano e nutriente per lasciare ai poveri la fame o, al massimo, il cosiddetto “cibo spazzatura”.
Dall’esito di queste lotte non dipende solo il futuro della nostra alimentazione ma anche -e in misura rilevante- la possibilità di costruire un mondo migliore, basato sulla giustizia sociale e l’armonia con il pianeta.
Per questo è importante che -superato un certo pregiudizio “progressista” ancora oggi diffuso nei confronti del mondo contadino- intorno ad esse si sviluppi una vasta rete di solidarietà.

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Ivan Bettini: «Sono nato nel 1964 a Gorgonzola (Mi). Sono sposato e ho due figli. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari, mi sono laureato in filosofia con una tesi su “Il dovere degli inermi. Guerra e pace nel pensiero di Norberto Bobbio”. Sono socio fondatore della cooperativa Nazca-MondoAlegre, che gestisce alcune botteghe del mondo, con prodotti del commercio equo e dell’agricoltura biologica, nell’est milanese. Sono delegato Rsu, eletto nella lista dei Cobas, al Comune di Milano, dove lavoro dal 1985 come bibliotecario. Non ho la patente e sono vegetariano. Promotore del Coordinamento economia solidale della Martesana, una rete di Gruppi di acquisto solidale, Cooperative, Associazioni e Aziende che operano nel territorio compreso tra la città di Milano e il fiume Adda, lungo il corso del Naviglio Martesana.
Il nostro obiettivo è quello di arrivare gradualmente alla costruzione di un Distretto di economia solidale, cioè di una rete stabile e duratura di soggetti che si aiutano a vicenda per soddisfare i propri bisogni di acquisto, vendita, scambio e dono di beni, servizi e informazioni».

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Giovanni Battista Quadrone

Bibliografia minima
Altieri Miguel, Agroecologia: prospettive scientifiche per una nuova agricoltura, Padova, Muzzio 1991
Canale Giuseppe, Ceriani Massimo, Contadini per scelta. Esperienze e racconti di nuova agricoltura, Milano, Jaca book 2013
Centro Nuovo Modello di Sviluppo, I padroni del nostro cibo, Vecchiano (PI), 2015 scaricabile dal sito www.cnms.it
Davis Mike, Il pianeta degli slum, Milano, Feltrinelli 2006
Liberti Stefano, Land grabbing: come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo, Roma, Minimum fax 2011
Patel Raj, I padroni del cibo, Milano, Feltrinelli 2008
Perez-Vitoria Silvia, Il ritorno dei contadini, Milano, Jaca book 2007
Perez-Vitoria Silvia, La risposta dei contadini, Milano, Jaca book, 2011
Potito Michela e Borghesi Roberta, Genuino clandestino: viaggio tra le agri-culture resistenti ai tempi delle grandi opere, Firenze, Terra Nuova 2015

In copertina: Quadro di Giovanni Battista Quadrone

L’articolo di Ivan Bettini è apparso originariamente su A rivista anarchica n. 404 – febbraio 2016 (http://www.arivista.org/)