PPP – Progetto Planetario Poesia

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GENEVIÈVE GUETEMME

La lingua degli altri

Dal 2013 Jacques Jouet indirizza poesie agli abitanti del mondo e chiama questo processo PPP (Progetto Planetario Poesia). Una di queste poesie è stata scritta a Limerick durante la XVII Conferenza ADEFFI (Associazione degli Studi Francesi d’Irlanda) ed era per me.

Questa poesia tratta di coloro che si spostano per cercare lavoro, da soli o in gruppo, costretti o per loro volontà, con o senza denaro, per un periodo o per sempre. In essa riverbera la mobilità economica e politica che si sta facendo strada in un ambiente sempre più protezionista, che non vede il “multiculturalismo” in una luce positiva.

È un testo che riassume un’altra opera, datata anch’essa nel 2013, anno nel quale Jacques Jouet andò a Clermont-Ferrand ed incontrò i migranti portoghesi assunti alla Michelin. In seguito avrebbe pubblicato un testo bilingue, in francese e portoghese, per la settimana poetica di Clermont-Ferrand.

L’idea è di focalizzarsi sul nomadismo contemporaneo, volontario o meno, che ormai costituisce la situazione quotidiana di molti. Basandosi sul bilinguismo e la logica della “poesia indirizzata a”, propone al lettore un’esperienza di vagabondaggio.

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La poesia scritta a Limerick è stata inviata a donne e uomini che erano “in cammino” in tutto il mondo, persone che avevano lasciato il loro paese d’origine per cercare lavoro all’estero. A loro è stato chiesto di tradurre la poesia in una lingua diversa da quella del paese dove vivono, producendo una scrittura transitoria che parli delle frontiere geografiche e culturali.

Questo progetto “gioca” con luoghi e nazionalità: per esempio, la versione in indi viene da Sydney (Australia), quella ucraina da Londra, la rumena da Lione, l’ebraica da Cambridge, la lituana da Ginevra, eccetera. L’interazione genera una poesia moltiplicata che richiama il mondo contemporaneo, polifonico e globalizzato , nel quale le persone circolano senza mobilio ma portando sempre con sé la propria cultura. Ogni traduzione diventa uno spazio transitorio e una testimonianza che mette in relazione i soggetti, le loro storie e le loro (ri)costruzioni.

Qui la traduzione sembra essere l’unico ritorno possibile, o il solo ritorno che conta, visto che si può vedere come un viaggio verso la memoria e un possibile spazio identitario con prospettive pluralistiche. La traduzione della poesia da parte dei suoi lettori mostra una via che passa per l’interazione delle lingue con altre lingue, altre grafie e altre letture. Mostra una vita in movimento verso altri luoghi, altri uomini, altri migranti

Questa poesia ri-scritta e migrante racconta il viaggio infinito del genere umano e la écriture-monde. Crea incontri e porta alla luce storie che non hanno inizio né fine.

(L’intervento di Jacques Jouet si trova insieme alle versioni inglese  e francese)

Traduzione in italiano di Silvia Pio

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Le foto sono di Geneviève Guétemme

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