Turbare una stella

ELISABETTA MERCURI

copertina

«Questo libro è un approdo… è la terra su cui ho camminato e imparato a vivere. È la fine di un cammino ma anche il suo inizio. È un’erranza, l’ennesima, forse l’ultima… Questo libro è un’ansia, un’urgenza, un’intuizione… Mi sono imbattuto, errando nel mio piccolo grande mondo, in tante manifestazioni della materia, e in tante dello spirito… Ho sempre avuto dinanzi materia e spirito. Cui ho guardato con curiosità, sete di apprendere, piacere di leggere e studiare. Fino al punto di non saper più distinguere fra l’una e l’altra!».
Francesco Bevilacqua, scrittore, giornalista, ambientalista, esploratore, così introduce alla lettura del suo libro Turbare una stella (Rubbettino editore). Un titolo suggestivo tratto dalla frase attribuita a Galileo Galilei: “Le cose sono unite da legami invisibili: non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella”.

Bevilacqua rifiuta l’idea dominante di una separazione tra spirito e materia sostenendo che le due entità sono strettamente collegate. Sta nella loro contrapposizione, per Bevilacqua «la vera origine dei mali della terra e dell’umanità, dalle devastazioni ecologiche alle conseguenze disastrose delle epidemie, dalle guerre agli odi razziali, dai tracolli economici e finanziari agli integralismi ideologici e religiosi». La loro separazione non può che «dividere, separare, allontanare, mentre oggi c’è bisogno di unire, connettere, cooperare, avvicinare».
Una convinzione per Bevilacqua, che sorge dalla passione del camminare in montagna e dall’impegno ambientalistico, e che si è rafforzata nella mente attraverso letture e studi. Una convinzione dalla quale nasce il suo libro Turbare una stella. Per il desiderio, soprattutto, di farsi capire. Il libro diviene così un’altra delle sue erranze, un viaggio volto a cercare e scoprire l’essenza animica della materia e la dimensione materica dello spirito. Un viaggio fatto di “cammini”, piccoli reportage sulle sue erranze in montagna, e “storie”, il racconto della relazione fra spirito e materia nei secoli.

Foto di Francesco Bevilacqua, Sila Greca

Foto di Francesco Bevilacqua, Sila Greca

Come in tutte le sue pubblicazioni, anche in quest’ultima, il motivo ispiratore è l’amore per la natura, una passione che pervade il suo modo di vivere e di pensare.
Nelle sue “erranze”, così lo scrittore ama definire le sue camminate poiché «per ritrovarsi bisogna perdersi», cerca le risposte al senso della vita.
L’osservazione delle meraviglie naturali si svela come quello che è già dentro di noi: «Un paesaggio è sempre una biografia dell’anima».

Foto di Francesco Bevilacqua, Piano Grande

Foto di Francesco Bevilacqua, Piano Grande

«È il procedere dentro i luoghi che serve a far capire quanto spirito vi sia nella materia». I luoghi di Bevilacqua sono le montagne della sua Calabria. Soprattutto i “luoghi perduti”, quei luoghi abbandonati e dimenticati, che cerca di ritrovare, far rivivere, per «restituire loro dignità e attrattività». Ed è nei silenzi e nelle solitudini di questi luoghi, a diretto contatto con la natura, che lo scrittore avverte la presenza del sacro, trova il suo infinito.

Foto di Francesco Bevilacqua, Foresta di Condrò, Sila Piccola.

Foto di Francesco Bevilacqua, Foresta di Condrò, Sila Piccola.

Turbare una stella è il viaggio intrapreso adottando il suo metodo, quello di studiare, camminare ed esplorare. Riflettendo su principi scientifici, teorie e dottrine filosofiche, dogmi religiosi, è nella descrizione dei luoghi, del loro incanto, che riversa tutto il suo sentire.
«Di fronte a tanta bellezza non vi è alcun bisogno di cercare spiegazioni. Perché ogni senso, ogni inizio, ogni fine è lì di fronte a tutti. E tu ne sei parte».