L’incredibile storia del profeta Mansur

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Quindicesima puntata La casa di Loreto

FRANCESCO PICCO

Viktor scese la scala in silenzio, dapprima incerto poi sempre più sicuro. Non c’era rischio d’inciampare. Il sistema di illuminazione garantiva una perfetta visibilità dei gradini. Sentiva sempre dietro di sé il passo cadenzato di padre Hovan.

A un tratto si sentì afferrare alle spalle. Istintivamente si voltò pronto all’attacco. Ma era padre Hovan che l’aveva afferrato, e non mostrava intenzioni ostili.

Veuj mach ch’it fërmes!

Voleva solo che lui si fermasse… E Viktor si fermò. Si guardò intorno e vide che nelle pareti della scala, nascosto da una colonna, si apriva una specie di corridoio basso e scuro. L’ingresso del corridoio era sormontato da un arco a sesto acuto.

Padre Hovan gli fece segno di entrare lì. La sicurezza con cui Viktor si era mosso fino ad allora evaporò nel suo cuore. Come un bambino, aveva paura del buio. Lasciò che padre Hovan entrasse per primo. Il vecchio sorrise e lo prese per mano. Era la prima volta che Viktor toccava la mano del padre taumaturgo. Si stupì nel sentire che quella mano affusolata e vecchia era capace di stringere con una forza quasi sovrumana. Viktor era un ragazzo nel pieno delle suo forze: eppure la sua mano non riusciva a resistere alla morsa di carne e di ossa in cui era stata rinchiusa.

Padre Hovan se ne accorse e allentò la presa. Ora lo conduceva con la delicata fermezza di un padre. Lo portava senza fretta lungo la parete ignota di un lungo corridoio immerso nella tenebra. Il percorso a Viktor sembrò interminabile, ma durò in realtà solo alcuni minuti. Al termine dei quali, si trovarono entrambi in uno spazio enorme che simulava una chiesa, ma era in realtà una grotta naturale. O forse era il contrario, una chiesa che simulava una grotta…

In mezzo a questo spazio, naturale o artificiale che fosse, sorgeva un edificio di forma rettangolare, rivestito di un marmo bianco che lo faceva in qualche modo risplendere pur nella semioscurità dell’ambiente.

Conosci quest’edificio, Viktor? Vedo che scuoti la testa, quindi deduco che non lo conosci. Non mi stupisco, ragazzo mio. Non sei mai stato a Loreto…

In effetti no, lui a Loreto non c’era mai stato. Ma in breve imparò da padre Hovan tutto quello che c’era da sapere su quella grandiosa scatola di marmo: che a Loreto, nelle Marche pontificie, ne esisteva una uguale; che l’aveva progettata un grande architetto chiamato Bramante; e che era una specie di scrigno in cui si nascondeva la casa della Madonna, trasportata dalla Palestina all’Italia grazie a un volo di angeli.

Quel che Viktor ancora non capiva era come mai ce ne fosse una copia uguale lì a Solovetsk, e chi ce l’avesse fatta costruire. Lo disse a padre Hovan e il vecchio annuì con un cipiglio ieratico, da sommo sacerdote. Annuì, tossì, si prese la barba fra le mani con fare pensieroso. Nel vederlo così, Viktor trattenne a stento una risata. Padre Hovansi avvide dell’ironia di Viktor e lo prese per un braccio, stringendolo forte. Gli fece male. Poi lo sospinse verso l’entrata dell’edificio e lo immerse totalmente nella sua umida oscurità.

Viktor non vedeva più nulla. Il buio di quella casa misteriosa lo avvolse nel suo mantello. Padre Hovan diceva che quella era la casa della Madonna – ma Viktor pensò di essere invece precipitato nel fondo più oscuro del tempio di Satana.

(Continua)

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Illustrazione di Franco Blandino