I cavalli al galoppo

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JOKHA AL HARTHI

Nassir al-Abd non riesce più a capire; una volta concettualizzava la vita come qualcosa di stabile. Riusciva a toccare la stabilità della vita, sapendo, in modo misterioso, che non è stabile quanto sembra. Nassir al-Abd vive in una piccola camera vicino al pesante portone di ferro della casa del wali [1]. Gli portano i pasti caldi dalla casa. il suo compito è di versare il caffè agli ospiti che stanno nel grande majlis [2] decorato con un dipinto di cavalli al galoppo. Deve anche aprire il portone per far passare le auto dei VIP e ogni giovedì va a fare visita alla sua numerosa famiglia. Tutto questo succede da quando aveva 18 anni. Cambia il wali, cambiano i pasti, cambiano le auto, ma quello che non cambia è la vita di Nassir al-Abd. Il colore dei cavalli del dipinto sbiadisce, il pesante portone di ferro si arrugginisce e viene ridipinto, il grande patio, una volta pieno di ghiaia ora coperto di cemento, è infine decorato con mattonelle a incastro rosse. Sono state aggiunte una o due camere nella zona a est della casa. Un wali lo chiama “soldato”, il successivo “portiere”, il terzo “ragazzo del caffè”, ma nessuno l’ha mai chiamato col suo vero nome: “Nassir al-Abd,” e a Nassir al-Abd non importa davvero e si è abituato come è abituato il suo stesso respiro. Però, da qualche tempo – quanto non saprebbe dire – sente che non riesce più a capire le cose e che la vita non è un cerchio senza lati uguali. Gli dà fastidio, a Nassir al-Abd, che sapeva vedere il senso della vernice del portone, della schiettezza del caffè e della voce alta di sua moglie. Gli dà fastidio l’ambivalenza e la mancanza di comprensione.

Nassir al-Abd, da quando era ragazzo, non ha mai creduto che gli eventi potessero cambiare il corso della vita o il suo andare avanti, e non lo crederà di certo ora. I wali cambiano, la palma più grande muore per via della siccità, i volti e le voci di chi beve il caffè cambiano, ma Nassir al-Abd non cambia. La vita va avanti come sempre. Dopo aver accolto il nuovo wali, avere seppellito suo padre, tagliato la gola ad una capra per il compleanno di suo figlio, abbattuto le palme secche e familiarizzato con le nuove facce e voci… la vita va avanti come sempre è stato e sempre sarà e nulla al mondo farà in modo che smetta di girare in tondo.

Di recente, però, Nassir al-Abd si è ritrovato a svegliarsi prima dell’alba pieno di dubbi e pensieri ambigui. Nada, che lui conosce da quando suo padre si è trasferito nella grande casa, ha otto anni. L’ha portata sulle spalle una o due volte così che arrivasse a prendere un pompelmo sull’albero, ha chiuso il portone davanti alla sua spericolata bicicletta, ha raccolto i bonbon che le cadevano dalle tasche, una volta le ha restituito il fermaglio per capelli che le era caduto mentre correva. Nada, minuta e scontrosa, è cresciuta in fretta e ora ha gli occhi che brillano. Nassir vede la magia dentro quegli occhi, la magia che ha disturbato la sua stabilità. Lei ha lunghe braccia che dividono l’attenzione di chi la guarda, i polsi sempre coperti da braccialetti colorati. Quando Nassir al-Abd chiude gli occhi, vede brillanti colori al neon accendersi e spegnersi senza sosta.

Falaj copertinaOgni venerdì Nassir si lava per la preghiera nel falaj [3]. Si tira su le maniche e finisce di lavarsi in un attimo. Eppure il falaj adesso, con l’acqua che scorre, l’erba verde e i pesciolini, persuade Nassir ad indugiare più a lungo. Quando chiude gli occhi vede i pesciolini nuotare veloci tra le crepe delle sponde del falaj e cambiare colore fino a diventare argento scintillante. Nassir ritorna ogni notte alla sua camera vicino al portone di ferro, dimenticando la moglie, le figlie, il maschio piccolo, dimenticando i malesseri continui della madre invalida, le discussioni senza fine a proposito delle palme, della siccità e del raccolto. Ricorda solo l’acqua che scorre nel falaj, che sale e scende, che scintilla d’argento. È terrorizzato di non credere più nella stabilità della vita, e quando tenta di cercare degli eventi, non ne trova nessuno. La vita non rimane un ciclo continuo, fluttua così tanto che Nassir al-Abd, la cui routine di tutti i giorni non è mai cambiata, sarà privato del sonno.

Vede Nada non più di una o due volte a settimana perché a lei non piace andare in tondo senza sosta come fa sua madre. E poi è troppo grande per la bicicletta, abbandonata nel deposito. Nassir al-Abd, che tiene d’occhio la casa, serve il caffè agli ospiti e fa visita alla sua numerosa famiglia tutti i giovedì, ha smesso di capire.

Il cielo è nero come la pece e pieno di stelle che brillano. Sta sdraiato sul patio di cemento davanti alla sua camera. Una brezza fresca gli carezza i capelli, che sono un po’ cresciuti. Continua a cullare la tazza di tè, meditando sulle stelle che brillano lontane. Lo scorso venerdì sua figlia gli ha detto che le stelle non sono fisse, anche se sembra il contrario.

Il tè diventa freddo. “Se gli eventi non cambiano la vita, che cosa la cambia?”. Si passa le dita sulla faccia e sorride. “La vecchiaia?”. Non ha ancora quarant’anni e le malattie di cui sente parlare nel majlis del wali sembrano venire da un altro pianeta. È forte quanto i cavalli del dipinto. Nassir è sorpreso, la tazza di tè cade a terra, improvvisamente si accorge che gli occhi dei cavalli nel dipinto si sono oscurati. Poi chiude i suoi occhi, le immagini hanno perso colore.


[1] Il governatore di un villaggio o una città.
[2] Una camera, di solito separata dalla casa, destinata ad accogliere gli ospiti.
[3] Il sistema principale di irrigazione in Oman, formato da canali fatti dall’uomo che trasportano l’acqua da una sorgente ai villaggi.

(Traduzione di Silvia Pio dalla traduzione inglese di Ibtihaj Alharthi)

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Jokha Alharthi è nata in Oman. Ha ottenuto un dottorato di ricerca in letteratura araba classica presso l’Università di Edimburgo nel 2010 e attualmente lavora come docente di letteratura all’Università Sultan Qaboos in Oman.

Ha pubblicato tre libri di racconti: Maqati Min Sirat Lubna Ith Aana al-Rahil nel 2001 (che ha ricevuto il secondo premio nel concorso Shariqa), Sabi Ala al-Sath (Un

ragazzo sul tetto) nel 2007 e Fi Madih al-Hubb (Amore che colpisce) nel 2008.

Ha pubblicato due romanzi: Manamat (Sogni) nel 2004 e Sayyidat al-Qamar (Donne della luna). Il suo libro per ragazzi Ushsh li’l-asafir (Nido per uccelli) ha ricevuto il premio come miglior libro per ragazzi dell’Oman nel 2010.

Ha curato una raccolta di poesie di Ahmed bin Abdullah e ha pubblicato due saggi: “Studi di letteratura omanita e del Golfo” nel 2003 e “La metodologia letteraria nel libro di Kharidat al-Qasr” nel 2010.

(Da Banipal – Magazine of Modern Arab Literature
http://www.banipal.co.uk/contributors/628/jokha-alharthi/)
www.jokha.com