Almen nel canto non vogliam padroni

Associazione musicale “Gruppo Pane e guerra”

uno
Vivere l’utopia
(Giovanna Marini)

Coro: Vivere l’Utopia/’spettando il giorno giusto/che usciti dal contesto/li butteremo giù/siamo arrivati all’osso/serve la volontà per fare

Parlatore: I clienti del potente son tremilaecentottanta, lui li butta in Parlamento, lui li porta a governare, il governo che vuol fare è un governo di Inquisiti, di Veline indottrinate, di Avvocati fraudolenti, di Bellocce incompetenti. Vuole un popolo ignorante, che lui possa governare, senza critiche o giudizi, incapace di capire, abbrutito dagli show!
La voce benpensante: Quante sono le sue mire?

Coro: Mantener L’immunità, e arricchire arricchire arricchire arricchire!

La voce del benpensante: Quali sono i suoi nemici?
Parlatore: Tutti quelli che ha ingannato, e son tanti tanti tanti, una folla d’insegnanti Sono tutti i magistrati, quelli che non ha comprato, sono i giovani creativi, dell’Italia erano il vanto, Matematici e Scienziati, Intellettuali e Artisti e tanti Tanta gente intelligente, come i Giovani Studenti, che non hanno più un futuro, che si vedono espatriare, ogni giorno con dolore
La voce del benpensante: E poi?
Parlatore: Gli aquilani sbeffeggiati, spinti fuori con l’inganno, che da ora in poi vedranno, come cade una città, Come avanzano i clienti, che hanno ucciso gli studenti, mentre loro son contenti, e ridacchiano nel letto, da provati delinquenti, che hanno solo nel progetto

Coro: di arricchire arricchire arricchire arricchire!
Vivere l’Utopia/chiamandoci a raccolta/di gente ce n’è molta/che ora non ne può più/siamo arrivati all’osso/serve la volontà-a-a per fare

La voce del benpensante: E ora?
Parlatore: Siamo un popolo tradito, stupefatto e ammutolito, ci rimane la parola, quella sola e fa spavento, E ALLORA ECCOLA LA LEGGE! Che imbavaglia tutti quanti, non corrotti e benpensanti, E allora eccolo il silenzio, che ci rende MUTI DENTRO, l’han capito tutti quanti, non ci dicono più niente, tace la televisione, e la pubblica opinione, Può soltanto mormorare. La Nazione è silenziosa, morta spenta lacrimosa. Mamma mia che brutta cosa. Questo popolo di muti, mazziati e anche cornuti, non sa pià dove guardare, non c’è santo da appellare, Per la nostra salvazione, resta la COSTITUZIONE. Ma la vogliono toccare. Certo! E che ti vuoi aspettare? Ottenuta con il sangue, degli onesti e combattenti, E’ per noi la sola cosa, che rimanga pura e intatta, Ottenuta con la lotta, e ora vuole mantenuta, con la lotta pura e santa, di chi sa di aver ragione.

Coro: VIVA LA COSTITUZIONE!
Vivere l’utopia/anche nei giorni scuri/essere già sicuri/che non ci saran più/siamo arrivati all’osso/serve la volontà-a-a per fare

La voce del benpensante: Perché la vogliono toccare?
Parlatore: E’ per loro impedimento, di quel buon conseguimento, di un Progetto distruttivo, che ci porta alla rovina, Portatori di cancrena, voi Clienti del Magnate, ogni cosa che toccate, la portate a imputridire, sbandierando nel contempo, le parole di facciate: Pace Amore e Libertà, le parole più oltraggiate. Solo voi ora le dite, noi ci abbiamo combattuto, noi ci abbiamo costruito. Voi con queste ci perdete, distruggete un Bel Paese, cancellate la memoria, deformate a noi la Storia, imbonite tante menti, fate tutti deficienti, e così siete contenti

Coro: DIFENDIAMO LA RAGIONE – VIVA LA COSTITUZIONE!
Vivere l’Utopia/’spettando il giorno giusto/che usciti dal contesto/li butteremo giù/siamo arrivati all’osso/serve la volontà-a-a per fare
Vivere l’Utopia/chiamandoci a raccolta/di gente ce n’è molta/che ora non ne può più/siamo arrivati all’osso/serve la volontà-a-a per fare
Vivere l’utopia/anche nei giorni scuri/essere già sicuri/che non ci saran più/siamo arrivati all’osso/serve la volontà-a-a per fare

due

Dall’ultima galleria
(Alessio Lega)

E poi dall’ultima galleria, sembra mai più poter riaprirsi il sole
e quando luccica sul fondale dalla rugginosa ferrovia
dalle budella della grande vedova diritto in faccia a un muro alto
Porta Principe in un sussulto ti vomita addosso a Genova…

Io quando tornerò a Genova per prima cosa col caffè di rito
nel piazzale della stazione, dal baracchino il passo addormentato
lo muoverò per riconquistare la dignità di me stesso al mondo
ed il dovere di camminare a testa alta guardando il fondo

guardare a fondo, guardare il mare, guardare il punto fermo sull’abisso
vedere tutto, tornare, urlare, fronte spezzata da un chiodo fisso
fronte spaccato, fronte diviso, fonte che annega al pozzo San Patrizio
del mare rosso del nostro sangue plebeo che soffoca nel precipizio,
che soffoca nel precipizio…

Quando ritorneremo a Genova ritorneremo sopra la criniera
bianca dell’onda che si frange al frangiflutti che mangia la sera
e scuote il senso del presente, della memoria che si schianta
quando Genova ritornerà quella del luglio del sessanta

Quando ritorneremo a Genova e quando Genova sarà tornata
quando torno, torno al nostro inverno la resistenza verrà dichiarata
quando in tutto quest’inferno ritroveremo i nostri sentimenti
verremo in braccio alla natura, verremo sopra i quattro elementi…

Chi siamo noi? Ora siamo il mare, il mare nero che si scatena
che si rovescia sopra al porto, sopra al porco che lo avvelena
il mare più salato che ci avete fatto lacrimare
date un bacio ai vostri candelotti, giusto prima di affogare.

Chi siamo noi? Ora siamo il vento che non potete più fare ostaggio
aria libera dai mulini, dalle catene di montaggio
il vento che spazzerà via, cancellerà l’orma dei vostri passi
che schianterà muri e sbarre scatenandosi per Marassi

Chi siamo noi? Ora siamo il fuoco che non avete mai domato
quello che brucia in fondo agli occhi di questo grigio supermercato
quello che cortocircuita i fili dell’allarme e del divieto
mentre noi spargeremo sale sulle rovine di Bolzaneto

Chi siamo noi? Ora siamo la notte, la luna persa dei disperati
dice il poeta “Quando cade un uomo si rialzano i mercati”
e per quest’uomo di eterna notte, per questa luce che se ne muore
aspetteremo che il sole sciolga il blocco nero che portiamo in cuore…

E così torneremo a Genova, così ritorneremo a Genova
così libereremo Genova, così saremo liberi a Genova…

Io quando tornerò a Genova per prima cosa col caffè di rito
l’enorme samovar della tristezza, che sta bollendomi dentro al fiato
questo dolore che mi ha tradito, la grande sagoma del lutto
queste lacrime che ho mascherato, questo dolore che tengo stretto…

e in una Genova liberata, senza chiusura, senza spavento
senza sott’occhio la via di fuga, senza dolore, senza sgomento
avrà senso cadere in ginocchio, alzare e prendersi le mani
piangere in piazza Alimonda… pardon in Piazza Carlo Giuliani…

tre

Dove vola l’avvoltoio
(Testo di Italo Calvino – musica di Sergio Liberovici)

Un giorno nel mondo finita fu l’ultima guerra,
il cupo cannone si tacque e più non sparò,
e privo del tristo suo cibo dall’arida terra,
un branco di neri avvoltoi si levò.

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò dal fiume
ed il fiume disse: “No,
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Nella limpida corrente
ora scendon carpe e trote
non più i corpi dei soldati
che la fanno insanguinar”.

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò dal bosco
ed il bosco disse: “No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Tra le foglie in mezzo ai rami
passan sol raggi di sole,
gli scoiattoli e le rane
non più i colpi del fucil”.

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò dall’eco
e anche l’eco disse “No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Sono canti che io porto
sono i tonfi delle zappe,
girotondi e ninnenanne,
non più il rombo del cannon”.

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò ai tedeschi
e i tedeschi disse: “No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
Non vogliam mangiar più fango,
odio e piombo nelle guerre,
pane e case in terra altrui
non vogliamo più rubar”.

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò alla madre
e la madre disse: “No
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
I miei figli li do solo
a una bella fidanzata
che li porti nel suo letto
non li mando più a ammazzar”

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.

L’avvoltoio andò all’uranio
e l’uranio disse: “No,
avvoltoio vola via,
avvoltoio vola via.
La mia forza nucleare
farà andare sulla Luna,
non deflagrerà infuocata
distruggendo le città”.

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla terra mia,
che è la terra dell’amor.

Ma chi delle guerre quel giorno aveva il rimpianto
in un luogo deserto a complotto si radunò
e vide nel cielo arrivare girando quel branco
e scendere scendere finché qualcuno gridò:

Dove vola l’avvoltoio?
avvoltoio vola via,
vola via dalla testa mia…
ma il rapace li sbranò.

desertimage

IL DISERTORE
(versione italiana di Ivano Fossati)

In piena facoltà
egregio presidente
le scrivo Ia presente,
che spero leggerà.

La cartolina qui,
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest’altro lunedì.

Ma io non sono qui,
egregio presidente
per ammazzar la gente
più o meno come me.

Io non ce I’ho con lei,
sia detto per inciso
ma sento che ho deciso
e che diserterò

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
e i figli che ho allevato
han pianto insieme a me

mia mamma e mio papà
ormai son sottoterra
e a loro della guerra
non gliene importerà

Quand’ero in prigionia
qualcuno ml ha rubato
mia moglie, il mio passato,
la mia migliore età.

Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
alla stagione morta
e m’incamminerò

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò

di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.

Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo
andate a dare il vostro
se vi divertirà

E dica pure ai suoi
se vengono a cercarmi
che possono spararmi,
io armi non ne ho

cinque

FACCE NERE
(Una canzone composta da Alfonso di Sirio, un membro del gruppo musicale Pane e Guerra)

Facce nere
ma non son spazzacamini
facce nere
occhi persi come dei bambini
cosa fanno dentro il nostro magico paese ?
Che vorranno?
forse un po’ di soldi a fine mese
Sono appena arrivati
ma han già colpa di tutto
c’è chi vuole menarli
ma menarli di brutto
C’è chi non d’accordo
che l’Italia è civile
basta solo mandarli
a un’altra parte a morire
Se ii governo va male
se ci manca ii lavoro
manco a dirlo si scopre
che a colpa è la loro.

Facce nere
Ma non son spazzacamini
Facce nere
Occhi persi come dei bambini
Gli hanno fatto un regalo
per dormire Ia sera
gli hanno dato per casa
una bella galera
che Ia strada di notte
non è certo sicura
e le mamme nei parchi
vanno con Ia paura
se c’è I’aria inquinata e
se c’è l’odio davvero
di chi sarà Ia colpa
se non dell’ uomo nero
di chi sarà la colpa
se non delI’uomo nero

sei

L’associazione Pane e Guerra è nata nel 1988 a Bergamo su iniziativa delle associazioni pacifiste Lega Obiettori Coscienza e Centro “Eirene” in occasione di un corso di approfondimento tenuto dal ricercatore Mimmo Boninelli; ma in realtà in quel momento storico raccolse il testimone di gruppo storici del canto di protesta, come il Canzoniere Popolare di Bergamo di Sandra e Mimmo Boninelli, attivo negli anni Sessata e Settanta, il canto femminista dei collettivi e della cantautrice TOBA, la ricerca sul campo del Popolario, il canto Resistenziale.

sette
Decenni di patrimonio musicale popolare, messo in crisi dal consumismo e dal conformismo degli anni Sessanta, rivitalizzato nel mondo ed in Italia dal Folk Revival. Fondamentale il nostro incontro e collaborazione di lunga data con GLI ZANNI e i RATAPLAM, pietre miliari della ricerca nella cultura popolare.
Noi quindi si era partiti con il canto contro la guerra, il PANE come valore positivo contro la GUERRA, come valore negativo, di sfruttamento, sterminio, inganno. L’immediatezza delle immagini e la semplicità del linguaggio propri della canzone popolare descrivono in modo sincero l’atteggiamento di fronte al fatto bellico delle masse popolari coinvolte loro malgrado: dolore, disperazione, tristezza ma anche ironia e rabbia.
L’associazione ha costruito negli anni un repertorio / archivio in cui sono state raccolte e schedate centinaia di canzoni popolari, spostando poi l’attenzione anche sui canti di lavoro, di emigrazione, e sui canti della Resistenza; a farci crescere son stati gli incontri e l’ascolto di tanti compagni di strada: Cantacronache, Caterina Bueno, Fausto Amodei, Ivan Della Mea, Luisa Ronchini, Gualtiero Bertelli, Margot Galante Garrone, Alberto D’Amico, Yu Kung, Alberto Cesa, Franco Fabbri e Stormy Six, Franco Trincale, Stefano Rosso, Alessio Lega, i Vincanto, Pardo Fornaciari, Giuseppina Casarin… un elenco che potrebbe proseguire a lungo.

nove
Pane e Guerra ha iniziato nel 1995 a metter mano in modo intenso al repertorio del canto partigiano, realizzando iniziative musicali e culturali contro la rimozione della memoria partigiana, con decine di spettacoli in luoghi partigiani e diffondendo negli anni Novanta l’opuscolo di propria produzione “43-45, Canti, Testimonianza, Cronache”. Dalla metà degli anni Novanta ha preso le mosse una fattiva e reciproca collaborazione con l’ANPI – alla quale aderiscono molti del coro – e con diversi Istituti per la Storia della Resistenza.
Nel 1997 prende avvio un lavoro di ricerca sui canti popolari dell’ “altro” Risorgimento e del brigantaggio, che ha portato il gruppo Pane Guerra ad una trasferta in Germania, ove ha presentato il proprio lavoro di ricerca a Sasbach e a Karlsruhe, in occasione del festival musicale MUSEUM FEST, dedicato ai moti popolari ottocenteschi in Europa. Una tematica ripresa nel 2011 in occasione del super retorico 150° dell’Unità d’Italia, che noi abbiamo invece rivisitato in modo storicamente critico e dalla parte degli ultimi e delle vittime delle imprese savoiarde.
Pane Guerra è associazione impegnata nel sociale, ed ha direttamente promosso e partecipato a numerose iniziative di solidarietà e di dibattito politico a partire dal 1988: a sostegno dei popoli della ex Yugoslavia, a sostegno degli zapatisti del Ciapas, in appoggio a vertenze dei cassintegrati della Breda di Sesto, a sostegno dell’Istituto storico De Martino; a favore di Emergency e di altre ONG impegnate a livello internazionale; a favore dell’ANPI.
Con propri rappresentanti e con un proprio striscione ha partecipato alle storiche manifestazioni antifasciste del 25 aprile 1994 a Milano, e di Roma dicembre 1994. Il gruppo ha partecipato alle manifestazioni di Genova del luglio 2001 contro il G8, trasformate in golpe autoritario; e da allora a tutte le più grandi manifestazioni nazionali del movimento, seguendo un fil rouge che ci ha portati a cantare per i vicentini che si oppongono all’ampliamente della base NATO del Dal Molin, ed in solido appoggio al movimento NO TAV della Val Susa.
Negli stessi anni 2000 Pane e Guerra partecipa alla formazione spontanea di una rete ed internazionale del canto popolare e di protesta, che trova riscontro nell’Istituto De Martino (Archivio fondato dal ricercatore Gianni Bosio e portato avanti da Ivan della Mea), nel Deposito (archivio informatico di valorizzazione del canto popolare), e nella Lega di Cultura Popolare di Piadena (che dà vita ad un raduno annuale del canto popolare).
Nell’ambito dell’interscambio tra le formazioni aggregatesi in questa rete di collegamento, Pane e Guerra ha avuto l’opportunità di creare contatti e sinergie, fino a esibirsi a Parigi, nel prestigioso teatro Cristal, e a Siviglia nel centro storico della città. Altri concerti sono stati tenuti a Pisa, Empoli, Sesto Fiorentino, Genova, Parma, Bologna, Venezia, Torino, Salerno, Monaco di Baviera. In occasione del 1 maggio 2014 all’Istituto De Martino di Sesto Fiorentino PANE E GUERRA si sono esibiti subito dopo Paolo Pietrangeli.
Pane Guerra è promotrice da ormai tre anni della rassegna “Almen nel canto non vogliam padroni” che si è svolta nella sua 4° edizione anche nel 2016 a Ponteranica (BG) e che ha visto la partecipazione di formazioni “militanti” provenienti da nord e centro Italia.
A settembre 2014 PANE E GUERRA è stata insignita del premio “Pinuccio Verzeni per la ricerca e la salvaguardia del canto popolare” durante la rassegna Isola Folk per l’opera di divulgazione che ha attuato e continua ad attuare.

Ringraziamo Francesco Corti per le informazioni sul coro “Pane e guerra”

Almen nel canto non vogliam padroni! Festa per i 25 anni del coro Pane e Guerra

http://www.paneguerra.org/

FB Pane e guerra

quattro