Fuga al tramonto

IMG_1126

GUIA RISARI e MARÍA SÁNCHEZ PUYADE (a cura)

Fuga al tramonto è una performance di lettura corale, ideata e coordinata da María Sánchez Puyade per l’Associazione culturale LiberArti.

Il Comitato Cittadino Alziamoci chiese all’associazione LiberArti di realizzare degli interventi artistici in occasione della manifestazione a favore di una delle vittime dell’esplosione di un palazzo in Via Baiamonti, Trieste. LiberArti presentò la performance Fuga al tramonto e l’installazione Un immenso portacenere. Ispirandosi al fatto di cronaca, la performance indaga sul significato della parola fuga e della parola perdita per ognuno di noi. Sette scrittori hanno espresso la loro visione attraverso un testo di non più di una cartella; ogni testo è stato abbinato ad una fotografia di Guia Risari.

Dai testi, intrecciati in diversi movimenti, e dalle voci, leggendo in diversi toni e tempi, è nata la performance Fuga al tramonto, rappresentata il 16 maggio 2015 nella Piazza della Borsa a Trieste.

Testi di: Lisa Deiuri (La polena), Lussia di Uanis (Perdo), Laure Keyrouz (The Orange Coat), Corrado Premuda (Un’epopea in un fazzoletto), Guia Risari (Fratello), María Sánchez Puyade (Una scarpa), Vittorio Simonovich (Migrante).

Installazione: Un immenso portacenere (sic. Guia Risari), di María Sánchez Puyade.

Video: Giuseppe Vergara. Lettori-performers: Giorgia Beneventano (legge solo in arabo la poesia di Laure Keyrouz), Tania Coceancig (legge il testo di Corrado Premuda e si fa eco di tutti), Antonietta D’Alessandro (legge in inglese il testo di Laure Keyrouz e si fa eco di tutti), Lisa Deiuri (legge il suo testo e si fa eco di tutti), Lussia di Uanis (legge il suo testo e si fa eco di tutti), Betta Porro (si fa eco di tutti), María Sánchez Puyade (legge il suo testo e si fa eco di tutti), Vittorio Simonovich (legge il suo testo e si fa eco di tutti), Giulia Toniutti (legge il testo di Guia Risari e si fa eco di tutti).

L1120433

Perdo 
LUSSIA DI UANIS

Ho perso la voglia di scrivere.
Ho frequentato troppi poeti.
In fondo ho perso,
non è altro che perdere, la vita.
Ti danno la vita
e perdi il grembo,
il luogo dell’idea,
un cosmo possibile
e poi urlando nasci,
perdi l’infanzia, i denti, l’andatura
perdi la giovinezza, i genitori,
i sogni, il primo amore…
perdi il lavoro, la casa, gli amici,
perdi i documenti, la gioia di vivere,
perdi chi ami, e a volte ho perso
il rispetto di me stessa e
perdi, sì perdi anche quello
anche se le rogne, non te le cerchi tu.
Perdi lo stesso,
se non salti gli ostacoli e scavalchi il confine
perdi, e giù sei sulla strada,
perso:
il tuo dio, il tuo io,
tutto ciò che è mio,
amici, sangue, ormoni,
la possibilità di dar la vita,
perdo cellule,
dati, memoria, la vista,
la voglia,
il senso
…………………..settemiliardesima vita umana,
tutto gira
gli accordi fondamentali
di questa sinfonia
di primavere e autunni,
mi perdo in inverni più lunghi
del previsto mentre le fragole
maturano.
Ho perso un giorno
tutte le mie poesie,
parole che non ho dato
e se date, son tornate.
Tutto quel che si dà non si perde,
non perdo la retorica
ma quando avrò perso anche la vita
rimarrà di me quel che ho saputo
dare.

L1010311

La polena 
LISA DEIURI

Sono nel mare del naufragio volontario
E incognita è la rotta per il nuovo mondo
Finis terrae che scava nel profondo
da lontananze immemori le danze
delle onde e il sale,
lo scafo scricchiolante, il male
di un’aperta solitudine in cui l’occhio
come relitto affonda
“Solo mare capitano…”
nulla, da giorni e giorni e notti liquide
come pensieri e nitide
com’erano i miei occhi.
Avevo gli occhi azzurri,
me lo ricordo ora
ora che sono grigi e non mutano colore
non cambiano più
al salire del vento
ma una volta, sì, una volta i miei capelli
erano biondi come luce tra le vele
me lo ricordo bene, ora…
Avevo mente sveglia e viaggiavo
Amavo la forma delle cose, senza necessità
Ero leggera e forte, di quella giovinezza
aggressiva, spinta avanti a battere le onde,
A fare scudo al marinaio dalla mala sorte
I demoni marini non turbavano il mio sonno
E libera da sirene era la mia veglia,
ma ora, marinaio, il legno è consumato
nel verde di altri mari affonda la tua chiglia
Se è là che cerchi quel che son stata
ti resta tra le mani un guscio di conchiglia.

IMG_3588 evidenza
Fratello
GUIA RISARI

Lei sorride di rughe. Finalmente lo ritrova dopo mesi.
“Fratello…”
Per festeggiare, qualcosa di nuovo.
La multinazionale svedese fornisce sogni a poco prezzo.
Il piano di cottura luccica.
Il lavoro dei tecnici è rapido. Subappaltatati a ore, operano nell’urgenza.
“Buongiorno, buongiorno.”
L’idraulico supervisiona e si congeda.
“Tornerò più tardi.”
Non è vero. Il pomeriggio non prosegue oltre.
Alle 13 c’è ancora tempo.
Alle 14 pure.
Poi c’è solo una grande mano invisibile.
A volte, la fine si annuncia con scricchiolii che bussano alle porte della coscienza. Prima timidi, discreti. Poi pressanti, inequivocabili. Non voltare la testa, non tapparti le orecchie. Vieni. È ora di andare. Lancia l’ultimo bacio all’azzurro e seguimi. Dissolviti. Torniamo all’origine.
Alle 14 e 15 la mano è stanca di agitare la sua ombra.
La mano afferra e scuote. Il veleno agisce.
Lo scoppio è un ruggito.
I muri foglie secche che tagliano e schiacciano la vita.
La casa esplode e crolla, inghiottita dal fumo.
“Fratello…”
Nemmeno il tempo di un saluto.
A che serve urlare?
Lei piange di rughe. Ha lacrime di polvere e sangue.
Non c’è modo di congelare il tempo?
Nessuno che possa cancellare una decisione inutile, correggere un dettaglio?
Parlano i mattoni, le finestre divelte, le poltrone squarciate.
Una donna geme.
“Un cielo di calcinacci mi è caduto in testa.”
Un uomo ha la fronte tagliata.
La fioraia ripete solo una frase.
“Le piante hanno tremato.”
Lei, sotto il peso dei muri, continua a chiamare.
“Fratello…”
Non sa che è morto. Non sa dove si trova. Quella non è di certo casa sua. Forse è un abisso. Forse un incubo. Un tubo fuma come un mozzicone. Sì, è un immenso portacenere.

1401950_784836978252177_201016780669403620_o

Un’epopea in un fazzoletto
CORRADO PREMUDA

Non sono una donna, sono un bandito. Non ho mai saputo cos’è l’economia domestica: la bancarotta mi suonava meglio. Le amiche raccoglievano punti per vincere posate, scaldavivande, tovaglie ricamate. Io sono riuscita a perdere il servizio buono della nonna. Apparecchia, sparecchia, apparecchia, sparecchia: fatica inutile!
Mentre il basilico avvizzisce nel vaso e la muffa abbraccia le pareti di casa, si alternano euforici gli addii: addio all’ultimo piatto, scappato all’estero col suo cucchiaio.
Un giorno la miseria è venuta a farmi visita e si è seduta sulla cappa del camino. Un tozzo di pane? Magari! Nella madia sopravvivono solo briciole indigeste. È la cucina degli spiriti unti, dei mancati tovaglioli, dei segnaposto rotti.
Perché ho lasciato andare tutto? Perché non ho più usato il detersivo? Perché ho smesso di arieggiare? Pulire non è cosa che mi riguardi. Apparecchia, sparecchia, apparecchia, sparecchia: fatica inutile!
Una volta le domestiche vivevano chiamandomi. Dove sono finite adesso che c’è bisogno di loro e dei loro scovolini?
Puah, che schifo! Perché dovrei tenere il fazzoletto in testa? Me lo sfilo e me lo metto sulla bocca. Non sono una donna io, sono un bandito. Pronta a tutto. Con un straccio si può cambiare il mondo!
Un applauso, un caffè, un digestivo per questa partenza. Hanno prenotato un posto sulla scialuppa anche la pentola a pressione, il cavatappi, gli imbuti di plastica.
Prego, da questa parte. Siate rapidi prima che io dia il via al grande boom! Salperemo insieme. Senza eccezioni.

IMG_3851
Un zapato
MARÍA SÁNCHEZ PUYADE 

Un zapato.
Un zapato solo.
Un zapato solo en medio de la hierba alta, o acaso bajo un puente, caído en una zanja.
Un zapato perdido.

Podría ser una fuga.
Podría ser una pérdida.
Podría no ser, en cambio es un zapato.
A su alrededor el mundo hace Shhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh*, como una cigarra gigantesca escondida detrás de la noche.

Es el zapato embajador de cada pérdida.
Lo encontrarás solo, sin su compañero. Sin su compañero un zapato está perdido.
Sirve sólo para recordar que alguien se fue pero tu espera, verás que vuelve pronto.
Mientras tanto amanece.
Shhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh*, hace el mundo a su alrededor, como una cigarra inmensa escondida detrás de la noche.

Al principio lo confundirás con el zapato de otra persona.
Luego lo reconocerás, a tu zapato cuarteado.
Querrás esconderlo. En el sótano, detrás de los cortinados. La humedad y lo oscuro aplacan la pérdida.
Pero este zapato lo encuentras bajo el sol, entre la hierba alta.
Alrededor de él reina un silencio liso de cigarra.
Shhhhhh-Shhhh- Shhhh- Shhhhh- Shhhh-Shhhh-Shhhh*

Ninguna vía, ningún destino, ni un retorno.
Tu pérdida es definitiva, no tiene sentido.
Un día el zapato te dejó y no te preguntó si habrías de tener frío, si alguien ocuparía su lugar, si la falta te hace bien.
Ahora que lo ves, recuerdas.

Fue un accidente.
“Pero usted, ¿no tiene un seguro?”
“Un seguro, ¿yo? Es ya mucho si respiro”
El fiscal en cambio sostiene: “Ha sido una fuga no una pérdida”.
Pero esto, ¿quién podría asegurarlo?

Si lo miras bien, verás que lo reconoces, tu zapato empalidecido.Shhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh*, hace todo alrededor, como una cigarra infinita detrás de la noche.
*Nota: hasta que se termine el aire de los pulmones o dondequiera que se encuentre dentre de nosotros

UNA SCARPA
María Sánchez Puyade

Una scarpa.
Una scarpa sola.
Una scarpa sola in mezzo all’erba alta, oppure sotto un ponte, caduta in un burrone.
Una scarpa persa.

Potrebbe essere una fuga.
Potrebbe essere una perdita.
Potrebbe non essere, invece è una scarpa.
Attorno a lei, il mondo fa: Scccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccc*, come una gigantesca cicala nascosta dietro la notte.

È la scarpa ambasciatrice di ogni perdita.
La troverai sola, senza compagna.
Senza compagna una scarpa è persa.
Serve solo a ricordare che qualcuno se n’è andato, tu aspetta, vedrai che torna presto, ma nel frattempo si è fatta alba.
Scccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccc* fa il mondo attorno a lei, come una cicala immensa nascosta dietro la notte.

All’inizio la scambierai per la scarpa di un altro.
Dopo, la riconoscerai: la tua scarpa grinzosa.
Avrai voglia di nasconderla. In cantina, dietro le tende. L’umido e il buio attutiscono la perdita.
Ma questa scarpa la trovi sotto il sole, in mezzo all’erba alta.
Attorno a lei c’è un silenzio liscio di cicala.
Sccc- Sccc- Sccc- Sccc-Sccc-Sccc*

Nessuna via, nessun ritorno, non un destino.
La tua perdita è definitiva, non ha senso.
Un giorno la scarpa ti ha lasciata e non ti ha chiesto se avresti avuto freddo, se c’è qualcuno al posto suo, se la mancanza ti fa bene.
Ora che la vedi, ricordi.

È stato un incidente.
“Ma Lei non ha un’assicurazione?”
“Io? È tanto se respiro.”
Il procuratore invece sostiene: “È stata una fuga, non una perdita.”
Ma questo chi mai lo saprà?

Se la guardi bene, vedrai che la riconosci, la tua scarpa sbiadita.
Scccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccccc*
fa tutto attorno, come una cicala infinita nascosta dietro la notte.
*Nota: fino all’esaurimento dell’aria nei polmoni e qualunque altro posto essa sia dentro di noi

EPV0001 1

Il cappotto arancione
LAURE KEYROUZ

Non sei approdato,
Non capirai
Non piangere
Il sole gli ferisce gli occhi
E il cappotto arancione
Si allunga tra la nebbia… e la lingua
Foglie nere,
Oscillano con strisce d’argento
Prima che il fascio di luce sia finito…
E l’uccello va e viene…
Non si poserà a terra,
No, e nemmeno sul sasso
Non ci sono foglie d’ulivo con cui tornare
Sul tavolo finito del mare,
Le conchiglie tacciono,
Il ramo si allunga verso
Gli artigli dell’inverno
Per paura del puzzo di primavera;
Censura l’eternità
Tossendo in faccia al tempo
La mia testa avanza senza il mio permesso,
La sete continua,
Fino al grembiule verde,
E al prato di salvia.

(traduzione di Guia Risari dalla versione in inglese)

The Orange Coat
LAURE KEYROUZ

You haven’t anchored,
You won’t understand,
Don’t weep,
The sun stroke its eyes
And the orange color
Unwraps between the cloud… and the tongue,
Black leaves,
Oscillating with the silver strings…
Before the torch of light is out…
And the bird goes and comes…
It won’t land on the earth,
No, and not on the stone…
There’s no olive leaf to come back with
Above the limited table of the sea,
The shells are silenced,
The branch leans toward
The claws of winter
For fearing the sting of spring;
It reprimands eternity
Coughing in the face of time,
My head walks without my consent,
The thirst goes on
Until the green apron,
And the sage meadow.

المعطف البرتقاليّ
لم ترس،ُ
لن تفهم ،
لا تبك،ِ
خبطت الشمس عينيها
واللون البرتقاليّ
ينفلش بين الغيمة…واللسان،
أوراق سوداء،
تتمرجح مع الخيوط الفضيّة…
قبل انطفاء مشعل الضوء…
والطير يروح ويجيء…
لن يحطّ على التراب،
لا ولا على الحجر…
ما من ورقة زيتون ليعود بها
فوق طاولة البحر المحدودة،
أخرست الأصداف،
مال الغصن باتجاه
براثن الشتاء،
خوفا من لذعة الربيع؛
يوّبخ الأبديّة
يسعل بوجه الزمن،
يمشي رأسي بدون إذن منّي،
يستمرّ العطش
حتّى المريول الأخضر،
والمرج المريميّ.

لور كيروز

EPV0199
Migrante
VITTORIO SIMONOVICH

Degli uomini corrono.
Inseguono il loro futuro.
È un ragazzino.

Degli uomini corrono.
Inseguono il loro passato.
È un ragazzino.

Dietro ciò che sono stati
corrono domani.
Dietro ciò che potrebbe essere
correvano ieri.

Il ragazzo è diverso, non parla la loro lingua.
Il ragazzo è capace di sognare un altro mondo.
Il ragazzo corre per continuare a sognare.

Non ha avuto molti ieri.
Se resta, non ci sarà forse domani.

IMG_1126
Fuga al tramonto
Poesia corale

Gli accordi fondamentali
Sono nel mare del naufragio volontario
Lei sorride di rughe
Non sono una donna, sono un bandito
Una scarpa sola in mezzo all’erba alta, oppure sotto un ponte, caduta in un burrone
che oscilla con lacci d’argento [Oscillating with the silver strings…]
Se resta, non ci sarà forse domani

Tutto gira
E incognita è la rotta per il nuovo mondo
Lei piange di rughe
Salperemo insieme. Senza eccezioni
Attorno a lei c’è un silenzio liscio di cicala
Sulla tavola finita del mare [Above the limited table of the sea,]
Degli uomini corrono

Se non salti gli ostacoli e scavalchi il confine
Al salire del vento
Il pomeriggio non prosegue oltre
Mentre il basilico avvizzisce e la muffa abbraccia le pareti
nel frattempo si è fatta alba
Il ramo si protende [The branch leans toward]
Non ha avuto molti ieri.

Esistere è anche questo
Nulla, da giorni e giorni e notti liquide
Poi c’è solo una grande mano invisibile
Prego, da questa parte
Potrebbe essere una fuga
Prima che il fiotto di luce finisca [Before the torch of light is out…]
Il ragazzo corre per continuare a sognare

(Lussia Di Uanis, Lisa Deiuri, Guia Risari, Corrado Premuda, María Sánchez Puyade, Laure Keyrouz, Vittorio Simonovich)

https://www.facebook.com/events/1605418469727145/
Le foto sono di Guia Risari. I suoi Microracconti si trovano qui.