L’antifascista Margutte

Ada Prospero

Ada Prospero

Il 28 dicembre 1925 nasceva Paolo Gobetti figlio di Piero e Ada Prospero. Quest’ultima pensando al figlio che teneva tra le braccia annotava sul suo diario: «Una cosa è certa, che noi sapremo rispettare la tua personalità, la tua formazione. Tu sarai ciò che vorrai e potrai essere».[1]
In queste parole si riflettono gli ideali di rispetto della persona umana e di libertà che, unitamente ad un forte senso di giustizia sociale, caratterizzeranno tutta la vita di Ada Prospero.
Nata a Torino il 23 luglio 1902, Ada ancora liceale (frequentava il Liceo Classico V. Gioberti) incomincia a collaborare con la rivista Energie Nove diretta da Piero Gobetti scrivendo numerosi articoli soprattutto di critica letteraria tra i quali un breve saggio su Guido Gozzano.

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Piero Gobetti e Ada Prospero

L’incontro tra Piero Gobetti e Ada Prospero dà vita ad un amore che si declina nelle diverse dimensioni della passione, del romanticismo e di una vicinanza ideale e politica che li vede fianco a fianco nella promozione del periodico La rivoluzione liberale e, una volta che questo viene chiuso dal fascismo, de Il Baretti.

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La posizione antifascista di Piero attira l’attenzione degli squadristi fascisti che lo prendono di mira “dandogli una lezione”; una “lezione” di queste avvenuta il 5 settembre1925 gli causa problemi cardiaci che, unitamente alla repressione sempre più capillare della libertà di parola, pensiero e stampa, lo convincono ad abbandonare l’Italia. Il 6 febbraio 1926 parte per Parigi dove l’11 dello stesso mese una brutta bronchite lo costringe ad essere ricoverato all’ospedale di Neuilly-sur-Seine, dove per complicazioni cardiache muore alcuni giorni dopo, il 15 febbraio.
Ada Prospero Gobetti alla notizia della morte di Piero scrive sul suo diario: «Non è vero, non è vero: tu ritornerai. Non so quando, non importa, non importa. Ritornerai e il tuo piccolo ti correrà incontro e tu lo solleverai tra le tue braccia. E io ti stringerò forte forte e non ti lascerò più partire, mai più. È un vano sogno, tutto questo, una prova a cui hai voluto pormi: tu mi vedi, mi senti: e io saprò mostrarmi degna del tuo amore. Quando ti parrà che la prova sia durata abbastanza, tornerai per non più lasciarmi. Saranno passati molti anni ma immutati splenderanno i tuoi occhi e ritroverò le espressioni di tenerezza della tua voce. Mio caro, mio piccolo mio amore, ti aspetterò sempre: ho bisogno di attenderti per vivere».
E per vivere riprende il suo lavoro di insegnante e di traduttrice approfondendo contemporaneamente la sua amicizia intellettuale con Benedetto Croce.

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Alla fine degli anni Trenta, Ada sottopone a Benedetto Croce un suo racconto per ragazzi Storia del gallo Sebastiano. Si tratta di un lavoro letterario in cui l’autrice vuole far riflettere sul conformismo dilagante, sul livellamento culturale che il regime mussoliniano diffonde nella Nazione. Il protagonista della storia è il gallo Sebastiano, il quale, nato da un tredicesimo uovo (di solito la chioccia Piumaliscia, sua madre, ne cova dodici) è diverso da tutti gli altri pulcini suo fratelli. La famiglia di Sebastiano si chiamo Perbenino ed incarna una cultura borghese che accetta ogni legge venga dall’alto, anche la più assurda. Sebastiano mette tutti in crisi col suo vezzo di chiedere ragione di ogni cosa. Sebastiano «canta in luoghi ed ore insolite, nelle vie di una città affollata o nel cuore della notte… fa sempre esattamente il contrario di quel che gli altri si aspettano».[2]
Sebastiano non marcia come gli altri: «I suoi fratelli sfilavano che era una bellezza a vederli, a due a due, con aria marziale. Sebastiano rimaneva indietro incantato, sicché era poi costretto a correre per raggiungere gli altri, ed immancabilmente incominciava con la zampa destra anziché con la sinistra».[3]
Nonostante il contenuto del libro si contrapponga all’irreggimentazione della gioventù da parte del partito fascista, la Storia del gallo Sebastiano è pubblicata dalla Garzanti su interessamento di Benedetto Croce, il quale inoltre consiglia Ada Prospero Gobetti di non firmare col proprio nome il libro ma di usare uno pseudonimo, Margutte.
Il volume è illustrato dal secondo marito di Ada, Ettore Marchesini.
Il nome dell’antieroe del Pulci viene nobilitato da Ada che in quegli anni (1940- 1943) trasforma la sua casa in luogo di ritrovo di molti intellettuali antifascisti.

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Ada Prospero partigiana

Ada Prospero dopo l’8 settembre 1943, con il figlio Paolo Gobetti, entra nella Resistenza, costituendo un primo nucleo di partigiani nella borgata Cordola di Meana di Susa e mantenendo i collegamenti tra Torino e le formazioni Giustizia e Libertà operanti in Val Susa e nei vari centri del Piemonte. Promuove anche i Gruppi di difesa della donna insieme a Lina Fibbi e Pina Palumbo, occupandosi di coordinare un’azione clandestina di aiuto alla guerra partigiana ed auspicando un impegno politico delle donne. Dalle drammatiche esperienze di questi anni nasce il Diario Partigiano, pubblicato da Einaudi la prima volta nel 1956.

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Ada Prospero nei giorni successivi alla Liberazione di Torino

Nel dopoguerra riprende l’insegnamento, il lavoro di traduttrice, gli interessi pedagogici e nel 1961 insieme al figlio Paolo e la nuora Carla Nosengo costituisce il Centro Studi Piero Gobetti che raccoglie l’archivio di famiglia e le riviste che Piero e Ada hanno promosso negli anni della loro giovinezza.
Ada Prospero muore a Torino il 14 marzo 1968.

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Ada Prospero nel 1968

Note
[1] Cfr. Alessandrone Perona Ersilia (a cura), Piero e Ada Gobetti – Nella tua breve esistenza : lettere 1918-1926, Torino, pag. 679.
[2] Cfr. Margutte, Il gallo Sebastiano, Milano, 1940, pag. 32.
[3] Idem, pag. 60.

Alano Jomarie, Ada Gobetti e la sua “vita di Resistenza”
Taricone Fiorenza, Piero e Ada Gobetti un lascito politico
Ada Marchesini Gobetti. L’abitudine all’azione